Amore silenzioso

Finalmente mercoledì. Piero lo stava aspettando. Da un po’ come ogni mese. Da quando era in pensione era uno degli appuntamenti fissi. Uno dei più importanti.

Ci si trovava alle sei ma lui come al solito partì da casa con largo anticipo. Era una bella giornata, la primavera bussava. La passeggiata fino alla biblioteca era sempre piacevole. Gli dava il tempo per schiarirsi le idee, pensare al libro del mese. Trovare qualche pensiero interessante.

Guardò la copertina blu che aveva tra le mani, quel labirinto. Algernon, che nome strano per un topo. Bel libro comunque, c’era da farci uscire qualche osservazione brillante.

Nella saletta c’era solo Barbara, la responsabile. Stava sistemando le sedie. In circolo come sempre. Erano pochi, cinque, qualche volta sei. Lui sceglieva sempre la stessa sedia.

«Ciao Piero, sempre il primo eh».

Frequentava il Gruppo di Lettura già da più di un anno. Leggere per lui era come respirare, fin da bambino.

Arrivarono le altre persone. La signora anziana con il cane, come si chiamava? Poi Giorgio, lo scrittore. Una coppia, simpatici, marito e moglie.

Quindi entrò l’ultima, come sempre. Cinzia. Era anche l’ultimo ingresso nel gruppo. Prese posto di fronte a lui. Bene.

«Ciao a tutti» iniziò Barbara «libro tosto eh questo mese?»

«Più che altro commovente, quanto ho pianto» disse l’anziana signora.

Cinzia di fronte a lui stava ancora trafficando con la borsa. Tirò fuori Fiori per Algernon e una matita e si sistemò velocemente i capelli con una mano.

La discussione iniziò come sempre. Un giro di primi commenti da parte di tutti i partecipanti. Poi i dialoghi si infervorarono. L’argomento era stimolante, un libro profondo, potente.

Piero tentava di pensare a qualcosa di originale. Non ci riusciva. A casa aveva avuto tante idee, non se le ricordava. Doveva scriversele.

Cinzia davanti a lui sembrava assorta, non interveniva. Sfogliava il libro intenta, aveva preso dei segni piegando gli angoli di alcune pagine. Piero lo notò e alzò un sopracciglio.

Poi finalmente trovò quello che cercava.

«Qui è stupendo, Charlie quando dice “Ho sempre desiderato diventare intelligente, e ora che lo sono…”»

«… mi sento più solo di prima» completò Piero.

Lei si bloccò e lo guardò. Come se fosse la prima volta che lo vedeva. Poi annuì.

«Sì, esatto. È il senso del libro. In una frase».

Piero era arrossito, sentiva il calore sulla punta delle orecchie. Temette che le chiazze di sudore apparissero sulla camicia scura.

La discussione intanto era ripresa. Lui non intervenne più. Fissava quelle mani, le unghie con lo smalto rosso. In sottofondo parlavano di portare fiori sulla tomba di un topo. Sì, veramente un bel libro.

Le due ore passarono velocemente come sempre, quando si parlava di libri il tempo pareva fermarsi. Una magia che si ripeteva. Piero era pensieroso. Un po’ triste, adesso bisognava aspettare un altro mese. Barbara tra poco avrebbe comunicato il nuovo libro. Era brava, faceva sempre ottime scelte.

Come al solito prima di comunicare la sua chiese a tutti delle idee, anche per i mesi futuri. Lui non sapeva cosa dire, quelli che proponeva lui venivano sempre giudicati pesanti, dei mattoni.

Barbara chiese quindi se qualcuno avesse qualcosa di particolare da condividere con gli altri. Cinzia a quel punto disse:

«Aspettate, io ho qualcosa» e si chinò a rovistare nella borsa.

Estrasse un vecchio volume, la copertina rigida. Consumata. Lo alzò e lo fece vedere.

«Il Colore Viola di Alice Walker. È una bellissima storia, una donna forte. Fece parecchio successo quando uscì negli anni ‘80».

Piero lo fissava. La gola si era chiusa.

«Questo per me è un libro importante» continuò Cinzia «pensate che me l’hanno regalato al liceo l’anno della maturità. Non ricordo chi ma c’è una dedica».

E lo aprì per far vedere a tutti

A una persona speciale.

«Però la nostra Cinzia» disse Barbara con un sorriso.

«Un ammiratore segreto» commentò l’anziana signora e le fece l’occhiolino.

«Ma no, chissà. Comunque non è importante. È un bel libro».

Piero non rise con gli altri. Il libro passò di mano. Poi arrivò a lui.

Lo aprì.

A una persona speciale.

Riconobbe quella grafia inclinata.

Non aveva avuto il coraggio di firmarsi.

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Discussioni

  1. Che bel racconto, piaciuto!
    Veloce da leggere, con un focus sul gruppo di lettura, perfetto equilibrio tra sintesi e descrizione dell’ambiente e dell’atmosfera. E poi le sensazioni di un timido ben narrate, credo che l’autore del racconto appartenga a questa categoria 🙂 (siamo in tanti)
    Bel finale, perfetta chiusura del cerchio.
    Complimenti.