Apocalisse

Puma è morto. È morto e sta sotto terra, e da lui nascerà altra vita. Tutti muoiono e anche puma muore. Cio’ di cui avrà bisogno sarà nuovo nutrimento, nient’altro.


Sopra il sole non batte più. Le stelle dominano nel sopra-suolo. Sono caotiche e bianche. Tutto è avvolto di bianco.

Mentre la terra che circonda puma è ancora calda, ma immobile.

Eppure, dall’immobilità più totale qualcosa nasce.

Se i primi nascituri potessero vedere (ma non possono vedere) vedrebbero un fuoco ma non un fuoco normale.

Le fiamme si muovono in maniera strana, sono discontinue e frammentate si muovono come se fossero governate da più cervelli.  Non fanno parte di questo mondo perché non esiste nemmeno un nome per definirle.

Hanno riflessi viola e azzurri, sono quasi impercettibili e intermittenti, nell’insieme un cuore pulsante, il battito del fuoco; sembrano dense,  come se le potessi tenere in mano. Non scottano ma la terra intorno si.

A cosa servono? Forse le stelle ce lo diranno.

Ma a noi non è dato saperlo.

Già, e tutto questo loro non lo vedranno mai perché i cuccioli saranno già morti e la loro madre non biologica pure.   

Ma se uno di quelli sopravvivesse, anche solo uno, dovrà cercare nuovo nutrimento che nel sottosuolo non troverà.lo sa già che non c’è niente.

Scavando lui non vede, non sente e non può emettere alcun suono. Si trova in una fase primordiale della vita ,estremamente delicata.

Man mano che risale però inizia ad avvertire il peso incredibile dell’aria, estremamente rarefatta da risultare pungente e acre, poi un grido intenso, lo sente attraverso la terra, gli parla. un grido profondo nonostante venisse da sopra, poi freddo.

L’aria si è fatta irrespirabile, pesa nei polmoni e il naso fa fatica, il cucciolo potrebbe non farcela.

Non appena giungerà  al di là,  potrà vedere ,per la prima volta.

Un istante, in un lampo viene travolto dall’immensità del bianco, lo vede venirgli addosso in un esplosione che lo acceca all’istante, fino a togliergli il suo primo vero e unico respiro.

In questo pianeta è difficile sopravvivere. Le piante non contengono acqua, gli animali non esistono, solo qualche insetto gigante qua e là.

Il Timankaia erutta , inizia la sua lenta e progressiva esplosione ,che si palesa sotto gli occhi dei cuccioli.pietrificati dalla paura, affamati ed esausti.

Un’offuscata visione dell’apocalisse poco prima di nascere e poi morire.

Un gigantesco fungo di fumo denso, abbrustolito, gocce sospese di lava scintillante,  sembrano ricoprire l’intera atmosfera ma non la soffocano, sembrano danzare intorno al cratere , ma non c’é nessun ritmo, non c’è musica ne’ movimento, è impercettibile la danza che stanno creando.

Le gocce di lava si fanno più grandi, lentamente, goccia dopo goccia, una alla volta senza nessuna fretta si uniscono, e diventano sempre più grandi, enormi, i cuccioli invece rimangono tali e quali, loro non crescono.  

E’ letteralmente lava bollente sospesa in aria , gorgoglia e ribolle nell’atmosfera.

Mancavano pochi secondi all’esplosione vera e propria perché il boato che si generò fu talmente potente da perforare i timpani all’istante: le orecchie sanguinano, non senti più nulla.

Tutto appare sconnesso, i rumori non corrispondono alle immagini, o tutto è controllato o è un sogno. Ma come può essere un sogno se i cuccioli non sono ancora nati? Come possono sognare.

Alcuni si contorcono, altri sembrano già morti, ricercano il calore perduto, ma senza mai chiudere gli occhi.


Per un istante tutto sembra sospeso e al rovescio.

L’esplosione propagandosi ha generato nuova vita.

Ma la sua furia devastante offusca la vista ai pochi sopravvissuti.

Ormai giunti al rito di passaggio. Si sentono davvero pronti questa volta.

La paura non l’hanno mai incontrata .sanno che il mondo non è adatto per loro, la fine del pianeta è vicina.

L’esplosione, le cui polveri sottili assumono forme simili a quelle che si vedono all’interno di un gigantesco falò, si vedono danzare, quasi cantare alla melodia incessante dell’Apocalisse.

Voi che cosa fareste? Dove andreste? Se gli occhi sono talmente gonfi da non permettervi più di vedere, il respiro si fa soffocato dalle polveri e dalla cenere, se la mente è così annebbiata da non farti vedere la realtà in maniera razionale, i piedi si gonfiano le caviglie pure, se solo riusciste a vedere, probabilmente seguireste il cuore, la vista non funziona, faro che illumina l’oscurità dell’esistenza, ma ricordate che non siete ancora nati.

Perché l’unica cosa che vi rende vivi è il ricordo di aver scalato decine di metri di terra per poter vedere. l’unico appiglio alla realtà è il ricordo di quella scalata e di quei pochi secondi che vi separavano alla nascita vera e propria, (e ciò non significa che vi verrà dato un nome e nemmeno un numero, ma una possibilità vi è stata data, l’avete colta, ma non i suoi frutti).

Quando Puma morì, la Terra era già morta, la vita scarseggiava e bastava un battito d’ali perché si estinguesse.

Ma questo non accadde, i mai nati sbocciano ogni giorno.

Solo i sopravvissuti hanno il compito di mantenere vivido il ricordo, di ciò che non saranno mai, perché chiunque veda un Apocalisse non rimane lo stesso.

Tutti i sensi tornano a uno stato primordiale, ma il cervello non è abituato a questi stimoli, così complessi e sopiti.

Allucinazione post-traumatica la chiamano (non so bene chi).

Ti fa sentire il suono distinto di un piano, una canzone che potrebbe essere tranquillamente la colonna sonora del film della tua vita, ma il dramma della morte di quei cuccioli è silenziosa e non si può dimenticare, non finché c’è ricordo.

Un vulcano esplode quando dorme male, o perché ha dormito a lungo.

Può risvegliarlo il piccante, qualcosa come le goccioline d’acqua a contatto con il substrato basaltico, basta poco per farlo esplodere.

Lo strato di antracite che aveva sepolto il terreno circostante si fece fango quando piovve, calcestruzzo quando smise.

Cinque, forse sei minuti di idillio, poi un sipario di nuvole nere. L’aria è sottile, quasi dolce grazie al freddo delle notti cupe, e in quella manciata di secondi diventa così tagliente da addolcire l’imminente boato.

Esplosioni intense come colpi di cannone sparati all’unisono. Laghi incandescenti di materiale lavico fluttuante. Quando si incrociavano scontrandosi, scatenavano scintille e urla bestiali misto ad antracite, acqua sporca e sabbia.

Ma finalmente sorge un aurora.

Si eleva, si doppia, si allunga e poi collassa, sembra una crepa sbiadita nell’oscurità.

I fasci di luce deviano, cercano di aprirsi un varco nell’atmosfera terrestre ormai densa e impenetrabile: il pianeta oppone resistenza.

Di lì a poco miliardi di fotoni colano sotto forma di pioggia di smeraldo, riportando a galla un antica memoria, forse l’antica ricerca di un compromesso tra angoscia e seduzione, i cui bagliori facevano sbandare gli insetti come pipistrelli impazziti.

E’ l’acqua il veicolo originale della Storia. Per Eraclito tutto scorre ma non vedo alcuna differenza.

Ma dove l’acqua non c’è, può esserci Storia? Sì.

Il basalto è dotato di proprietà magnetiche che nella fase di raffreddamento della roccia si allineano al campo magnetico del pianeta come milioni di piccole bussole. Quando la colata basaltica solidifica completamente, i granuli di magnetite si immobilizzano, mantenendo il proprio orientamento e conferendo alla roccia una memoria magnetica.

Insomma, l’apocalisse è registrabile come evento, perché la roccia ne ha ricordo anche se nessuna forma di vita apparentemente ricorda.

I cuccioli morendo, si fonderanno con quella roccia creando un nuovo substrato cosciente.

Ma quando l’aurora termina, nessuno ha modo di ringraziare.

La legge della selezione naturale procede, e nei secoli si è sviluppata attraverso la sofferenza: senza i cuccioli, con una disposizione al sacrificio senza limiti, senza la loro disponibilità ad ammazzarsi di fatica pur di sopravvivere, non ci sarebbe stato nessun grande evento, nessun inizio e nemmeno una fine.

Loro non rivendicano la propria inadeguatezza alla vita, semplicemente la natura aveva il potere di compensare il rischio della vulnerabilità con il premio dell’estasi.

C’è infatti qualcosa in quell’aria, in quella terra, che ha a che fare con il desiderio di esplorare, di spingersi oltre i propri limiti.

Ed è proprio quel qualcosa che mette in moto i cuccioli, è un processo elementare, primario e collettivo, ma allo stesso tempo misterioso e estremamente affascinante per chi ha occhi per guardare.

E’ l’inevitabilità del cambiamento a rendere accettabile ogni ripetizione (questa non è nè la prima né l’ultima apocalisse), ed è la certezza che qualcosa prima o poi cambierà a trasformare in fervente attesa la desolazione di certe esistenze.

Poiché ogni silenzio consiste nella rete di rumori minuti che l’avvolge, lo dice Calvino, questo non-suono occupa uno spazio enorme, e si assume la responsabilità di proteggere in qualche modo la fragilità della potenza del clamore dell’atto.

Il silenzio è un ospite invisibile al party di un vulcano che ti invita a gioire del fuoco, ti invita nel suo consumarsi, nel suo perenne distruggere e ricreare, il solo modo per ingannare l’estinzione.

Ma in questo incredibile inganno della natura, i cuccioli scompariranno per diventare qualcos’altro. Finalmente si liberano di quell’insensato istinto volto alla sopravvivenza, e accettano con pacata irrequietezza il loro destino.

Perché in nessuna saga la natura si dimostra realmente autonoma, tantomeno poetica, sembra che esista solo per essere ammirata.

Il mondo naturale appare irresistibilmente attraente per chi non lo sa guardare, tutti dicono che sia davvero incantevole, fatto sta che da lassù io mi sono beccata un’enorme distesa di grigio (eppure vedo benissimo).

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