Addio

Serie: L'imperatore dei Mari


La cera della candela era quasi completamente sciolta, ridotta a un piccolo pezzo concavo con al suo centro lo stoppino immerso nel liquido denso. Sei l’aveva tenuta accesa per tutta la notte mentre, sdraiato per l’ultima volta su quel pagliericcio, mirava la bandiera in attesa di un altro segno.

Tre bussò alla porta, Sei lo fece entrare. Il silenzio era il protagonista indiscusso di quel tragico momento. L’Incappucciato addetto alla guardia prese l’orinale buttandolo dentro il grande secchio, raccolse la veste da notte, inutilizzata, si avvicinò all’ormai ex confratello, gli sciolse il cordone e gli fece cenno di togliersi il saio. Lo strappò via dalle mani di Sei e voltandosi lasciò la porta aperta.

Sei prese la bandiera, fece un nodo intorno al collo e la lasciò cadere sulle spalle. Nudo, seguì Tre nella sveglia del resto della confraternita. Nessuno aveva più chiuso occhio dopo la comparsa di Xenxo e senza nemmeno voltarsi verso Sei, continuarono la loro muta processione verso la sala dei pasti.

Sul tavolo solo la piccola borsa di pelle e gli zoccoli in legno, ormai troppo piccoli per lui, con cui Sei era approdato al fortino diversi anni prima. Il ragazzo vide il resto dei confratelli indaffarati nella preparazione della loro colazione, in religioso silenzio, la girandola quella mattina non si era ancora spostata. Afferrò il piccolo bagaglio e lo aprì; al suo interno trovò una maglia senape ricamata con disegni floreali verdi e oro, un paio di calzoncini marroni fatti di un tessuto che Sei non aveva mai visto, e degli zoccoli in legno. In fondo giaceva un foglio.

Sei lanciò un ultimo sguardo verso gli Incappucciati, raggiunse l’uscio, si sedette sull’unico gradone, indossò la maglia, che gli arrivava fino al bacino, le larghe maniche la rendevano confortevole; poi passò ai calzoncini e infine indossò le calzature. Poggiò i piedi sul muschio viscido, mise la bandiera dentro la sua borsa e s’incamminò verso la scala intagliata nella roccia. Raggiunto il pelo dell’acqua, fece un sospiro e pensò: “Ormai è fatta, andiamo.”

Il ragazzo raggiunse a nuoto la spiaggia. Il contatto con l’aria gli fece venire la pelle d’oca, prese la bandiera per potersi coprire, con la vana speranza di trovare un conforto calorifico, ma anch’essa era tutta bagnata; la ricacciò nel baglio e dopo qualche secondo sentì una voce ovattata, sembrava venisse da lontano. Sei si voltò istintivamente verso il faraglione, sperava in un cenno, un saluto, ma nessuno dei suoi mentori era in cima a guardarlo andare via.

Sei pensò che avesse immaginato tutto, iniziò a riflettere se quello fosse veramente ciò di cui bisognava, se veramente volesse intraprendere quel cammino, si buttò sulla spiaggia con le spalle sulla sabbia e sentì nuovamente una voce, sembrava un lamento questa volta. Si mise seduto e portò la borsa in cuoio tra le gambe, la aprì e osservò il teschio stropicciato.

«Ti sembra il modo?»

Sei saltò in aria dalla sorpresa e dallo spavento, non si sarebbe mai immaginato che quella bandiera potesse parlare; il teschio era cucito sullo sfondo nero ed era in grado di aprire e chiudere la bocca.

«Sono stato chiuso per secoli in quel baule per finire in una borsa? Per di più bagnato fradicio.» Protestò il pezzo di stoffa esibendosi in uno starnuto.

«Tu parli?»

«Certo che parlo. Cosa credi che ti abbia strizzato l’occhio a fare? Quei mascherati aveano un’aura pessima, solo la tua era discretamente accettabile, e di fatti non mi sbagliavo, sei riuscito a liberarmi.»

«Non ci posso credere.»

«Non devi credere a un bel niente ragazzo, è così. Punto e basta, un dato di fatto.»

«Incredibile, una bandiera parlante. Magia aveva ragione, il mio destino era legato al baule, chissà quanto pagheranno per averti.»

«Pagare? Per cosa mi hai scambiato, pusillanime di un babbeo moccioso.»

«Io non ho nemmeno una Nicula con me, dovrò pur guadagnare qualcosa per iniziare il mio cammino.»

«Ma di che cosa stiamo parlando? Poi non mi piace quell’altra parola che hai detto.»

«Quale parola?»

«Quella con la M.»

«Non ti seguo, bandiera magica.»

«Ecco lo hai rifatto, non dire quella parola.» Gli occhi della bandiera assunsero una forma preoccupata.

«Ma perché mai, scusa?»

«Perché quella M. deve starmi lontano, mi ha rovinato.»

«Magia?»

«Ma allora mi vuoi torturare! Riportami nel baule, è meglio.»

«No, spiegami.»

«Ma non ti spiego un bel niente, vuoi vendermi come chissà quale oggetto di grande valore a causa della mia maledizione e dovrei anche stare qui a perdere tempo in racconti dimenticati persino dal tempo stesso?»

« Fai come vuoi, andiamo al mercato, troverò sicuro qualcuno disposto ad acquistarti.»

«Fermati, maledetto.»

«Cosa c’è adesso.»

«E va bene, ti racconto tutto.»

«Sono tutto orecchie.»

«Io ero, tanti secoli fa, il vessillo di un famoso pirata, che per un motivo o per un altro aveva avuto la malsana idea di mettersi contro il Governo. Un giorno, il truce capitano pirata fu sopraffatto dalle forze opposte, che lo arrestarono e lo condannarono a morte. Il giorno della sua decapitazione doveva essere un giorno speciale, perché nello stesso momento avrebbero perso la vita, insieme a lui, altri fuorilegge sulle cui teste pendevano delle taglie giganti: “Il trionfo della Giustizia” gridavano i portatori di notizie dell’epoca. Quando il boia si presentò sul patibolo con la sua enorme ascia bipenne, uno dei condannati urlò: “Non ci avete fatto esprimere l’ultimo desiderio! Questo va contro ogni legge e moralità.”

«Il Governatore, che era presente all’esecuzione, si alzò dalla sua seduta e fece cenno di farlo parlare. Il condannato quindi disse: “Il mio desiderio è quello di scontare la mia pena in mare aperto, oltre le acque conosciute, in balia della fine del mondo conosciuto, del mistero e della morte stessa, se questo è il mio destino morirò ugualmente, e voi non vi macchierete le mani con il sangue di un fuorilegge.” Il resto dei condannati colse l’occasione al volo ed espressero lo stesso desiderio. Il Governatore si lisciò la faccia priva di qualsiasi pelo, sistemò il suo elegante vestito e diede il benestare. I prigionieri furono portati sulla mia nave, e del pirata, furono legati all’albero maestro, furono issate le vele e fu tolta l’ancora, così la nave, sospinta dal vento prese il largo in balia delle onde. Per loro fortuna la traversata non durò molto e il mondo non finiva come si pensasse; la nave continuò a navigare per diverse leghe fino al raggiungimento di una spiaggia. Alcuni uomini, vestiti con lunghi abiti fino ai piedi salirono a bordo, notarono i corpi svenuti, disidrati, prossimi alla morte. Curiosi, mi lanciarono un incantesimo: di colpo riuscii a parlare e assunsi i ricordi dal momento della mia cucitura fino all’approdo in quel nuovo mondo.»

«Ma è una storia entusiasmante.»

«Non lo è per nulla! Non hai nemmeno idea delle pene che ho dovuto passare e sopportare, la vita eterna, non è di certo un dono, è una maledizione.»

«Staremo a vedere. Anche io ne sono stato condannato.» Sei iniziò a raccontare tutto quello che gli era successo prima di diventare un Incappucciato.

«Bene, vedi? Siamo condannati, prigionieri del nostro stato. Non ci posso credere.»

«Ho deciso: tu sarai il primo membro del mio equipaggio.»

«Equipaggio? Ma ti sei impazzito?»

«No, il tuo vecchio padrone aveva ragione, il Governo mondiale non può fare quello che vuole e come vuole, ha invaso le nostre terre e va rispedito indietro.»

«Non potresti, per favore, riportarmi indietro? In fondo non si stava poi così male in mezzo alla polvere, immerso nel buio.»

«No! È deciso. Tu sarai la bandiera dell’Imperatore dei Mari e ti faccio anche una promessa: metterò fine alla tua maledizione, farò in modo di farti avere un corpo, così potrai morire per come desideri.»

«Ma non prendermi in giro, giovanotto, è una cosa al quanto ridicola.»

«Ti assicuro che un metodo esiste, l’ho studiato al fortino.»

«Non dirmi che sei un mago anche tu, ti prego.»

«No. Fidati di me. Hai un nome?»

«Jolly Roger.» Rispose fiero il teschio.

«Bene Jolly, io sono Sei. Adesso dobbiamo andare al mercato.»

«Ma che razza di nome è?»

Il ragazzo, senza dare nessuna risposta, ripiegò con cura la bandiera rivolgendo il teschio verso l’alto, indossò la sua borsa di cuoio e iniziò a ciondolare sulla sabbia.

Serie: L'imperatore dei Mari


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa, Fantasy

Discussioni

  1. Mi piace l’evoluzione della storia, Sei ha già trovato un compagno di viaggio! Voglio assolutamente comprendere come esaudirà la promessa fatta a Jolly Roger, ottenere un corpo per lui non mi sembra cosa facile se, come ho inteso, non vuole fare uso della magia