Alaros

Serie: Alaros #2

XII.

La lunghissima scalinata bianca salì in cima al cuore del castello, nella sala del regno, dove il re nudo e decrepito trascinava la sua lama sopra e sotto senza posa.

“Abitavo nella Grande Città e leggevo i tarocchi ai viandanti per due spicci. Intorno al mese di Luglio mi cadde fra le mani un libro di figure e geroglifici, dalle pagine di quercia finissima e scritto in punta di ferro: disegnava scale al paradiso, porte aperte, agricoltori e duelli tra leoni e salamandre; devo averlo letto più di mille volte perché un corvo mio fedele che mi portava regali, un giorno si presentò con un tozzo di candela, e da quando l’accesi persi la ragione.

La guardai così a lungo da vederci dentro un mondo intero: un martedì passai un cancello nero che dava sui giardini e giunsi dall’altra parte in un regno maledetto, infestato di mostri e uomini senza Dio. Credetti di morire, perché rividi la mia vita per intero con lunghissimi secondi fermi sui miei sbagli, e ne soffrii di molto.

La cieca Sposa del Fuoco mi supplicò di liberare il regno, ch’era caduto in disgrazia molto prima ch’io arrivassi: quattro diavoli erano usciti dalla terra e piovuti dal cielo con la nebbia; avevano ammazzato il re e sbiadito i cuori di ogni uomo con una maledizione irreversibile: solo il fuoco li teneva in vita.

Conquistai la spada Urliander battezzandola col sangue del primo mostro massacrato, e mi riempii di orgoglio. L’ultimo diavolo non riuscii ad ammazzarlo, perché era una donna bellissima che mi rubò il cuore, e si chiamava Alma.

La sposai e fummo incoronati re e regina delle Terre Incenerite. Appresso a centinaia di anni venne un uomo, come il mio consigliere Didier aveva profetizzato, per rubare la mia amata.

Nonostante mille guardie e draghi sui torrioni, lui entrò e le strappò il cuore.

Persi i secoli a ricordare quanto fosse prezioso il tempo insieme a lei, giacché tutto il reame tornava in disgrazia e maledetto, e per rimediare alla rovina fermai ogni clessidra…”

Era tutto uno sventolare di stendardi morsi e scoloriti, di spade piantate come fiori in un campo a centinaia, corazze ed elmi fatti a monte e sabbia che s’alzava dappertutto ad ogni sibilo di vento. Giunse il drago dalla finestra aperta e urlò parlando:”Vengo per il Monarca. Chi è stato eletto?”

“Ecco” disse il re, togliendosi la corona. “Questa è tua” e gliela porse.

Portò la lunga spada a strascico fino alla clessidra, la mandò in frantumi e divenne sabbia tra le sabbie.

*

Volando a dorso di drago vide il Sole calare all’orizzonte e farsi notte. Al battito d’ali della lucertola perse nei baratri il mantello, poi la spada, i suoi vestiti sporchi e venne abbandonato dal destriero sul picco del mondo oltre il ponte di pietre inginocchiate, dove lo aspettava, nel più buio angolo di cava, la sala del suo trono.

Rimase da solo. Un cavaliere decapitato scolpito nel marmo gli ricordò il dovere: lasciò andare la corona fra le guglie dei fiordi a strapiombo, e si adagiò sul trono. C’erano i resti di un fuoco spento ai suoi piedi, e rimase al buio quando un macigno sigillò la porta per sempre.

Perse ogni cosa. Conobbe il segreto che giace dentro le fiamme di ogni fuoco e del Dio che dentro vi parla con parole d’amore, e ricordò di chiamarsi Alaros.

Serie: Alaros #2
  • Episodio 1: Miserabile Amore
  • Episodio 2: Alaros
  • Episodio 3: Santo Falò
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