Allucinazioni
Serie: Buio al tramonto
- Episodio 1: Pesca grossa
- Episodio 2: Qualcosa che mi appartiene
- Episodio 3: Nicholas
- Episodio 4: George Robertson
- Episodio 5: Eliah Blackthorne
- Episodio 6: La pagina mancante
- Episodio 7: La svolta
- Episodio 8: Telefonata
- Episodio 9: Senza pensarci su
- Episodio 10: Padre Holmes
- Episodio 1: Allucinazioni
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Capitolo 2
Padre Holmes
2
Padre Holmes ripercorse il viale che tagliava la pineta fino alla Main Street. Poi svoltò a destra camminando sul ciglio della strada, fermandosi ogni volta che alle sue spalle iniziava ad arrivare il fruscio degli pneumatici, che dopo la curva diventava il rombo di un motore. Si fermava e volgeva lo sguardo a nord, in attesa che l’automobile lo oltrepassasse. Fissava lo sguardo al posto del guidatore, sperando che ciò lo inducesse a rallentare; se non accadeva non gli restava che fare del suo meglio per non perdere l’equilibrio. Da qualche tempo non poteva farne a meno. Da quando gli era stato diagnosticato il cancro al cervello, grossomodo.
Quella sera non c’era traffico, e Padre Holmes arrivò all’intersezione tra la Main e Holy Church Street senza interruzioni. Trasse un respiro profondo e iniziò a camminare con la testa bassa, scalando quella che in realtà non era poi una gran salita, anche se da qualche tempo la pendenza si faceva sentire. Quando imboccò il vialetto per la canonica, le pareti verniciate di bianco della chiesa riflettevano l’ultimo bagliore rosso del sole. Padre Holmes si fermò e alzò lo sguardo.
L’aria era silenziosa, fatta eccezione per gli schiocchi e i fruscii che sgusciavano misteriosi dal bosco. Tra non molto il buio avrebbe indotto le strolaghe a cantare, e con l’aiuto della brezza notturna quel lamento sarebbe penetrato nelle camere da letto di tutta la contea. Insomma, non c’era nulla che non fosse al suo posto. Si avvicinò di qualche passo, cosicché i suoi occhi – provati da decenni di consultazione di scritture a caratteri minuscoli – potessero scorgere la facciata della chiesa, il campanile vittoriano, il cortiletto. E la porta d’ingresso della canonica, spalancata.
Le sue viscere si fecero pesanti. Respirare divenne difficile. E si sentiva osservato, come se dalla foresta ombrosa, da dentro le spaccature dei tronchi, lo guardassero centinaia di piccoli occhi.
Ad ogni modo, la porta era chiusa quando era partito per la passeggiata; era stato lui a far scattare due volte la chiave nella serratura. Fece per estrarre il cellulare nella tasca dei pantaloni, quando un’ombra si mosse dietro la soglia.
Si fermò, aspettando un altro movimento che non arrivò. Lentamente, con passi misurati e prudenti, trattenendo il respiro per non farsi sentire – in realtà voleva evitare di sentire il suo di respiro, perché lo avrebbe terrorizzato – prese ad attraversare il prato della chiesa, dirigendosi verso il cancello arrugginito del camposanto di Rotten Bridge, posto al lato della stessa. Non si rese conto di cosa stesse facendo, né del perché avesse cercato rifugio nel luogo dove centinaia di morti riposavano sotto la terra; nella sua mente echeggiava un unico segnale di pericolo: allontanarsi dalla canonica.
Camminava in fretta e con gli occhi puntati sull’uscio della sua casa, dietro al quale, ne era sicuro, una figura oscura attendeva che si togliesse di mezzo per poter continuare a frugare in ogni angolo. D’un tratto, due mani ossute e dalle lunghe dita gli cinsero le spalle, premendo i polpastrelli appuntiti nella sua carne. Padre Holmes sobbalzò, urlò a squarciagola e si divincolò per liberarsi da una presa… che non c’era. Si voltò, trovandosi a fissare le sottili sbarre del cancello del cimitero.
Cercando di non tremare troppo sfilò il lucchetto – che non veniva mai chiuso – e la catena scivolò in un clangore raschiante, cadendo a terra come un serpente di ferro. La fissò per un lungo istante, aspettando che quel rettile gli strisciasse su per il corpo per avvinghiarsi attorno al collo, ma non accadde nulla. Padre Holmes spalancò i battenti e varcò la soglia.
Corse lungo la striscia rettangolare di terra adibita alla sepoltura dei morti, puntando all’estremità a nord, quella coperta dall’ombra dei pini, laddove le tombe non erano di marmo ma di pietra, ricoperte di muschio e con le incisioni scalfite dalle piogge e dal tempo. Tombe che presto sarebbero divenute anonime. Si acquattò dietro alla pietra sepolcrale più lontana dal cancello. Nel petto avvertiva il ghiaccio, come se si fosse stati in dicembre e non in luglio. Dal lago giunse puntuale il lamento lugubre di una strolaga, come l’avvertimento della notte incipiente.
Fu a quel punto che Padre Holmes estrasse il telefono, e compose il numero di emergenza.
* * *
“Qui non c’è nessuno, Padre” disse il vice sceriffo Wyatt. Nessuno aveva pensato di accendere le luci del soggiorno, e il suo volto veniva illuminato a intermittenza dalle luci blu e rosse del lampeggiante dell’autopattuglia.
“Devono essere scappati” mormorò lui scuotendo la testa. “Mentre mi nascondevo dietro una tomba.”
“È sicuro di stare bene?” Era stato l’altro agente a parlare. Padre Holmes rispose con un cenno confuso del capo.
“Vede…” continuò il vice, “so riconoscere i segni di un effrazione, e posso assicurarle che qui non ce n’è traccia.”
“Potrebbe non essere stato un ladro.”
Lo sguardo degli agenti si accipigliò. “Che intende?” chiese Wyatt.
“Qui dentro c’era qualcuno” tagliò corto Padre Holmes.
“Si sarà dimenticato di chiudere” disse compiaciuto il vice, stringendosi nelle spalle.
“L’hanno scassinata.”
“La serratura è intatta”. Qualcosa nella voce del poliziotto iniziava a incrinarsi, forse per la pazienza che si esauriva.
“E allora avranno usato… ma che ne so, qualche maledetto aggeggio!”
Calò il silenzio, con l’effetto di amplificare l’eco delle parole che Padre Holmes aveva appena urlato.
“Intende un grimaldello, forse” disse freddamente Wyatt. “Ma quella è a dischi rotanti” commentò indicando la serratura, “e un grimaldello non servirebbe a nulla. Se non ci sono segni di forzatura, allora la porta non è stata chiusa a chiave.”
Padre Holmes sospirò, lasciando andare le spalle. Allentò il colletto, si sfilò l’orologio dal polso e lo ripose sulla credenza. Camminava trascinando i piedi, sotto lo sguardo degli agenti, dandogli le spalle.
“Non deve preoccuparsi per nulla, Padre. Quello che le è capitato…” il vice sceriffo cercò le parole.
“Capita a tutti” disse per lui l’altro agente.
“Non si preoccupi” lo rassicurò Wyatt. Passeremo a fare un giro, stanotte.”
“Vi chiedo di andarvene” disse Padre Holmes. “Sono stanco” aggiunse con una voce roca, che non sembrava la sua. “E mi fa male la testa.”
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