Aprile

Serie: Tempo; affreschi

Mentre il sole continua a muoversi nel cielo, percorrendo lo stesso, immutabile arco di sempre, il divenire del mondo procede, inarrestabile; e la natura impersonale partecipa della luminosità, del calore, della pienezza del tutto. Non appena il singhiozzo egoico dell’uomo cessa, placandosi, l’io cede il passo alla consapevolezza intuitiva di uno scorrere senza altro fine, che non sia il semplice fine di sé; una muta sinfonia di perfezione si irradia da nessun luogo, risuonando nel fruscio delle foglie che si inerpicano fino in cielo, echi d’eternità pervadono il cinguettio degli uccelli.

Questi e simili pensieri si avvicendavano nella mia mente, mentre fissavo fuori dalla finestra il dinamismo di un mondo immobile, poiché colto, anzi: fotografato! nell’ora più solitaria. Pur nell’apparentemente stridente e grottesca commistione creatasi fra la città e la natura, tutto ciò che si para davanti ai miei occhi è attraversato dal principio trasversale del divenire; ‘ciò che è soggetto al mutamento’, d’altronde, è il significato della parola sanscrita che designa il mondo in cui viviamo. Il cielo azzurro, terso e radioso, percorso da una quasi impercettibile brezza; un alito di vento sospinge con sé il profumo rosa dei fiori, che uno dopo l’altro piovono delicati sull’asfalto riarso; la fragranza dell’erba appena tagliata, i raggi del sole, vivifiche radiazioni invisibili.

La finestra del soggiorno incornicia questa visione colorata, in cui le fronde degli alberi tinte di diamante e di pesco sembrano venir ridisegnate attimo dopo attimo, ininterrottamente, sì da riempire tutto il tempo, passato, presente e futuro; la mano che dipinge appartiene al Divino artista che sintetizza, nell’istante eterno ed unico della creazione, ciò che noi percepiamo come una successione atomica di eventi, caoticamente ordinati uno dopo l’altro, espressione meramente quantitativa di coerenza qualitativa e di simultaneità logica. Riflessi traballanti punteggiano le gemme vibranti che esplodono sui rami nodosi, un gioco di luci e di ombre tratteggia l’asfalto incolore, i piccioni– noncuranti – attraversano la strada muovendo su e giù la testa. L’estroflettersi della vita, essenza di colori e di suoni materici, destini individuali che si sovrappongono su tele mirabilmente dipinte, ariose, sfumate, oppure si raggrumano e si condensano nella densità sorda dell’acrilica matericità, della sperimentazione a tecnica mista.

Mentre il sole continua a muoversi nel cielo, percorrendo lo stesso, immutabile arco di sempre, il divenire del mondo procede, inarrestabile; e la natura impersonale partecipa della luminosità, del calore, della pienezza del tutto. Non appena il singhiozzo egoico dell’uomo cessa, placandosi, l’io cede il passo alla consapevolezza intuitiva di uno scorrere senza altro fine, che non sia il semplice fine di sé; una muta sinfonia di perfezione si irradia da nessun luogo, risuonando nel fruscio delle foglie che si inerpicano fino in cielo, echi d’eternità pervadono il cinguettio degli uccelli e il ticchettio delle gocce che, dopo tanto tempo, tornano a impregnare la terra e l’asfalto.

Serie: Tempo; affreschi
  • Episodio 1: Luci e tremolio
  • Episodio 2: Dipingere l’incolore
  • Episodio 3: Aprile
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    Discussioni

    1. “ciò che noi percepiamo come una successione atomica di eventi, caoticamente ordinati uno dopo l’altro, espressione meramente quantitativa di coerenza qualitativa e di simultaneità logica”
      Chapeau. Applausi