Alto mare

Serie: Radio Alto Volo

ATTENZIONE: questa storia è ambientata nello stesso universo de “Dopo la catastrofe”.

“Secondo voi perché dovrebbero voler trasportare un non morto?” sbottò all’improvviso Marco mentre i suoi occhi si muovevano a destra e a sinistra alla ricerca di risposte inchiodate alle pareti.
“Immagino che la risposta più plausibile sia quella di volerlo esaminare, forse è un caso particolare, non un semplice non morto come tutti quelli che vediamo là fuori. Del resto molte sono le dicerie che raccontano di cadaveri con poteri particolari, gente totalmente assoggettata a potenze psicologiche difficili da immaginare ma, a quanto pare, molto più concrete di quanto non si possa immaginare” rispose Charles che continuava a guardare la porta del magazzino come se dovesse venir giù da un momento all’altro.
“E quindi decidono di mandarci al macello senza nemmeno dirci “Pezzi di merda, state trasportando una lurida puttana che potrebbe uccidervi nel sonno da un momento all’altro, fate attenzione!” bel cazzo di trattamento” urlò Reginald sbattendo una mano sul muro di metallo che rimbombò come una botte vuota.
“State tutti quanti calmi, Cristo santissimo, fino a questo momento è andato tutto bene e non vedo il perché le cose debbano finire a rotoli se rimaniamo in controllo della situazione. Siamo tutti dei fottutissimi militari americani e non penso proprio che dovremmo cagarci in mano per un cadavere chiuso in un baule; bisognerà prestare più attenzione del dovuto ma ce la faremo. Per cominciare propongo di legare con una catena quella dannatissima scatola, così che non possa succedere nulla d’indesiderato ed improvviso” disse Malcom senza muovere un muscolo oltre quelli del volto, passava lo sguardo su ognuno di loro come per calmarli e spaventarli allo stesso momento, la mano sull’impugnatura della pistola tamburellava freneticamente.
“Questa è la prima idea sensata che ascolto da almeno venti minuti, vado a prenderne una di sopra, rimediate un cazzo di lucchetto, forza” concluse Carl mentre si dirigeva alle scale.

Tornato di sotto con una pesante catena di metallo che non si sarebbe rotta mai per nulla al mondo la buttò a terra e rimase in attesa.
“Be’?” chiese Reginald mentre osservava la scena con aria stupita.
“Io sono andato a prenderla di sopra, voi adesso la mettete sul baule e la chiudete col lucchetto che avete trovato, forza.”
A malincuore i due, sotto la supervisione di Charles e Malcolm si adoperarono per rendere più sicuro il carico, l’operazione richiese all’incirca una mezz’ora buona mentre gli altri si davano da fare per rimettere in moto il motore che non voleva proprio saperne di partire. Quando tutto fu pronto la barca continuò a seguire la traiettoria che stava solcando prima di fermarsi, del resto il fiume era uno soltanto e non c’erano molte alternative all’andare avanti all’infinito, fin quando non avessero trovato il giusto ingresso delle fogne cittadine, per ora, però, Parigi era ancora lontana un giorno di marcia almeno, quindi non c’era da preoccuparsi troppo, se non dei tedeschi.

Carl aveva ripreso la sua posizione alla prua mentre si era acceso una sigaretta, la nebbia era sempre troppo fitta per poterci guardare in mezzo ma, nonostante tutto, lui cercava di utilizzare l’udito per evitare cattive sorprese da qualche tedesco troppo zelante per dormire in piena notte.
“Che ne pensi di questa storia?” domandò a sorpresa il vecchio che gli si era palesato dietro quasi come uno spirito.
“Non lo so, è tutto molto strano: la radio, la non morta, questa barca di merda. Sembra tutto orchestrato per un viaggio di sola andata all’inferno” disse l’altro buttando fuori una boccata di fumo come fa la ciminiera di un treno in uscita dalla stazione.
“Già, di solito sono molto più precisi di quanto serva e, l’unica volta che potrebbe salvarci il culo il loro eccesso di zelo, decidono di evitare di parlare; sembra tutto troppo strano per essere vero. Che abbiano rapito uno scienziato tedesco in grado di analizzare i cadaveri come si deve?”
“Potrebbe essere una buona ipotesi questa, è talmente piena di crucchi quella cazzo di città che di certo c’è un qualche scienziato pazzo da prendere e portare via. Fumati una di queste mentre ci rifletti, il buon tabacco aiuta sempre.”
“Dove diavolo lo prendi tu? Tutti si lamentano della scarsità di rifornimenti mentre le tue tasche traboccano sempre di combustibile per fumare!”
“Segreti del mestiere.”
Improvvisamente udirono il rumore di qualcuno che saliva le scale a passi pesanti e veloci, quasi fosse inseguito da una bestia pericolosissima, spuntò affannato Reginald con l’aria di chi doveva comunicare qualche notizia molto importante, gli occhi quasi fuori dalle orbite.
“Ragazzi, dovete scendere subito di sotto!”
“Perché mai, che cazzo succede? Problemi col baule?” domandò Malcom preoccupato mentre tirava via la sigaretta che finì nel fiume galleggiando come una barchetta di carta.
“No, no, niente di tutto ciò, si tratta della radio.”
“Pezzo d’imbecille parla! Che cosa c’è con la radio?”
“Abbiamo captato di nuovo quel segnale, il messaggio registrato questa volta sembra cambiato.”

Si ritrovarono tutti di nuovo lì, alla luce della lampadina che ballava sul soffitto inseguendo l’onda che muoveva la barca, Marco consegnò la cuffia prima a Malcom che ascoltò per qualche secondo con attenzione.
“Lo senti? Incredibile, vero?” domandò l’italo-americano con lo sguardo di chi ha fatto una scoperta pazzesca.
“Sì, non mi sarei mai aspettato una cosa del genere, Carl, vieni un attimo.”
I due si allontanarono verso le cabine che contenevano i letti, il vecchio aveva l’aria preoccupata di chi ha visto un fantasma, spostava lo sguardo di continuo sugli altri due che continuavano a passarsi le cuffie come una patata bollente.
“Beh?”
“Ascoltami bene: non c’è nessun messaggio. Non so che cosa stiano ascoltando ma ti assicuro che quello che abbiamo sentito prima non c’è ora, nessuno sta parlando, nessun rumore, niente di niente.”
“Ma… come diavolo è possibile?”
“Non né ho idea, sembrano colti da allucinazioni, derivanti da che non lo so ma versano in un evidente stato confusionale. Prova ad ascoltare tu stesso.”
Carl si avvicinò al banco del marconista e tese la mano per prendere la cuffia e, dopo averla calcata bene sulle orecchio, non riuscì a percepire alcun suono; un opprimente peso sullo stomaco si formò di botto mentre guardava i volti raggianti dei suoi amici.
“Visto? Abbiamo vinto, Parigi è nostra!”

Serie: Radio Alto Volo
  • Episodio 1: Echi lontani
  • Episodio 2: Uno strano carico
  • Episodio 3: Alto mare
  • Episodio 4: L’acqua non spegne le fiamme
  • Episodio 5: Buio
  • Episodio 6: Imprecisioni di una bussola
  • Episodio 7: Se ci sei batti un colpo
  • Episodio 8: Buona educazione
  • Episodio 9: Questione di sopravvivenza
  • Episodio 10: Niente è come sembra
  • Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Alessandro, anche in questo episodio la tensione è palpabile, nonostante l’equipaggio provi a mantenere la calma, avere a che fare con un non morto in uno spazio limitato non è roba semplice! Questo silenzio via radio preannuncia qualcosa di macabro e fatale, mai fidarsi della calma assoluta! Un piccolo consiglio: ma perché non usi le caporali aperte? Non creeresti situazioni come “E quindi decidono di mandarci al macello senza nemmeno dirci “Pezzi di merda, state trasportando una lurida puttana che potrebbe uccidervi nel sonno da un momento all’altro, fate attenzione!” bel cazzo di trattamento”, pensaci, potrebbe essere più efficace!

      1. Alessandro Proietti Post author

        Diciamo per una questione di rapidità non uso le caporali. Sono un po’ pigro lo ammetto! Nel prossimo episodio ne vedrai delle belle!

    2. Sara

      Un sabotaggio! Continui a tenere alta la tensione, mi piace questo linguaggio marinaresco. Uomini sciabordati alla loro esistenza, prigionieri dell’acqua. E nel finale, è un tradimento da parte di Malcom e Marco verso Carl? Non mi spiego il motivo, mi lasci con questo interrogativo.