Ammazzastellerosse

«Ricordatevi chi siamo, noi».

Sciavano sulla neve.

«Ricordate il nostro nome».

Passarono su un lago ghiacciato.

«Noi siamo gli “Ammazzastellerosse”, andate fieri del nostro nome di battaglia».

Annuirono mentre passavano in mezzo alla boscaglia.

Dopo un minuto, si bloccarono. Davanti a loro c’era una colonna di KV1 che si muoveva lemme lemme come se fossero scarabei o formiche-operaio… ma erano anche formiche-soldato. A Kimi il dettaglio non interessava: strinse il KP31 e fissò con odio i KV1 con la stella rossa.

«State pronti» ordinò il capo-pattuglia. «Al mio segnale, andiamo all’attacco».

Kimi non era della pattuglia olimpica, lui non era così bravo con gli sci, ma si sarebbe dato da fare allo stesso modo.

«Uno…

«Due…

«Tre! All’attacco».

Balzarono in piedi, spararono con i KP31 e assalirono i KV1.

I fantaccini che stavano sopra gli scafi, le uniformi a frapporsi tra i corpi e il metallo che scottava per il freddo, li accolsero con i PPSh41 che scatenarono la loro rabbia.

Le raffiche si intersecarono ma Kimi e gli altri sissit schivarono le pallottole e uccisero molti sovietici. Di lì a poco, i corpi finirono per essere stritolati dai cingoli.

A Kimi piacque quella scena.

I fantaccini si ritirarono, usarono i KV1 come ripari e le torrette brandeggiarono.

I cannoni erano troppo vicini per ridurre in brandelli una pattuglia di sissit, ma le mitragliatrici coassiali!

Le canne delle mitragliatrici scatenarono la loro furia e gli amici di Kimi finirono per essere tranciati in due, squartati, furono loro a essere ridotti a pezzi.

La metà di loro, però.

Kimi si fece forza: a colpi di sci aggirò un KV1 e sgranò la KP31 contro un gruppo di ragazzini che forse venivano dall’Ucraina o dalla Bielorussia. «Io sono uno delle Ammazzastellerosse e avete fatto un errore…». Si sganciò degli sci. «Avete invaso la Finlandia, il mio paese». Saltò sul KV1 e spezzò in due il carrista che si sporgeva dalla torretta.

I fantaccini tentarono di acciuffarlo con le raffiche e Kimi saltò dentro il carro armato.

Fu accolto da odore di nafta e di chiuso.

Un paio di carristi gli furono addosso e lui a uno lo accolse con il calcio del KP31 in faccia, all’altro sparò una raffica ravvicinata crivellandolo da parte a parte e le pallottole colpirono il pilota alla schiena.

Il KV1 si mosse in avanti di scatto e tamponò quello che seguiva.

Kimi cadde sul pavimento, tutto ricoperto di sangue. Bestemmiò e si tirò in piedi. Era l’unica anima viva lì dentro, ma sempre che con gli atei russi si potesse parlare di anime.

Saltò fuori dal KV1 e la desolazione della morte lo accolse. Gli altri Ammazzastellerosse, i superstiti, stavano fuggendo.

«Aspettate». Tornò a terra, indossò gli sci ai piedi. «Aspettate, ci sono anch’io». Li seguì lontano dai sovietici, verso la vittoria. Quel 13 marzo del 1940 era la data della vittoria!

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Discussioni

  1. Altra lezione di storia del secolo scorso, una vicenda di cui non avevo mai sentito parlare. Mi è stato utile l’approfondimento che hai fatto rispondendo ai commenti degli altri autori.

  2. Ciao, Kenji. I racconti che riguardano la seconda guerra mondiale sono affascinanti. Qui ci ricordi dell’eroica resistenza finlandese contro l’Armata Rossa e io ti avevo già scritto accennandoti ad approfondimenti. In effetti, chi, come me, non è un conoscitore delle armi deve andare a cercare cos’è un KV1, un KP31, un PPSh41… L’ho trovato che sono un carro armato il primo e dei fucili-mitragliatori gli altri, ma non riesco a trovare notizie sui sissit. Chi dell’esercito finlandese veniva chiamato cosi’? Come mai se parli dei finlandesi definisci il 13 marzo “giorno della vittoria”?

    1. Ciao Francesco e grazie del tuo commento.
      Sì, dunque, il KV1 è un carro armato russo, il KP31 e il PPSh41 sono pistole-mitragliatrici, passando alle tue domande:
      “Sissit” in lingua finlandese vuole dire “guerrigliero”, i sissit erano i soldati sugli sci che si muovevano agevolmente nelle foreste del posto e colpivano i sovietici.
      “Giorno della vittoria”: è ironico, il personaggio crede che questo giorno, il 13 marzo 1940, i finlandesi vinceranno la guerra d’inverno, ma in realtà è l’ultimo giorno del conflitto e li vede perdenti.
      Credo sia tutto.
      Grazie di nuovo del commento e se vuoi sapere di più, dimmi pure.

  3. Io non lo so, Kenji, se è voluto, ma nei tuoi racconti è spesso presente la neve, che nel mio immaginario è pura poesia. È certamente vero che tu descrivi battaglie che spesso si sono combattute in geografie di luoghi dove l’elemento è inevitabilmente presente, ma è anche vero che non sarebbe necessario ricordarlo. Tuttavia tu lo fai e io trovo che il suo colore bianco detti un contrasto quasi magico con il colore rosso del sangue dei corpi trucidati. La vedo così.

    1. Va bene, grazie del tuo commento. Comunque mi piace scrivere di guerre e battaglie nella neve perché attinge al mio immaginario. Ad esempio mi piace molto scrivere della controffensiva delle Ardenne del 1944 dove lì ce n’era di neve