Anni dopo

Serie: Ritrovarsi


Questa è la seconda parte che segue la serie precedente "Planavamo a stento". Quì i due amici si sono persi di vista e la vita è andata avanti

Più di metà degli anni dell’università li passai con Simona Perri, una ragazza più giovane di me di qualche anno con cui mi ero fidanzato l’anno dopo la partenza di Carlo e che avevo conosciuta attraverso una concatenazione di amicizie e contatti casuali. Lei era bella, di una bellezza schiva e poco appariscente: aveva i capelli castani che scendevano lisci sulle spalle, gli occhi scuri con uno sguardo intenso, il seno non grande, ma tonico e le gambe lunghe. Di quella bellezza però non era per niente convinta, aveva sempre mille incertezze su ogni particolare del suo aspetto fisico: a volte le gambe troppo grosse, a volte i capelli troppo lisci, a volte perché pensava di essere troppo grassa.

Ci eravamo messi insieme dopo una mia corte serrata e goffa, dato che senza l’appoggio di Carlo non riuscivo più ad avere la stessa leggerezza e disinvoltura e mi ritrovavo a fare interminabili chiacchierate con lei, senza però riuscire a stringere per concretizzare.

Alla fine non trovai altro modo che fare una prolissa dichiarazione alla quale Simona dapprima rispose con un classico “rimaniamo amici”, per poi dirmi che ci aveva ripensato durante una passeggiata in centro un paio di settimane dopo. Io, preso di sorpresa, non seppi dirle niente di meglio che ero contento e continuare la passeggiata finché quando stavamo per salutarci le chiesi se potevo baciarla. Sembrò una specie di contratto piuttosto che un momento romantico e quell’inizio così poco memorabile della nostra storia continuò a riempirmi di imbarazzo negli anni successivi: mi sembrava che non condividere un ricordo romantico di un momento come quello, al quale ripensare entrambi con nostalgia rendesse la nostra relazione più fragile.

Dopo queste prime difficoltà Simona cominciò a legarsi a me sempre di più cercando appoggio e conferme che mitigavano la sua continua mancanza di fiducia in se stessa e la sua difficoltà a creare e mantenere rapporti di amicizia.

All’inizio questa sua dipendenza da me mi faceva sentire importante e mi legava a lei. Andando avanti però cominciai a sentirne il peso perché pian piano cominciò a scaricarmi addosso tutte le sue mille insicurezze e timori. In più lei aveva sempre bisogno di sentire di essere al centro di tutte le mie attenzioni e si infastidiva se io dedicavo tempo ed entusiasmo anche ad altre attività, sia se ciò toglieva tempo al nostro rapporto sia se ciò non avveniva.

Io però non potevo fare a meno di appassionarmi a mille interessi: dalle uscite con gli amici coi cani, alle partite a tennis, dai giri in mountain bike alle escursioni in montagna. Di tutto questo e della immersione totalizzante che provavo in queste tante attività ne parlavo continuamente anche con lei perché speravo sempre di coinvolgerla e trascinarla, speravo che il mio entusiasmo potesse essere anche il suo, pur essendo più lento ad apparire. E speravo sempre che prima o poi sarebbe nata in lei spontaneamente qualche iniziativa in cui coinvolgermi.

Eppure, in quegli anni mi sembrava di amarla; mi attraeva la sua bellezza non ostentata; mi divertivano le tante scenette buffe che improvvisava; mi perdevo nelle nostre chiacchierate e così pian piano ci trovammo legati come da una colla di gesti, parole, tenerezze, ricordi, richieste e progetti.

Con Carlo ci eravamo visti alcune volte, all’inizio più spesso, quando lui tornava dai suoi. In quelle occasioni avevamo subito ritrovato la nostra intesa, come se non si fosse mai interrotta. Gli avevo raccontato della mia storia con Simona e lui mi aveva descritto la sua vita nella città universitaria.

Poi però gli incontri erano diventati più rari perché era più difficile staccarsi dagli impegni. A volte lui era tornato durante le vacanze, ma io non c’ero per qualche viaggio e per me era diventato più difficile lasciare tutto e soprattutto Simona per qualche giorno e andare a trovarlo.

Lentamente, senza che nessuno di noi due lo volesse davvero, ci eravamo allontanati, trascinati da correnti opposte.

Finito il liceo, Simona si iscrisse a Giurisprudenza, dopo mille incertezze e dubbi che ci tennero in ansia per mesi e superate le difficoltà nei primi anni cominciò ad ingranare e arrivò alla laurea mentre io stavo preparando la tesi. Anche se aveva qualche anno meno di me, il numero infinito di esami di ingegneria e l’attitudine di tutti i professori di pretendere tempi lunghissimi per il superamento del proprio corso facevano sì che fosse impossibile evitare ritardi pur procedendo con regolarità. In più a pochi esami dalla fine io dovetti partire per il servizio militare perché non potevo più fare il rinvio.

L’anno dopo il mio rientro dal militare finii gli esami e provai un enorme senso di liberazione per il pensiero di non dover più provare l’ansia di arenarmi definitivamente sullo scoglio di un esame più difficoltoso, o semplicemente tenuto da un professore di quelli che amavano preparare trappole e campi minati. In realtà questo non era più accaduto dai tempi degli esami con Carlo, e da allora avevo sempre tenuto un ritmo costante, superando gli esami senza grandi intoppi, ma quella paura di quei tempi mi era penetrata dentro a fondo e ogni volta tendeva a uscire di nuovo a ogni piccolo segnale di pericolo.

Cominciai la tesi, in cui dovevo lavorare in laboratorio per preparare campagne di prove, e questa attività mi piaceva, perché aveva un alone di ricerca scientifica e sembrava più lontana dal mondo delle fabbriche, della produzione e della praticità che era associato alla laurea in ingegneria e che io continuavo a sentire estraneo. Come sempre ero indeciso su quale sarebbe stato il mio futuro, senza idee precise di cosa avrei fatto dopo la laurea e indulgevo nel rimanere il più a lungo possibile in quell’ambiente famigliare e stimolante. Anche se il traguardo che stavo raggiungendo mi riempiva di entusiasmo perché era stato l’obiettivo di tanti anni di fatiche e paure, temevo che la fine degli studi mi avrebbe precipitato in un mondo di scadenze e rinunce, di piani per il futuro e spazi da occupare, di malinconia e nostalgia per la libertà della giovinezza, così inconsciamente rimandavo il momento in cui tutto ciò sarebbe dovuto avvenire.  

Serie: Ritrovarsi


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Un inizio disteso, dove hai disposto con cura tutti gli elementi con il loro potenziale all’interno della storia, in una progressione ariosa e senza strappi. Lo hai fatto in modo scorrevole, col giusto equilibrio, senza fretta e senza indolenza.

  2. “Eppure, in quegli anni mi sembrava di amarla”
    Quanto spesso ci si trova in situazioni come queste. Sei riuscito a dare parole a sentimenti sottili in modo semplice ma incisivo.

    1. Ciao Cesare, ti ringrazio per il commento. Effettivamente oltre il tema principale mi piaceva esplorare situazioni della vita come questo sentimentale e delle trappole in cui si incappa e di cui è difficile accorgersi. Anche su questo aspetto però il legame di amicizia dei due aiuterà a superare e a capire meglio i momenti che stanno vivendo

    1. Si, questa è la seconda parte e sono passati alcuni anni. Il tema che vorrei trattare è quello della trasformazione di un’amicizia in varie fasi della vita.
      La prima parte descriveva le esperienze vissute insieme, le chiacchierate interminabili, questa invece racconterà altri aspetti: il supporto nei momenti di cambiamento soprattutto