Agè Dangeroux

Niente da dire contro i medici, gente grandiosa: prima quando si aveva una puntura di zanzara ci si grattava, oggi ci possono prescrivere dodici pomate diverse e nessuna serve. 

Sofia si stringeva nel suo giacchetto di eco-pelle nero con su una scritta sbrilluccicosa in strasse “Generation Z” sul retro, cercando riparo dalla leggera brezza serale pre-autunnale.

Si scaldava dondolandosi al ritmo del flow sincopato di “Bag U Blunt” su una panchina graffiata di graffiti (graffitata) indossando cuffie multicolori pandan con le basket asics femme fluo.

 Era in osservazione  di un gruppo di “Uomini e Donne” fuori dal “Locusta” un risto-pub per i nostalgici dei ’90,. Allo spettacolo poco decente ai suoi occhi mancava solo quella “lella” di Maria de Philippis con i baffuti consigli per gli acquisti, sbuffava tra sé.

Le loro grasse e grosse risate ed i loro volti itterosi e sfatti illuminati dalla luce gialla che filtrava dal locale la disturbavano.

C’era qualcosa di volgare in quella scena, un’energia stantia, negativa da finta allegra brigata che le faceva rizzare  la cresta sulla nuca coperta dal cappuccio di ordinanza di una sciatta felpa adidash. 

Stava per andarsene, voleva abbandonare quella scena sfatta come un letto nell’oziosa mattinata domenicale ma una frase, lanciata al vento da uno di quei personaggi attempati, la fece fermare. “I giovani di oggi non sanno piu divertirsi come facevamo noi”. Aveva trattenuto qualche sfondone, scuotendo la testa. Sofia stringeva i pugni e con un moto post-emopunk iconoclasta sputò per terra, in direzione di quella combriccola di attempati rimastoni baby boomers.

Mentre stava per levare le tende cominciò ad intonare un verso per una potenziale hit da condividere con i suoi a-social-friends: “I vecchi puzzano di morte”  scrutando la comitiva fuori dal locale. “Sono come frutta marcia, pronti a cadere dall’albero.” “Sono locuste mangiate da vermi, la-la-la-la”

Non riusciva a smettere di riflettere su quanto quegli anzia-noiosi dovessero spendere al giorno per nascondere quell’olezzo mortifero ed i solchi sul derma. Portafogli gondi di ricevute per oli essenziali, profumi, guanto anti-scrub, body sculpting, Rejuvenating Power, Cryo Facial Hydrashine, Luxury Cryolift, Longevity Silk Experience, Fotobiomodulazione, Ultrashape, Tone & Cellulite, UltraTone & Muscle, Cryoslim, Collagen Boost, creme e gel anti-agè di ogni tipo and co. E servizio beauty-funeral, cremazione con restituzione di una candela profumata all’incenso All Inclusive.

Il business della longevità per farsi belli anche e soprattutto post-mortem. “La morte ti fa bella” ma [ la vita a farti brutta.

Sempre in ordine, composti e dignitosi, occultando sistematicamente le falciate sul corpo della Mietitrice in Nero. E tutta questa spesa, questo investimento è sempre sola andata, a perdere. Anzi è proporzionale all’angoscioso ed irreversibile avanzare della “vecchitudine”. Forse Sofia non aveva mai avvertito tanta desolata decadenza come quella sera, su quella panchina setacciando una sola comitiva di adulti, neanche quando qualcuno tra la folla le aveva sottratto la bandana di Kazhuito Kosaka alias “Pikotaro” che aveva conquistato mantenendo per dodici ore consecutive la sua postazione sotto il palco.

Cosi mentre montava il suo monopattino osservava le foglie cadere dagli alberi. I boomers lo chiamano “foliage” come se rendere piu soft un termine ne cambiasse il senso. Il cielo era grigio e minaccioso, come i suoi pensieri. Ancora una volta il suo mestruo mentale ed esistenziale aveva prevalso. Quei tipi fuori dal “Locusta” potevano essere i suoi genitori che si stavano concedendo un boomer-strappo alla vita agra di tutti i giorni.

 Si sentiva come una foglia anch’essa, destinata a cadere e a marcire. Avrebbe voluto salvare quella gente, fargli capire che erano putrescenze ghignanti, ma soprattutto quella sera fu epocale perchè fece a se stessa una solenne promessa: “Non mi vedrete mai in quelle condizioni, in una cazzo di sera pre-autunnale fra 30 annii. Mai!”

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Discussioni

  1. Agè Dangeroux, da tuo lettore direi che il titolo te lo hanno ispirato i CCCP. In ogni caso, lo siamo? Probabilmente sì.
    C’è tanta roba in questo tuo breve racconto. Mi vengono fuori citazioni e riflessioni che a scriverle tutte ci si potrebbe fare un librick a sua volta… Chissà.
    Fermandomi all’estrema sintesi direi che noi della generazione X siamo una massa di rincoglioniti. Poi è il perché che diventa un discorso ampio.

    1. Francesco, è sempre un piacere trovare nei commenti le tue riflessioni azzeccatissime e pressoché intercambiabili con le mie. Noi schiacciati tra i boomers e la Generation Z. Sicuramente CCCP e l’Age d’Or di Bunuel? Vedi la vecchiaia…:)

    2. Rispondo qui a @HugoBandannas perché mi piacerebbe continuare il discorso di Francesco. Forse non è solo il ‘perché’ da capire, ma anche il ‘come’. Come ci si arriva? Perché poi, alla fine, ci si arriva tutti, anche le nuove generazioni ci cadranno in quella buca. Bravo Hugo, molti spunti di riflessione fra le tue iperboli pazzesche

      1. Cristiana,
        Sono lieto che le mie iperboli iper-realiste ma neanche troppo…siano di tuo gradimento. Personalmente mi pare che si sappia invecchiare sempre meno, rispetto alle generazioni dei nostri nonni. Come se non si riuscisse a farsi da parte per cause naturali. Poi se è pur vero che si campa di più è a che vero che in proporzione ad aumentare è la quarta età . Le nuove leve sono è saranno immuni alla vecchiaia. Sono tempi strani, di Rivelazione, di escatologia ma trovo tutto questo oltremodo eccitante.

      2. Con piacere, Cristiana. Mi butto su quel discorso ampio allora 🙂
        Ricordiamo a chi ci legge che per “Generazione X” si intendono i nati tra il 1965 e il 1980.

        I genitori della Generazione X hanno fatto le lotte sindacali e per i diritti civili, hanno portato il femminismo nelle piazze. Quei giovani di allora hanno creato il movimento del Sessantotto e la cultura hippie, con i suoi messaggi di pacifismo ed ecologismo che entrarono nella politica di tanti partiti. Hanno creato il punk e nuovi modi di fare musica e letteratura. Insomma, hanno smosso parecchio le acque. Sempre da giovani hanno poi vissuto il boom economico.
        Questi nostri genitori hanno poi messo su famiglia, ma era un modo nuovo di intendere la famiglia, diverso da quello che, in maniera grossomodo immutata, era sempre stato. Una maniera nuova di intendere la famiglia alla quale quei ragazzi di allora non erano preparati. Moltissime donne sono andate a lavorare invece di fare le casalinghe come le loro madri e le loro nonne, e noi bambini siamo cresciuti in un modo radicalmente diverso dal loro: dai nonni o con la baby sitter, sempre davanti gli innumerevoli cartoni animati che le nascenti tv private ci propinavano. La mamma vedeva i suoi figli durante la pausa pranzo (che in Sicilia è lunga, al nord forse non c’era nemmeno quella possibilità) e poi la sera, prima di metterli a letto. La mancanza è stata inconsciamente appagata tramite i numerosi giocattoli che la pubblicità ci sbatteva davanti e il discreto benessere ci permetteva di essere accontentati più o meno in tutto.
        Vedi, io sono convinto che noi della generazione X avremmo avuto bisogno un poo’ tutti di uno psicologo dell’infanzia o dell’adolescenza perché “qualcosina che non va” ce la portiamo dentro tutti. I nostri genitori pero’ non hanno saputo vedere né comprendere il disagio che noi bambini di allora covavamo, perché come ho scritto prima erano impreparati… insomma loro sono stati le cavie di un nuovo modo di essere genitori: potevano darci tutto quello che loro non avevano avuto e lo hanno fatto, ma non avevano l’equilibrio che serviva per educarci alla vita come hanno fatto i nostri nonni con loro.
        Siamo cresciuti senza la necessità di lottare per qualcosa, senza ideologie alle quali aggrapparci. I nostri genitori miravano a una vita migliore, noi miravamo a metterci i soldi in tasca e stop. Abbiamo fatto prevalere l’individualismo, ci siamo accontentati del “piatto di pasta” e ci siamo fatti togliere quello che i nostri genitori avevano conquistato.
        “A che serve studiare? A niente.” Quante volte lo abbiamo detto o sentito dire ai nostri amici? I vari Salvini, Meloni e Renzi (presi come esempio di politici impreparati) non cadono dal cielo, sono il prodotto della società, quelli là siamo noi.

        Ora, se noi, come ho scritto, siamo dei rincoglioniti, cosa pretendiamo di dare ai nostri figli? Questi ragazzi stanno cercando faticosamente di riparare il mondo che gli abbiamo dato, ma sono persi perché non hanno i giusti punti di riferimento come non li abbiamo avuti noi. Se i ragazzi di oggi sono nella merda (scusate il francesismo) è colpa nostra ed è giusto che ci vedano come la protagonista del racconto di Hugo

        1. Sollevo la falda del cappello quasi inchinandomi di fronte alle tue parole. Ho ripensato ai miei genitori e alla nostra quotidianità, così simile a qualsiasi altra storia italiana di quel periodo ‘d’oro’, quello delle TV di Berlusconi che sbrilluccicavano di ipocrisia e falsità. E noi dentro, con testa e piedi, tutto al completo. La spensieratezza, i soldi facili, i mille lavoretti in nero. E di questo siamo il frutto. E quanto è vero che i miei e i nostri figli sono nella merda e noi inadeguati a insegnare loro come se ne esce. Tanto, tantissimo di cui riflettere. Grazie

        2. Chapeau, analisi impeccabile. La satririasi Supergiovanilista berlusconiana con tutto il suo corollario di vallettopoli, escort and Co. ci hanno consegnato una generazione Boomers di rincoglioniti incentrati ancora sul culto dell’ego fuori tempo massimo con rischio di comportamenti patetici e non consoni a quella età (nati tra il ’46 ed il ’64). Su scala planetaria il discorso è piu amplio ed articolato ma la sostanza resta l’esacerbante post società dell’immagine di Debordiana e debordata memoria con cui tutti oggi bene o male dobbiamo fare i conti. Sempre Debord affermava che anche la Rivoluzione ha bisogno della propria estetica. Nonostante il body positive oggi personaggi misantropi, solitari, lunatici, eccentrici, fuori dal tritacarne mainstream non potrebbero esistere in qualsiasi campo dal politico all’artistico etc.
          Grazie a @cristiana per aver ri-animato questa discussione “generazionale”.

  2. Tra racconto e colonna sonora finale: aspetta un attimo che vado a spararmi.
    Fatto questo, hai messo con arte il dito sulla piaga: cosa pensano di noi quando ci guardano?
    Il fatto che noi ci sentissimo più fighi dei nostri genitori, non vuol dire che abbiamo elementi per pensare la stessa cosa nei riguardi dei nostri discendenti. Questo è quello che ho letto in quello che hai scritto. E complimenti per il mosaico che ne è uscito.

    1. Francesca, quando ero pischello e vedevo degli attempati alticci e biascicanti post celebrazioni o anniversari o strappi alla routine mi veniva quella nausea artaudiana più che sartriana sull’essere umano: ‘Laddove c’è puzza di merda li c’è un uomo”, cito a memoria, poi edulcorata da Roth. Oggi sono io quell’essere bavoso, biascicante, avvinazzato che si illude di potersi preservare dalla decadenza e decomposizione in vita con una formaldeide alcalinica:)

  3. Qui di grottesco non c’è nulla. È un monologo interiore che segue i pensieri di una (post-?)adolescente di un realismo che fa male. Sembra il risultato di una tomografia assiale stereomagica operata sul cranio di una diciassettenne come ce ne sono ovunque, e non dico perché lo so così bene perché sono fatti personali. Sei stato chirurgico e telepatico. E tanto bravo.

        1. Giancarlo, rispondo qui al tuo post di cui sotto. Credo che ci sia da fare una distinzione sostanziale. Per la ns generazione, l’esperienza e l’esperibile, le vicende su cui si basa una narrazione/biografia avevano quasi totalmente a che fare con la Realtà. Adesso la realtà è Realtà + Virtuale, non si può prescindere da questo concetto e probabilmente non tornerà mai piu ad essere Realtà cosi come la conoscevamo/esperivamo noi, ma anzi sta viaggiando a tutta forza verso una quasi totale Virtualità.

  4. C’è del racconto nella tua amarezza. Ti rispondo citando il Banco: “Cambia tutto e non cambia niente lo sperma vecchio dei padri”. Sarà sempre una guerriglia tra chi arriva e chi c’è già stato ma a volte basta poco per manifestare la meraviglia della comprensione. Bella picconata comunque. Ti stimo. Ti aspetto al varco.

    1. Banco e sto! Ma il divario tra generazione aumenta inesorabilmente. Le nostre generazione fanno piu soliloqui con i propri fantasmi che approcci o dialoghi con i SuperGGGiovani! Forse che si abbia poco da dire e molto da vomitare?

      1. Non mi allarmerei più di tanto. Quando i miei parlavano io ero sordo e quando spiegavo cose che sembravano chiare come il sole loro sgranavano gli occhi chiedendosi perché mai fossi nato. Credo che il passaggio dal boom anni 60 al merda su tutto del 68 sia stato peggio di ciò che succede ora. Ipertecnologici, stacchi la spina e sono spenti. Ho la presunzione di appartenere a una generazione massacrata, dall’eroina e dai soldi, corrotta da ideologie svendute al supermarket. Mi fanno tenerezza i giovani e non so il perché.

        1. Forse prima si riusciva ad “appartenere” con più facilità ai vari “branchi”, ritornano i boy scout? La società era meno complessa o eri rosso o nero oppure “ero”. Adesso le infinite possibilità di essere tutto magari inchiodano questi millenials e oltre. Troppe aspettative e competizione da parte genitoriale forse finisce per rammollire invece che fare da pungolo.

        2. Dirò qualcosa di tremendamente scontato. Vi prego di cancellare questo nastro appena avrete finito di ascoltarlo.
          Prima del “digitae” (uff scusate mi manca un dente, è caduto ieri) per vivere un’esperienza bisognava “esserci”. Oggi basta vederla su uno schermo. Quindi da un certo punto di vista, certe persone molto giovani credono di aver già vissuto tutto. E non hanno altro da cercare. Non sanno che non hanno vissuto proprio nulla, se non il loro culo appoggiato su un divano.
          Per fortuna c’è chi capisce, e chi capirà. Gli altri… pazienza: il mondo è sempre stato pieno di gente che non ha capito, in un modo o nell’altro.