
Alger in Francia
Serie: La casa dei Veltz
- Episodio 1: Lettera dal Vescovo: il sangue di Alger
- Episodio 2: Lettera dal Vescovo
- Episodio 3: Alger in Francia
- Episodio 4: La cantina chiusa
- Episodio 5: Accoltellamento
- Episodio 6: Lione
- Episodio 7: Soggiorno?
STAGIONE 1
Era arrivato dopo molto tempo da quando il sole si era alzato. Scese dalla navicella che portava patate e lana ai porti di Rouen, dove venivano scambiati con vasellame di vario tipo.
Si fece strada fra le stradicciole di ciottoli dove poteva trovare le donne anziane a filare e ricamare sedute sui gradini rovinati delle casette. I bambini aiutavano o a filare fra le trame o a spellare i chicchi di grano dalla parte più coriacea, e la crusca veniva messa da parte, raccolta in sacchi da conservare dentro le secche cantine. Vedeva le ragazze che spazzavano le terre con scope i cui fili oramai erano neri e rigidi dall’usura, e si meravigliava quando vedeva i signori lavorare la ceramica su torni che pendevano pericolosamente verso il basso. Si chiese se in Normandia parlassero francese oppure un dialetto regionale; aveva commesso un errore a non informarsi prima di partire, eppure non poteva permettersi il lusso di girovagare scioccamente nella città alla ricerca di qualcuno che parlasse francese. Non poteva, anzi, non doveva dare nell’occhio o presentarsi a qualche nobiluccio locale. La cosa migliore sarebbe stato andare a cercare qualcuno che sapesse fare da interprete per lui con la gente locale. Non gli sembrava possibile trovarne uno, però, soprattutto se considerava che la marmaglia di persone di fronte a lui erano probabilmente tutte analfabete. In alternativa, doveva andare più sud, per conto suo, così senza farsi notare, e muoversi fino alla prima grande città. Tutto questo, però, solamente se non fosse riuscito in francese. Si rese conto che spesso andava molto lontano con la mente dando per vera una condizione. Non sapeva come chiamare quella sua tendenza, ma era sicuramente un insieme di lungimiranza e osservazione critica.
Bene, devo provarci, almeno. Si disse. Ed andò direttamente dal primo signore che vide. Aspettò che quegli alzasse la testa e poi disse: “Buongiorno, cittadino, posso chiedervi un consiglio? Sono sceso a terra dopo un lungo viaggio e mi sento un attimo spaesato”. La migliore opzione era sempre mostrarsi un po’ sciocchi, persi, così chiunque non avrebbe sospettato né si sarebbe mostrato reticente. Il signore lo guardò con occhi strabuzzati, parve riflettere per un attimo e poi disse “Buon giorno a lei. Non parlo bene il francese di Parigi. Andate a sud, e cercate Emeline a una locanda.” e troncò il discorso tornandosene rapidamente al suo lavoro. Realmente, il signore non aveva mai smesso di lavorare la ceramica, solo che mentre parlava aveva fissato i suoi occhi sul signore. Bofonchiò qualcosa sotto la barba folta e sporca degli schizzi di ceramica, ma nessuna di quelle parole fu udibile.
Alger Veltz se ne andò, dunque, e si incamminò verso una taverna, non quella di Emeline, bensì nella zona meridionale di Rouen, dove si poteva sentire il rumore delle trebbiatrici di legno e metallo sferruzzante, le urla dei bambini che cadevano sui sassi nascosti fra le alte spighe di grano ancora da mietere. Alcune ragazze giovani camminavano avanti e indietro dai pozzi fino alle loro case, portandosi sulle spalle o sacchi, o macigni o travi per sollevare secchielli di rame. Un paio di ragazze lo guadarono di soppiatto, e una terza abbozzò un sorriso fuggevole, ma tutte e tre riabbassarono la testa rapidamente, perché non era un buon comportamento da tenere. Avevano vestiti di colore blu o verde chiaro, usurati, e le mani presentavano calli o cicatrici dovute ai lavori. In compenso, avevano un bel viso. Le riguardò quando lo ebbero superato, e pensò che fossero realmente molto belle: una di loro, poi, era uno spreco lasciarla così come era, senza compagnia. Però, si riebbe dalla sua fantasia dopo qualche passo, e si disse che non doveva lasciarsi prendere così tanto da cose e persone di così poco valore. Non era lì per le donne, non per gli uomini, non per i bei paesaggi, bensì perché cercava ancora una ultima tomba. Si confessava, però, che alcuni dei suoi più bei ricordi era di quando si riposava dai vari scontri armati: si vedeva lì, steso sulla paglia e i sacchi di grano, a leggere nei brevi momenti in cui nessuno di quegli idioti poteva dirgli di fare qualcosa di più interessante o più da uomo. Come avrebbe detto un altro uomo, uno vero, solo pochi superano l’infanzia e crescono da ragazzi a veri uomini, tutti gli altri rimangono dei ragazzini, soggetti alle loro emozioni, ai loro desideri. Ma non c’era da fraintenderlo, perché i desideri sono legittimi, mentre è imperdonabile all’umano di soccombere alla presa del desiderio. Lì al campo, aveva scorto alcuni soldati che, se non fossero stati succubi dei loro miseri genitali, sicuramente avrebbero potuto fare tanto: erigere edifici, sorpassare altri generali, trovare una nuova soluzione a quei problemi del corpo che affliggevano i soldati sciocchi che andavano a puttane. Ne aveva visto uno, un ragazzetto ancora più giovane di lui, con occhi blu come il cobalto e mani tanto piccole da poter scavare nelle tasche altrui; ma se solo quel ragazzo avesse avuto il barlume di intelligenza sufficiente a capire che ci guadagnava di più a studiare o imparare un mestiere che a rubare, ecco che non si sarebbe buscate tute quelle botte dai suoi commilitoni. Si chiamava Friedrich, ora che ci ripensava. Mai dimenticare nulla, perché tutto può tornare utile, e Alger sapeva che avrebbe dovuto incontrare anche Friedrich, sulla strada di ritorno. Ogni persona può avere una sua utilità, ma portare alcuni a massimizzare le loro capacità, aumentarne la sottigliezza, ecco questo poteva essere una grande scelta. Stupidi quei nobili che preferiscono bruciare un intero villaggio di cittadini che chiedono maggiori liberta piuttosto che dargliela. Un abile uomo sa vendere la libertà assieme a una nuova forma di dipendenza. Diano pure la alfabetizzazione ai contadini, diano loro più soldi, miglior case, ma si trovino anche un qualche nuovo mezzo per tenere alle proprie dipese i contadini divenuti cittadini. Crollino pure le monarchie, ci sarà sempre un mezzo per ritornare a governare sulle persone; che sia con la forza, con la seduzione, le promesse o le leggi, chiunque potrebbe avere tutto quello che vuole, con un bell’ingegno. Eccolo, se lo vedeva, il piccolo Friedrich che invece che borseggiare andava ad insegnare a qualche università, e così si sarebbe potuto formare una sua cerchia di fedeli studenti, oltre a poter esercitare una certa influenza su principi e monarchi. Ma i nobili non vengono da te quando sono disperati, piuttosto per salvarsi involvono come le chiocciole nel loro guscio; no, un vero uomo sa formarsele, le occasioni.
Intanto che pensava, camminava fra le stradicciole che passavano fra i campi, e guardava il sole che cominciava a scendere dietro gli stormi di corvi e usignoli, e vedeva tutta quella luce che veniva emanata come fosse l’ultimo spiraglio di qualcosa che si sta per estinguere. Conflagrazione, giusto? Sì, si chiamava così quell’eterno ritorno al fuoco, quel desiderio delle singole cose a riunirsi nel più piccolo corpo possibile. Si sarebbe arso tutto, probabilmente. Il succo, però, è che c’era questa tendenza dell’uomo ad affidarsi alla logica induttiva. Tutto sommato, aveva fatto più che bene a lasciare quelle palizzate e duelli per dedicarsi segretamente agli studi; poco importava se fosse una cosa servile, lo studio, perché non si può andare da nessuna parte senza intelligenza e conoscenza. La sola sapienza può aiutare a sopravvivere a lungo, e la sola intelligenza pure, ma se uno possiede entrambe può realmente vivere. In fondo, la vita è una battaglia, una guerra. E c’era bisogno dell’arte della guerra, perché chi si sottrae dal conflitto viene sconfitto inevitabilmente. Noi abbiamo detto di sopra come a uno principe è necessario avere e’ sua fondamenti buoni; altrimenti, di necessità conviene che ruini. Ecco, alcune frasi sono realmente universali, che sia per un principe o per un villano. E l’esercito può essere fatto di soldati o di conoscenze e legami.
Sentiva il frusciare degli alberi fra le fronde, il rumore delle suole sulla ghiaia e il pietrisco, l’amore fra quelle volpi che se ne stavano appartate malamente dietro un tronco. Erano quasi immobili, e celebravano un rito tanto antico quanto volgarizzato dalla paura delle persone che temevano di perdere o l’intimità o una santità promessa da uomini assolutamente inutili e ciechi. Si fermò a guardarle, un po’ in disparte, senza farsi notare, e contemplò quell’inno a Venere e Cupido. Che cosa meravigliosa, pensò. Incrociò le gambe, e si mise a fare girare il dito fra i fili dell’erba, e pensò che la Natura è composta da tutte le singole parti dell’Universo. Ogni singola azione non è né giusta né sbagliata, perché la Natura ci crea e ci distrugge, e noi suoi figli ci comportiamo come suoi figli, imparando da lei, prendendola per modello. Alle volte si sorprendeva a fare ragionamenti di quel tipo, quando si pacavano i suoi sentimenti, e si chiedeva quanto bello potesse essere una creatura capace di provare picchi di emozioni e desideri così distanti fra loro, e che si raccordano perfettamente. Le volpi sene andarono, alla fine, e anche lui si alzò e proseguì per la sua strada
Serie: La casa dei Veltz
- Episodio 1: Lettera dal Vescovo: il sangue di Alger
- Episodio 2: Lettera dal Vescovo
- Episodio 3: Alger in Francia
- Episodio 4: La cantina chiusa
- Episodio 5: Accoltellamento
- Episodio 6: Lione
- Episodio 7: Soggiorno?
Condivido il pensiero di @Kidd.JJ in merito alla lunghezza della parte centrale.
A parte questo, mi è piaciuto il tono pensieroso, quasi filosofico del capitolo, con il quale hai narrato e descritto i pensieri di Alger e ciò che vedeva lungo le strade della città.
Però! Mi ha molto interessato
Un consiglio che vorrei darti, se mi permetti, riguarda il blocco centrale. A mio avviso è lungo, forse per la lettura, almeno nel mio caso, porta a perdersi tra le righe, sarebbe più facile da leggere se venisse almeno dimezzato. Tolto questo, è un ottimo racconto, mi ha portato all’interno del paesaggio, condiviso, almeno in parte, il pensiero del protagonista.
Heilà, grazie mille del consiglio. Temevo che quella parte potesse essere troppo lunga, ma nel momento della scrittura ero portato ad andare avanti. Appena finirò la prima parte di questa serie mi metterò a sistemare le sbavature.