Andrea 

Serie: Cocci


    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Cocci
  • Episodio 2: Andrea 

Tra i sassi raccoglieva i passi delle scarpette del piccolo Andrea: ogni giovedì, alle sedici, passeggiava con il bimbo a cui faceva da babysitter. Un tipetto strampalato, con due grossi occhialoni rotondi e un batuffolo di lana arancione a contornargli il viso puntellato da lentiggini irriverenti.

“Ti rendo pan per focaccia!”, gridava, scagliando la propria ira su una pila di ciottoli in equilibrio precario sulla riva dell’Enza.

Margherita non poteva che sorridere con indulgenza a quella scena così buffa.

“E tu, non distrarti! Mi servono altri missili”.

Era il suo gioco prediletto: obbligarla a cercare, tra il ciottolame, nuove armi per le fantasie di guerra di quei pomeriggi di perdizione innocente. Con la sola immaginazione, Andrea conquistava maestosi Imperi e galassie dello spazio profondo, il tutto non senza scavigliarsi di tanto in tanto per la frenesia dell’espugnazione avvenuta con successo. La sete di potere dà alla testa.

Tuttavia, coi propri coetanei faticava a costruire un rapporto genuino: l’autismo gli aveva donato un carattere sensibile e meditabondo, forse troppo, per un mondo che urla invece di bisbigliare e corre sul bordo della piscina, finendo, inevitabilmente, per scivolarci dentro. E poi, buona fortuna a non annegare.

Pertanto, con la scusa degli assurdi orari di lavoro a cui dovevano sottostare, i suoi genitori avevano cercato in una giovane adulta depressa l’ultimo baluardo di salvezza per il loro figliuolo. E la cosa più assurda era che gli stessi procreatori di Margherita avevano accettato di vendere la propria prole per un soldo e qualche cazzotto d’infante moccoloso!

Che idea di merda. Che cazzo gli può insegnare un’adolescente un po’ cresciuta con chiari problemi nella gestione delle emozioni sulla vita? aveva pensato la prima volta.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Margherita ha passato la notte insonne. Nel silenzio della casa che dorme, racconta se stessa.

“Sai Andrea…”, aveva cominciato lei, “… se avessi un figlio lo chiamerei come te”. Il silenzio tra i due significava assenso, rispettosa approvazione reciproca.

Tutto sommato, in sei mesi che sorvegliava il pargolo, aveva imparato ad apprezzare la visione di un esserino così assorto nel suo mondo fatto di draghi e stazioni spaziali.

Non per sbilanciarsi, ma c’era quasi affezionata. O meglio, non sentiva su se stessa il peso delle aspettative del mondo adulto, né, tantomeno, di quello dei suoi coetanei: nessuna preoccupazione, nessuna responsabilità.

Ah, no…

“BRUUUUUUUUUM”

“Andrea, se cadi e ti spacchi la testa ti lascio lì”.

A quei rimproveri così accesi e seriosi, puntualmente Andrea si sganasciava dalle risate, per poi ricomporsi stoicamente e tornare a immergersi con cautela nei suoi giochini scalmanati. Non dava mai accenno di aver preso in considerazione quanto gli venisse riferito, eppure ascoltava. Lui ascoltava sempre.

“Dai, ormai è ora di andare”.

Mano nella mano, ripercorrevano il sentiero di andata a ritroso. Lui, pimpante, ma inespressivo. Lei, ingobbita come una vecchietta per accompagnarlo.

“Sei il bastone della mia vecchiaia”, scherzava lei.

“Ma tu non sei vecchia”.

Effettivamente

“Hai ragione Andrea, hai ragione”.

Tornati a casa, per Andrea era il momento della doccia. Ogni cosa si trovava al suo posto: lo shampoo sulla mensola a sinistra, il bagnoschiuma alla sua destra. Rigorosamente della stessa marca e privi di profumazione che potesse dargli fastidio: gli odori forti lo mandavano in tilt, la sua espressione si contraeva come se i polmoncini di bambino fossero stati punti da un vespaio.

La temperatura dell’acqua non poteva essere troppo calda, né troppo fredda, e doveva mantenersi costante per tutto il tempo in cui si lavava.

Gli asciugamani morbidi, la ruvidità lo faceva trasalire.

Carta vetrata, pensava Margherita, setacciando il mobilio in cerca di una pezza soffice e scartando le opzioni più abrasive.

Una volta preparato il bagno, Andrea sapeva lavarsi in autonomia, ma apprezzava la silenziosa compagnia di Margherita, la quale si sedeva sul gabinetto chiuso con le spalle alla doccia.

Il vapore tutt’intorno conciliava la meditazione, tanto che a Margherita sovvenivano le riflessioni esistenziali migliori proprio in questi frangenti di afosa pace.

La porta della doccia si aprì con un leggero clic e i passetti di Andrea le segnalarono che fosse uscito dal box, lo struscio di tessuto che si fosse messo l’accappatoio.

“Ho fatto la sauna”, osservava lei scherzosamente, mentre si avvicinava al lavandino per asciugargli i capelli.

“Cos’è la sauna?”, chiese, mono espressione.

“È un posto dove la gente si cuoce”.

Uno sguardo attonito si dipinse sul volto di Andrea, a metà tra lo sconcertato e il confuso.

“Scherzo, sono bagni di vapore che si fanno dentro a delle stanze di legno. Sai, credo che per riscaldarle utilizzino delle pietre bollenti, ma non ricordo quali. Dopo ci guardiamo”.

Prese il phon e iniziò a passargli l’aria tiepida sulla chioma da leoncino tutta zuppa: di fronte allo specchio, il bimbetto ripeteva, una dietro l’altra e a intervalli di pochi secondi, una serie di buffe smorfie, con cadenza e precisione invidiabili a un soldatino. Un’ilarità innocente che Margherita un po’ invidiava.

Il mondo è cattivo Andre, spero tu non lo scopra mai.

Continua...

Serie: Cocci


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. Dolcissima la figura di Andrea. Hai reso benissimo l’incontro tra queste due anime fragili. Meno ironico rispetto al primo episodio, più dolce. Questo dimostra che sai giocare bene con registri diversi. Brava!