Affittoh!
Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari
- Episodio 1: “Adrianaaaaa!”
- Episodio 2: Temi tu la morte?
- Episodio 3: Una serie di sfortunati tentativi.
- Episodio 4: Ivan, il capo del gabinetto.
- Episodio 5: C’è gente che dormono!”
- Episodio 6: il caffè non si nega.
- Episodio 7: L’haboob di caffé nero nerissimo
- Episodio 8: Per il buon nome del caffè.
- Episodio 9: Ti presento Vapor.
- Episodio 10: Conversione all’ a-tè-ismo.
- Episodio 1: L’arrivo di Hippie Jackson
- Episodio 2: Il ritorno dell’affittuaria.
- Episodio 3: La mazza-prosciutto.
- Episodio 4: Per la fragranza della carne, io ti espello!
- Episodio 5: Tutti devono pagare.
- Episodio 6: L’ultimo tè
- Episodio 7: La satanclette
- Episodio 8: Beata Stupidità
- Episodio 9: Il lupo perde le p***e ma non il vizio
- Episodio 10: Chi muore si rivede.
- Episodio 1: La liberazione
- Episodio 2: Pagate per i vostri peccati!
- Episodio 3: Affittoh!
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Pioggia battente lo bagnava picchiettando sulla sua testa maggiormente sgombra. Le terga fradice appoggiate su una panchina di marmo; e, davanti ai suoi occhi, le fredde lastre di pietra delle due persone più importanti della sua vita: sua moglie e la sua “amatissima” portinaia.
L’inebriante peccato dell’euforia si impossessò di Eugenio alla vista di quella tomba, che nella sua mente rappresentava la fine dei suoi supplizi, in materia del vil denaro. Proprio in preda a tale sentimento cominciò a ballare spensieratamente sulla tomba, un ballo polinesiano così sgraziato da mettere tristezza al solo averlo nella visuale periferica. Ma un tale sacrilegio non poteva restare impunito.
Sì udì un profondo abbiare, che lo destò dal suo stato di trance. Lontana, l’ombra del suo cane si avvicinava, una sagoma di inquietudine e sentenza. La voce di esso, pari a quello della Morte stessa, gli parlò:
— Woof Non hai pagato l’affitto! Ed ora pagherai… pagherai… pagherai…! —
Una mano raggrinzita e marcia sortì dal terreno. Capelli rossi, le unghie lunghe, quella camicia a fiori, non poteva combattere contro Adriana. Come la vide un grido di dolore sorse spontaneo dalla sua bocca, il nome di sua moglie rimbombò nel sogno.
Anche il sublime corpo putrido di Maria sortì gorgogliando: — Affittoh! —
Fu come il richiamo di Hippie Jackson nella sua canzone prediletta. Gli zombie erano sadici nei loro sudici sorrisi mentre si aggrappavano al terreno mormorando la parola maledetta: affitto…! affitto!
Eugenio, ormai nel panico, si voltò per sfuggire a quell’orda dell’oltretomba, ma con suo enorme scompenso cardiaco, sull’altro lato c’era qualcosa di peggio dei morti viventi: una legione di barbieri, armati di rasoi, schiuma, dopo-barba al profumo di rose e baffi arricciati, dondolava minacciosamente verso di lui. Sghignazzando per la soddisfazione di ripulire quel volto da quel nido irto di pidocchi che si portava sul mento.
Si trovò davanti ad una forte indecisione, quella sul suo destino, che aveva fin troppo rimandato. Doveva decidere cosa era più sacrificabile tra la sua virilità ed il rispetto per un centauro, o l’enorme tortura della lenta morte perpetrata dalla leggiadra portinaia e dalla sua Satanclette.
Fu una scelta sofferta, ma alla fine convenne che, a malincuore, la virilità era un prezzo decente per evitare la morte più dolorosa mai perpetrata ad essere umano e si gettò in mezzo ai barbieri con un volo d’angelo; non calcolando che la sua mole avrebbe schiacciato un buon numero di essi.
Mani unte e piene di schiuma si avventarono sulla sua povera barba indifesa, decine e decine di rasoi si aprirono pronti per tosare il toro sdraiato. Ma la donna, per interrompere lo scempio, si erse, molto più alta, giovane e minacciosa in tutta la sua magnificenza, con un’ascia di un metro.
— Ora ti raso io! — Tuonò innalzando ritualmente la scure con le sue soffici dita affilate e lisce. — Io accetterò tutti gli evasori fiscali! —
Eugenio si svegliò di soprassalto, sudato come un mammut nel deserto del Sahara, con il cuore in gola come se dovesse vomitarlo sulle lenzuola. Davanti a lui l’armadio era aperto e l’anziana si rotolava nell’aria dalle dolci risate, dopotutto, le evasioni fiscali devono essere punite.
— Allora mi ascolti! Sono un uomo già morto, non ho paura di morire un’altra volta per causa sua, brutta Te**me. La morte è mia alleata!–
— Balle! — indignò la Maria.
— Lo chieda al suo inviato! Sono morto già tre volte e sono risorto!–
— Di cosa stai parlando? Groviera!–
Eugenio si premurò di spiegare la sua paradossale situazione vennero ascoltate dalla cara Maria che, per avere una prova dell’onestà di Eugenio, propose una verifica:
–ah davvero? allora, adesso io ti ammazzo una quarta volta, se ritorni in vita ti darò ragione! —
Cosa che, a me medesimo, parve giusta. Maria, grazie al suo carisma e le sue armi, convinse Sony a mettere Tre Anime Pe Te di Gigi D’epresso. la nenia del cantautore risuonò stridente per tutta la casa, la sua voce sonora pompò dalle casse, minò le orecchie di Eugenio. La canzone romanticamente tragica nell’aspirante dialetto napoletano distrusse la salute mentale già incrinata, in mille pezzi, finché il nostro disgraziato protagonista non si trovò prostrato tra le lacrime di dolore per la morte della dolce Adriana e con un forte desiderio di mettere fine alle proprie sofferenze una quarta volta. Dalla toilette una voce prepotentemente russa urlò di pazzia:
— Ah! Perché a me?! io soffrire! mio povero naso! spezzato da cuore in pugno di donna. Io avrebbi amare Adriana e lei spezzato mia virilità! io affogherò me in tazza di cesso adesso! non sopportare più mia vista! —
Dalla cucina una voce anziana echeggiò:
— Non mi parlare di tazze! Dopo aver spacciato all’America il più stupefacente caffè arabico durante il proibizionismo. Io! il più grande pioniere del buon caffè amaro svenduto da una brodaglia di gente ignorante e senza buon gusto. Disconosciuto, dimenticato, e macinato come un qualsiasi spacciatore di cocaina —
Dal televisore, in concomitanza della musica, si mostrarono delle immagini in cui una ragazzina di colore albina, mostra un test di gravidanza ad un giovane uomo. Dopo aver posato lo sguardo su di esso, lui fuggì mentre la ragazzina, in lacrime, si sbracciava per rincorrerlo a rallentatore. A quel punto, il televisore cominciò un concerto hardmetal di scintille ed interferenze, come se fosse in procinto di provocarsi un corto circuito.
Tutto ciò provocò l’immediata venuta del delegato della Morte allo scopo di impedire un attentato terror-tristico.
Solo una sola donna non risentiva di cotanta depressione: il suo volto, forgiato dalle battaglie contro gli Alleati e gli evasori fiscali, non mostrò alcun segno di vil’ debolezza, rimanendo monumentale nella mia memoria.
— Signora — tuonò il delegato della morte — devo avvisarla che tale autore è stato bandito nell’aldilà e nell’aldiqua da quando è uscito il primo album. L’aldilà è già abbastanza sovraffollata senza che ci si metta Gigi a riempirla ulteriormente. Se sento di nuovo queste note sarò costretta a segregarla definitivamente nel suo armadio, senza possibilità di recessione —
La donna, vista la sua notevole intelligenza, accordò al delegato della Morte le sue motivazioni.
— Quest’uomo abita abusivamente nel MIO appartamento da ANNI! Pretendo ed ho il diritto di occuparmene come meglio credo in quanto proprietaria stabile dello stabile! Quindi si levi di torno e mi lasci fare —
Eugenio, ironicamente, pregò la Morte di fermarla.
— Non glielo permetta! Non voglio morire… non all’infinito e non per Gigi D’epresso! —
Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari
- Episodio 1: La liberazione
- Episodio 2: Pagate per i vostri peccati!
- Episodio 3: Affittoh!
Come sempre ironico e tagliente.
Una curiosità
La parola parzialmente secretate è tegame?!
Lo domando perché è una forma idiomatica tipica ed esclusiva della città storicamente cugina della mia, ovvero Livorno
si, è Tegame! ci è scappata una livornesata. questa è una storia di anziani, scritta da giovani livornesi ambientata in molise. XD