Apro la testa a te

Serie: Di sicuro non è un libro


Prossimo giro nella testa, stammi dietro cambio discorso ogni due secondi.

Leggevo il blog di un mio carissimo qualche giorno fa, ed ho saputo rispondere questo, te lo riporto: 

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo il mio pippone politico, adesso arriviamo al mio dentro, il dentro di un ragazzo di vent’anni, vent’anni fa’

 

https://edizioniopen.it/da-un-amico-a-un-amico-una-lettera/

 

Che hai capito?

Questo è ciò che succede quando apro la testa e lascio partire le dita.

Come in questo preciso istante: ascolto “Love theme” di Barry White, ho fumato due canne, due belle canne, che mi hanno tolto la polvere dagli specchi e dai vetri, così che posso spaziare nel cielo che mi si è aperto davanti. Un infinito ha cantato Lui nel pieno della sua agonia, nel suo malessere per la vita, così inutile a volte, così beffarda e meschina: è un pagliaccio, la vita, che si prende gioco di te, fa circo con la tua anima, facendoti sognare e poi lascia cadere le tre palle a terra, dopo averle fatte girare sulle corde dell’amore.

Quella musica arpeggiata di sirene ingannevoli, ti prende prigioniero e ti offusca un (già) corrotto pensiero. E poi,  cadute le palle, sei lì, come un bambino offuscato, non senziente, col cuore infranto per quel gelato ormai a terra, trascinato su una strada diversa dalla tua.

Più di una volta ho ascoltato tutte le note di questa canzone, ma non tante sono arrivate a un’altra partenza. La fermata è stata di non ritorno, l’andata era andata e il tempo della musica finito.

Vedi? Non mi fermo, mi ha reso, lo scrivere, un conduttore di metallo per il filo del pensiero, il mio, che vuole uscire, tanto, perché tante volte fermato da uno scoglio di timidezza.

Bello parlare, oh sì che bello parlare, il più o il meno che tutti sappiamo, io, e tu, che tante volte avrai parlato.

Tu amico, tu fratello, tu sorella, tu, che non hai un sesso ma un’ anima, ascoltatemi, se avete un suono che sia siamese col mio.

Ho bisogno di parlare, ho sempre sentito il bisogno di farmi sentire, ma diciamo che mai tante persone mi hanno ascoltato. Non è un discorso da sfigati, non penso di esserlo, poi credi ciò che vuoi. Però mi sono accorto come dice una canzone che: “…siamo tutti più freddi di quanto crediamo”, sento e vedo persone che vorrebbero parlare, sfogare tante cose, tante insicurezze, tante incomprensioni e tanti dubbi.

Ma non lo fai, non lo facciamo, non lo fanno e non si fa. Sembra che ci sia un diavoletto-angioletto sulla testa di tutti noi, che ci sibilla di stare zitti.

Che faresti se fossi completamente ubriaco?

Se fossi completamente ubriaco e fumato e, accanto alla tua destra, a cinquanta metri ci fosse il primo vero amore della tua vita, e a 50 metri, alla tua sinistra, l’ultima ragazza che hai amato?

Mi ci sono trovato proprio due ore fa.

Impossibile, non ci credo tutt’ora, che situazione assurda. Giorno strano questo, giorno di ricordi che si sono infranti contro un muro di neuroni, non consenzienti di tali ricordi.

Neuroni smaniosi, euforici, un Me andato, partito, ansimante di un nuovo inizio, e felice per tutto quello che c’è. Anche se tutto non va bene, perché tutto non va mai bene.

E sono qui, con due amori ai miei fianchi, ma non è una situazione da dolore.

Sono qui, cosciente del fatto che nessuna ha un così bel ricordo di me, da rendergli una voglia di sguardo, di incontro o di gesta consuete.

Che amarezza, starai pensando.

Sono troppo fumato e ho bevuto troppo.

Non lo percepisco, percepisco un velo nero, per la nebbia, ma non amarezza.

Vicino a me, tutte e due, tutte e due belle.

Due, come non le avessi mai avute o mai conosciute.

Ma non conosco neanche me ora.

Cosa avrei fatto se non fossi stato in queste condizioni alcoliche?

Tremiti di freddo, tachicardia, finta indifferenza, quando sai che non riesci ad essere indifferente alle persone che hanno fatto parte della tua vita.

Sono io, ricordo sempre, ho vissuto, bene, male, fino alla fine, giocando, seriamente, pensando tanto, facendo tanto, provando tanto, fidandomi tanto, tutto fatto, tutto andato.

Vivo ora, vivo altro, dio mi da questo.

Innamorato sempre, ora della vita, di me, delle piccole cose, delle grandi cose che non ho, ma anche grazie per tutto ciò che di orrendo non ho, ma che gli altri vivono, tanti, troppi ingiustamente.

Prego per loro, non per il mio stupido orgoglio, che nemmeno si rivela.

Novembre. Autunno. Grigio. Ma non qui. Qui si respira ancora il cielo. Qui in Sicilia ancora il grigio non arriva. Non c’è lavoro, ma almeno la nostra poesia azzurra è intatta. Si vive qui, tanti vivono, di sole, da soli, con il mare. Io ci vivrei da solo con il mare. Il mare e la musica, che anche d’inverno, anche se non le ho mai sentite, le onde d’inverno, devono essere bellissime. Una casa, quattro mura, calde, un finestra su un terrazzino, che non apri, perché anche qui fa freddo, ma che ti apre un immenso blu. Un blu da pesce, incollato a un nero metallizzato. Fa freddo, e il mare sarà caldo o sarà freddo? Fa freddo, ma penso che quando sarà marzo o aprile quel mare porterà di nuovo il calore, il calore del non far niente di luglio o di agosto.

Ora si deve fare, ora si deve studiare lavorare, non si può andare al mare.

Cade oggi.

Cade tanta, copiosa mi sembra, come l’altra volta, ma un po’ meno.

Dopo un novembre in cui sembrava si realizzasse il sogno di vivere ai tropici.

Che è un luogo comune, ma veramente bello e magico come luogo comune.

Continua...

Serie: Di sicuro non è un libro


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