Amore silenzioso (nuova versione)

Infilò il naso tra le pagine per l’ultima volta e chiuse il libro. Odore di Edizioni Nord. Guardò l’orologio e posò il libro con uno scatto.

Alla fermata dell’autobus c’era poca gente, solo qualche vecchietta con la borsa della spesa piena. Piero mise una mano nell’ampia borsa griffata Adelphi che portava sulla spalla. Le pagine frusciavano sotto le sue dita. Ne sarebbe nata una bella discussione, era sicuro.

Aprì la porta e subito fu travolto da quel soffio di aria pesante che circondava le centinaia di copertine allineate sugli scaffali. Le salutò come vecchie amiche.

Nella saletta c’era solo Barbara, la responsabile. Stava sistemando le sedie. In circolo come sempre. Erano pochi, cinque, qualche volta sei. Lui sceglieva sempre la stessa sedia.

«Ciao Piero, sempre il primo eh?»

Le sorrise mentre le orecchie gli si infiammavano. Tolse la borsa dalla spalla e l’appese allo schienale della sua sedia. Tirò fuori il libro.

«Sì, bello questo. Veramente. Non vedo l’ora di parlarne».

Arrivarono gli altri. Uno per volta, alla spicciolata. Piero salutò cortesemente. L’anziana signora con il cagnolino al guinzaglio si sistemò accanto a lui.

«Buonasera Piero. Piaciuto?» e diede un colpetto alla copertina del libro che lui teneva tra le mani.

«Sì, molto» e non sentì quello che si stavano dicendo i due giovani sposini, ma forse non parlavano con lui.

Si aprì l’ultimo bottone della camicia per far passare un po’ d’aria. Aveva lo sguardo fisso sulla porta. Barbara si alzò e la chiuse.

«Bene, direi che ci siamo», disse mentre guardava l’orologio, «possiamo iniziare».

Un fruscio sulla porta la interruppe. Poi diventò un leggero bussare. Piero alzò di scatto lo sguardo e il suo cuore accelerò.

«Avanti! Ah Cinzia, vieni pure, accomodati. Stavamo giusto iniziando».

«Scusate, buonasera a tutti. Sono sempre in ritardo» e si sistemò sull’unica sedia rimasta libera, proprio di fronte a Piero.

«Ok, ci siamo», iniziò allora Barbara, «libro tosto, eh, questo mese?»

«Più che altro commovente, quanto ho pianto» disse l’anziana signora.

Cinzia di fronte a lui stava ancora trafficando con la borsa. Tirò fuori Fiori per Algernon e una matita, si sistemò velocemente i capelli con una mano.

La discussione iniziò come sempre. Un giro di primi commenti da parte di tutti i partecipanti.

«La prima parte è incomprensibile…»

«Mi piacerebbe leggerlo in lingua originale…»

«L’autore è stato magistrale nel caratterizzare Charlie…»

«La similitudine con il topo è formidabile…»

Piero era in silenzio, non gli veniva da dire nulla di originale. Non ci riusciva. A casa aveva avuto tante idee, non se le ricordava. Avrebbe dovuto scriversele.

Cinzia davanti a lui era assorta, neppure lei interveniva. Sfogliava il libro intenta, aveva preso dei segni piegando gli angoli di alcune pagine. Piero alzò un sopracciglio.

Poi finalmente trovò quello che cercava.

«Qui è stupendo, Charlie quando dice “Ho sempre desiderato diventare intelligente, e ora che lo sono…”»

«… mi sento più solo di prima» completò Piero.

Lei si bloccò e lo guardò. Rimase in silenzio per un lungo momento. Poi annuì.

«Sì, esatto. È il senso del libro. In una frase».

Le orecchie di Piero bruciavano di nuovo. La camicia scura bagnata gli aderiva alla pelle, si passò furtivamente un dito sotto le ascelle.

Le voci intorno a lui continuarono ma per lui erano solo un lontano ronzio. Le unghie con lo smalto rosso si muovevano nervose. Colse solo la frase di qualcuno che diceva di portare fiori sulla tomba di un topo. Sì, veramente un bel libro.

Alzò il polso, l’orologio indicava che il tempo era quasi finito. Un altro mese di attesa. Barbara tra poco avrebbe comunicato il nuovo libro. Ogni volta il libro che lei proponeva a lui piaceva.

Come al solito prima di dire il titolo chiese a tutti delle idee, anche per i mesi futuri. Piero non sapeva cosa dire, quella volta che aveva proposto I Demoni di Dostoevskij non gli avevano nemmeno risposto.

Barbara chiese quindi se qualcuno avesse qualcosa di particolare da condividere con gli altri. Cinzia a quel punto disse:

«Aspettate, io ho qualcosa» e si chinò a rovistare nella borsa.

Estrasse un vecchio volume, la copertina rigida. Consumata. Lo alzò e lo fece vedere.

«Il Colore Viola di Alice Walker. È una bellissima storia, una donna forte. Fece parecchio successo quando uscì negli anni ‘80».

Piero lo fissava. La gola si era chiusa.

«Questo per me è un libro importante» continuò Cinzia «pensate che me l’hanno regalato al liceo l’anno della maturità. Non ricordo chi ma c’è una dedica».

E lo aprì per far vedere a tutti.

A una persona speciale.

«Però la nostra Cinzia» disse Barbara con un sorriso.

«Un ammiratore segreto» commentò l’anziana signora e le fece l’occhiolino.

«Ma no, chissà. Comunque non è importante. È un bel libro».

Piero non rise con gli altri. Il libro passò di mano. Poi arrivò a lui.

Le pagine un po’ ingiallite scricchiolarono. Quelle parole lampeggiavano.

A una persona speciale.

La grafia inclinata gli venne addosso dal passato.

Chiuse il libro e lo passò a Barbara.

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