Acque Scure

Roberto ama nuotare, adora il mare con i suoi fondali cristallini. 

Ogni volta riceve sensazioni differenti, ma tutte riconducibili ad un generale senso di pace e serenità. I piccoli particolari che riesce a cogliere osservando ciò che il mare cela sotto la sua superficie, gli donano un appagamento senza pari…piccoli regali sempre diversi che gli concedono una straordinaria esperienza sensoriale. 

E’ estate e Roberto riceve una lettera da uno zio che abita in una piccola valle ai piedi delle montagne. 

E’ un invito. 

Ora deve fare una scelta. Se decide di andarlo a trovare dovrà rinunciare, almeno per quella volta, alla sua passione per il mare. E’ titubante perché, seppur amante della natura, non si trova a suo agio in contesti montani…ma è altrettanto vero che potrebbe essere una delle poche occasioni (se non l’unica) di rivedere uno dei pochi parenti stretti rimasti e che non vede da tanto tempo. 

La scelta è fra la passione un po’ egoistica e l’affetto. Roberto decide per quest’ultimo. 

Il viaggio è breve e non particolarmente stancante. Giunto a destinazione, si guarda intorno. Le montagne con le punte innevate anche in contesto estivo, le morbide e ordinate distese di prati verdi…e un lago. Anche qui Roberto ritrova l’elemento che lo rapisce e lo ipnotizza. 

Prima di recarsi a casa dello zio, si avvicina a una banchina per osservare il lago da vicino. L’acqua non è cristallina come è abituato a vedere, il fondale si nasconde e non regala indizi sui suoi segreti. 

Nel frattempo lo zio lo raggiunge sulla banchina. I due si salutano con calore e affetto e rimangono entrambi ad osservare…in silenzio. Poi Roberto si rivolge allo zio…”non mi avevi mai parlato di questo lago”. “In effetti non te ne ho mai parlato perché se non esistesse sarebbe meglio”. Roberto non comprende il motivo di tale affermazione…”perché dici questo ? E’ solo un lago…e impreziosisce il luogo splendido in cui vivi”.

Lo zio non risponde e si allontana. “Ci vediamo più tardi…fermati a riflettere tutto il tempo che vuoi”, aggiunge. 

Roberto continua a fissare il lago e la sua scura distesa d’acqua, come un drappo che vuole nascondere chissà quali oscuri misteri. Mentre è immerso nei suoi pensieri e nella contemplazione di ciò che ha davanti a sé, Roberto nota che in un punto ben preciso, l’acqua del lago, solitamente calma, ha delle piccole increspature…come se piccole folate di vento ne agitassero la superficie. 

E’ incuriosito…poi sente delle grida…sembrano chiedere aiuto. Nel frattempo il cielo si è coperto di nuvole, rendendo ancora più scura e inquietante la distesa d’acqua che Roberto sta osservando ormai da diverso tempo. Le urla continuano, ma non si riesce a distinguere chi sia a gridare…né sembra esserci qualcuno a fare il bagno nel lago. “Forse qualcuno sta annegando…magari è entrato in acqua prima che arrivassi”, pensa Roberto. 

E decide di tuffarsi per andare a vedere. 

Si spoglia, sente freddo in quel contesto naturale così distante dalle spiagge calde e assolate a cui è abituato. Ma è deciso ad andare a vedere se non ci sia qualcuno in difficoltà. Una volta entrato in contatto con la gelida acqua del lago, si blocca per qualche istante…come se non avesse la forza di proseguire. Continua a sentire le grida…ma non vede altro. Inizia a nuotare faticosamente per raggiungere il punto dal quale sembrano provenire le urla…ma una volta giunto non vede nulla e le grida cessano. 

Resta solo l’increspatura della superficie dell’acqua che, ora, lo circonda totalmente. Si immerge per qualche istante, ma l’oscurità del fondale non consente di vedere nulla. Decide di tornare sulla banchina…ma sente che qualcosa lo trattiene. Come se la gamba fosse stretta in una morsa. Cerca di divincolarsi ma non ci riesce…si agita. Poi, finalmente, riesce a liberarsi e, con veloci bracciate, a raggiungere la banchina.

Esce dall’acqua, raccoglie i suoi vestiti e senza indossarli raggiunge di corsa la casa dello zio. Trova la porta aperta e decide di entrare. 

Non vede nessuno. 

Prova a chiamare ma non riceve risposta. Dello zio non sembra esserci traccia. Nel frattempo le nuvole si sono diradate ed è tornato il sole. Così caldo da smorzare immediatamente la sensazione gelata che aveva accompagnato Roberto dal momento del contatto con le acque del lago. 

Poi una mano appoggiata alla sua spalla lo fa girare di scatto…spaventato. E’ lo zio, che lo guarda sorridendo…”è tutto finito…per ora”. “In che senso ?”…domanda Roberto. “Ricordi quando ti ho detto che se questo lago non esistesse sarebbe meglio ? Bene, tutti gli anni questo luogo chiede una prova di coraggio, un tributo, la rinuncia al proprio umano egoismo…affinchè ne rimanga intatta la bellezza”…poi aggiunge…”ma non tutti riescono a rinunciare…e accadono cose spiacevoli…mi capisci ? 

Guardalo ora, osserva con attenzione, non ti rendi conto che qualcosa è cambiato ?”. Roberto allunga lo sguardo e nota che le acque del lago da scure sono diventate azzurre con sfumature verdi. Uno splendido spettacolo come non aveva mai visto. “Ma di chi erano le grida ?”…domanda Roberto…”erano le grida di dolore della natura”…risponde lo zio…”che ora chiede un tributo all’uomo per preservare le proprie meraviglie. E il prossimo, dopo di te, al quale lo chiederà…sarà il sottoscritto. Che non ha ancora deciso di rinunciare al suo di egoismo”.

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Commenti

  1. Raffaele Sesti

    Storia scritta bene, piuttosto scorrevole e ritmica. Forse è la storia che non convince molto, un po’ poco strutturata con un finale troppo tagliato. Ma limato qualche spigolo, ci siamo. Alla prossima lettura..