Angeli e Natale

«Allola? Alliva?»

«Dormi Dagmar. Babbo Natale non arriva se stai sveglia. Forza, mettiti giù.»

La mano di Nello l’accarezza e la bimba si corica. Il letto è diventato troppo piccolo, per lei che ha già tre anni. Ma nessuno sembra farci caso. La coperta puzza un pochino, anche se lui spera che sotto quelle ciglia ondivaghe la sorella possa fare bei sogni.

Non verrà, stasera, Babbo Natale. Non lì e non per loro.

La madre è giù in salotto, “svaccata” da ore sul divano. Con la bottiglia vuota penzoloni sul pavimento, a imbrattare le mattonelle. Vittima dei postumi dell’alcol, è sprofondata in un sonno mefitico da cui non si desterà tanto presto. Né lui, con la forza dei suoi dieci anni, riuscirà a sollevarla di peso. Passerà la notte così, com’è accaduto fin troppe volte.

Quando Nello ha infilato il pigiama a Dagmar, la piccola si è agitata. Lei non lo ricorda, di certo, il clima di festa. E nemmeno la mania che aveva papà di appendere dappertutto le luci. Un padre che adesso starà festeggiando il Natale con un’altra famiglia. Quella contro cui mamma inveisce ogni giorno, perché l’ha preferita a loro.

Dagmar sa soltanto ciò che le hanno detto a “cuola”, quell’asilo vociante e colorato dove Nello la lascia ogni mattina, perché la loro madre è talmente stanca da non potersene occupare. La maestra e gli altri bambini hanno raccontato di Babbo Natale, di letterine e desideri. Di regali, che la piccola non riceverà.

Nello giustifica sempre la mamma. Deve farlo. Se qualcosa giungesse all’orecchio degli assistenti sociali, lui e Dagmar verrebbero separati.

La bambina adesso si è assopita, finalmente. Sfinita dalla troppa frenesia, con cui ha vissuto quell’attesa. Così il fratello si allontana. Pochi passi, per raggiungere il fosso che sta dietro alla casa. In garage, prende un secchio. La notte è gelata: giusto un manto di brina a rendere l’erba simile a neve. La città sta festeggiando e nessuno farà caso a lui.

Il pesce che affiora dall’acqua salmastra non è rosso. Ha una tonalità scura, che ben si mimetizza nel fango. Però è grande abbastanza: dà la sensazione di avere un cuore nel petto. Nel secchio combatte e non concede la resa.

La boccia attendeva in casa da giorni. Trovata in fondo a un bidone, ha dato a Nello l’idea.

Lì dentro l’acqua sedimenterà e domani il pesce sembrerà “pulito”.

Al suo risveglio, Dagmar troverà una sorpresa. Così Nello, prima di andare a dormire, scrive un biglietto.

“Cara Dagmar, so che volevi una bambola. Quella col ciuccio che fa la pipì. Però quest’anno sono io a chiedere un favore a te. Devo fare un viaggio, in un posto lontano, e non so a chi lasciare il mio pesce. Si chiama Angelo. Tuo fratello mi ha detto che ti piacciono gli animali. Puoi tenermelo tu?

A buon rendere.

Babbo Natale”

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Discussioni

  1. Ciao Cristina, bello!
    Dolce, con un retrogusto amaro e una punta di acido, come è la vita d’altronde.
    Nello è un eroe romantico che combatte contro i demoni del quotidiano, con amore, dolcezza, praticità e tanta fantasia.
    Una favola dei tempi attuali.

  2. Ciao Cristina, una storia che mi ha commosso, un piccolo racconto natalizio con un finale che riscalda i cuori e inumidisce gli occhi. Un triste vicenda di una famiglia che non ha quella serenità che ognuno di noi dovrebbe avere, ma il tocco sublime che hai dato alla fine ha mutato la tristezza in un sorriso carico di dolcezza! Un lab che mi ha rapito per il suo retrogusto da favola e per il suo rievocare il vero spirito del Natale, legato alla semplicità di un gesto fatto col cuore e con sentimento?! Un caro saluto, a presto!

  3. Ciao Cristina, grazie per averci regalato un’altra bella favola. Mi piace leggerti, proprio perché sai ammantare una realtà ben crudele (e sono molte, purtroppo) con un tocco di dolcezza, facendoci ricordare che la felicità sta nelle piccole cose e nei grandi sentimenti.