Appuntamento di benvenuto

Serie: Erasmus


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Andrea, studente Erasmus, arriva a Seinajoki. Non sa che la tranquilla cittadina diventerà teatro di un orrendo crimine

Gli ultimi giorni di agosto trascorsero lentamente e in solitudine per Andrea. Il meteo autunnale non migliorava la generale atmosfera lugubre. Il giovane fece la spesa per qualche giorno, visitò la lavanderia del campus e l’area sportiva. Gli piaceva svegliarsi presto e andare in piscina, nel palazzo di dieci piani davanti al suo appartamento, e iniziare la giornata con qualche bracciata. Nella biblioteca ancora semideserta aveva preso i libri di testo dei corsi che avrebbe seguito e dato un’occhiata al programma. Aveva stilato un budget settimanale in modo da vivere esclusivamente con la borsa di studio, quasi del tutto destinata all’affitto che garantiva anche i servizi del campus. La vita a Seinäjoki era meno cara che nelle grandi città finlandesi, paragonabile a quella nelle città del nord Italia, così nella prima settimana era riuscito a rispettare il suo budget.

Aveva preso in affitto una bicicletta per tutto il semestre e aveva passato ogni pomeriggio in giro per i sentieri immersi nei boschi. In quella solitudine a contatto con la natura gli sembrò di raggiungere la pace assoluta. Eppure sentiva che mancava ancora qualcosa per essere del tutto sereno.

Si iscrisse all’associazione locale che gestiva tutte le attività sociali del campus. Le lezioni sarebbero iniziate lunedì 1° settembre e tra sabato e domenica arrivò la maggior parte degli studenti. Tra quelli Erasmus, quasi la totalità proveniva dall’est e dal nord Europa. Nessun italiano. E nessun coinquilino per Andrea. Era rimasto allo stesso tempo deluso e sollevato. Era molto preoccupato del genere di persona con cui avrebbe condiviso l’appartamento. Poi dalla segreteria gli avevano fatto sapere che il suo coinquilino, un altro italiano, all’ultimo aveva disdetto la prenotazione e quindi gli avevano chiesto la disponibilità a condividere l’appartamento eventualmente con altri studenti, anche di nazionalità diversa. Aveva dato immediatamente il consenso, sorpreso dal fatto che l’organizzazione dividesse gli studenti in base all’area geografica di provenienza. Era completamente l’opposto del principio alla base del programma Erasmus.

Nella serata di domenica, finalmente, avvenne il primo evento sociale. Un semplice incontro di benvenuto in un locale vicino al campus per conoscersi.

L’appuntamento era alle 18:00. Alle 17:30 Andrea era già pronto e aspettava seduto sul divano. Batteva nervosamente il piede nel tentativo, fallimentare, di calmarsi. Non voleva fare brutte figure, ma allo stesso tempo aveva paura di risultare troppo chiuso e riservato. La verità era che si sentiva sempre un pesce fuor d’acqua. Non era mai riuscito a creare dei legami con i suoi coetanei. Aveva gusti e interessi completamente diversi. Almeno con gli altri ragazzi della sua città. L’Erasmus era per lui una grande occasione per trovare qualcuno come lui, per essere diverso da quell’emarginato sfigato senza amici che era a Cagliari. Se altri ragazzi avevano scelto quella cittadina nel mezzo del nulla, almeno qualche interesse in comune con lui lo avrebbero avuto, no?

Si fece coraggio con quel pensiero e si incamminò verso il locale nella fresca serata. Non pioveva, ma l’aria e la terra erano ancora umidi. Arrivò con cinque minuti d’anticipo e attese. Dopo il suo arrivo in segreteria il primo giorno, aveva scrupolosamente seguito tutti gli orari, ben attento a non sforare in anticipo o ritardo. Una coppia di ragazze, seguita da un gruppetto di cinque giovani gli passò davanti mentre chiacchieravano allegri ed entusiasti. Si fermarono all’ingresso del locale e si guardarono indecisi.

Un ragazzo alto e grosso, con i capelli biondi, corti in stile militare si fece largo nel gruppetto.

«Andiamo! Chi beve meno birra è una fighetta» urlò agli altri in un inglese con forte accento slavo.

Andrea identificò quel ragazzo in un probabile bullo. Mentalmente si appuntò di stare lontano da lui.

L’interno del locale non era molto ampio, ma nei vari tavolini riuscirono a sistemarsi in una trentina. Andrea, arrivato alla fine per ultimo, trovò quasi tutti i gruppetti già formati e impegnati in conversazioni. A disagio, fu tentato di andarsene, e provò a farlo ma venne bloccato da uno degli organizzatori.

«Ciao! Sei qui per l’incontro?» gli chiese un ragazzo particolarmente allegro e cordiale per gli standard finlandesi.

Andrea balbettò un “Sì” poco entusiasta e l’altro gli chiese il suo nome. Lo scrisse su un adesivo che appiccicò con forza al petto dell’italiano.

«Ah ma fai sport?» disse notando sorpreso la muscolatura di Andrea.

«Nuoto.»

«Molto interessante» commentò il finlandese e gli fece l’occhiolino.

L’imbarazzo di Andrea toccò nuove vette, sorrise impacciato a quell’improbabile ammiratore e si allontanò.

Vide il gruppetto del ragazzo slavo che si faceva notare per la rumorosità molesta. Nel tavolino c’erano già cinque boccali di birra vuoti. Andrea si mise il più lontano possibile da quel gruppo, in un tavolino in fondo. Ordinò una cioccolata calda e tirò fuori il cellulare, fingendosi occupato.

«Ciao! Io sono Karolina, Karo per gli amici» si presentò una ragazza seduta nel tavolino affianco.

«Io invece sono Monika» disse la sua vicina. «Siamo coinquiline» e si misero a ridere.

Andrea sorrise e si presentò a sua volta.

Karo era una bella ragazza polacca, con lunghi capelli biondi, occhi grandi e di un azzurro acceso e vivo. Il suo sorriso incantevole le dava l’aria allegra e spensierata. Era una ragazza-copertina perfetta per sponsorizzare il programma Erasmus, ma anche l’intera gioventù sana e libera europea.

Monika non era altrettanto bella. Lituana, con un caschetto nero e occhi blu furbi sembrava molto spigliata e socievole.

«Sei italiano?» chiesero sorprese entrambe le ragazze quando Andrea disse la sua nazionalità.

«Non si direbbe affatto» disse Monika, quasi delusa, «insomma, gli italiani sono più…me li aspettavo diversi, ecco.»

«Sembri più tedesco o austriaco» disse Karo.

Andrea non seppe cosa rispondere a quell’osservazione. Non sapeva se considerarlo una specie di insulto il fatto che una polacca lo considerasse tedesco. Provò a buttarla sul ridere.

«Eviterò di invaderti allora.»

Rise soltanto lui. Entrambe lo guardarono palesemente a disagio. Seguì un momento di silenzio, nel quale arrivarono le ordinazioni dei giovani. Karo aveva preso un drink elaborato che Andrea non conosceva minimamente, mentre Monika una piccola birra. Di nuovo, entrambe guardarono con un sorriso imbarazzato Andrea. Decisamente non era lo stereotipo del classico italiano.

Andrea provò a continuare la conversazione chiedendo quale corso di studi seguissero. Monika studiava per diventare infermiera, mentre Karo era iscritta in Scienze della comunicazione. Il loro interesse crollò definitivamente quando l’italiano rispose Ingegneria meccanica. Continuarono a parlare con lui in maniera fredda e distaccata delle loro prime impressioni su Seinäjoki, poi le due giovani si scusarono e si alzarono per andare in bagno. Quando tornarono, dopo pochi secondi, si sedettero nel tavolino di un’altra coppia di ragazze, intente a chiacchierare con il gruppo del ragazzo slavo, già alla terza birra.

Andrea ingurgitò la cioccolata ancora bollente, scottandosi il palato, e andò via.

Non era neanche lontanamente come lo aveva immaginato.   

Serie: Erasmus


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Discussioni

  1. Mi sto immedesimando in Andrea e in quella sua insicurezza tipica di chi trova grande difficoltà nel rompere il ghiaccio con persone sconosciute, invidiando chi per sua natura sa approcciarsi con naturalezza. Forse anch’io non sono l’archetipo dell’italiano perché sul lago di Garda un cameriere meridionale mi ha consegnato un menù solo in tedesco . Sono esperienze che ho rivissuto nel tuo racconto perché la tua scrittura sa essere sempre convincente e scorrevole.

    1. Grazie Fabius! Che bello che ti immedesimi in un personaggio, mi fa veramente piacere e la considero già una piccola vittoria! Alcuni dialoghi che ho inserito nella serie sono veri che ho avuto modo di avere con studenti Erasmus venuti a Cagliari, soprattutto francesi spagnoli e tedeschi. Anche la scena della ragazza polacca mi è successa veramente e ho davvero avuto l’attimo di smarrimento di Andrea. Almeno non ho fatto la sua stessa figuraccia 😉.

  2. Molto convincente e avvincente. Sembra tutto vero, se non fosse che gli scrittori, o aspiranti tali, lo sappiamo bene, quando scrivono sono sempre molto bugiardi, nel senso che non si puo` resistete alla tentazioe di romanzare tutto, altrimenti madame Fantasia si offende. Mi hai trasmesso l’ entusiamo di quando si e` studenti e si affrontano nuovi territori inesplorati. Anche il disagio, l’ eccitazione, le paure o le delusioni delle nuove conoscenze mi hanno evocato vecchi ricordi. Grazie.

    1. Grazie a te per i tuoi commenti sempre belli e pertinenti! Purtroppo non ho potuto vivere l’esperienza Erasmus causa Covid, ma credimi se ti dico che l’ho immaginata per tanto tempo! La storia e i personaggi sono tutti di fantasia, ma mi piace sempre mettere qualcosa di me in tutti loro e anche in questo caso, alcune cose che ho immaginato prima della mia desiderata partenza le ho inserite 😉