Archetipi

Serie: Cronache dai trent'anni - Appunti in ordine sparso


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Sapere stare al mondo è la più grande benedizione che possa capitare a un essere umano. Anche se talvolta, come ci insegna Romano Prodi, gestire un simile dono è complicato.

Io credo che oggi come sempre l’umanità tutta possa essere divisa in due grandi categorie: la gente che sa stare al mondo e la gente che non sa stare al mondo.

Dalla mie parti, quando si vuole fare un complimento a qualcuno che sa stare al mondo, si afferma con ironica franchezza, rivolgendosi ad un terzo interlocutore (talvolta solo immaginario): Quistu te ‘mpara a campà!”. “Questo signore”, cioè, “ti insegna come si vive”.

Visto che questa summa divisio non riguarda una particolare categoria di persone, che so io, magari solo gli agenti Tecnocasa di Vetralla, oppure i tesserati ARCI di Cupramontana, interessando invece l’umanità intera, va da sé che la nobile arte del saper stare al mondo possa trovare innumerevoli vie per manifestarsi innanzi ai nostri occhi.

Ritengo interessante, quindi, isolare e descrivere qualche archetipo di “bencampante”.

I° ARCHETIPO

Trentaquattro anni. Fisicato ma senza ossessione, palestra tre volte a settimana, blando riscaldamento sul tapis roulant (10/15 minuti massimo alternando camminata veloce e corsetta), giretto di walzer in sala pesi, poca roba a corpo libero e molti macchinari a movimento controllato, tutto rigorosamente a carichi bassi, descrivendo movimenti lenti “così sento il muscolo che lavora”. Per allenarsi utilizza le schede gratuite e generiche messe a disposizione dal proprietario della palestra, con nomi del tipo “Scheda Uomo 1”, “Scheda Uomo 2”, “Scheda Uomo 3 (avanzato)”; “Scheda definizione”; “Scheda massa”. La sua voluttuosa danza si chiude con una decina di minuti di addominali, secondo il disciplinare dettato dalla altrettanto gratuita e generica “Scheda Addome 1”. Durante la sessione c’è il tempo per un caffettino senza zucchero alla macchinetta, un fugace scambio di battute con una generica Jessica Palestra (salvata così tra i suoi contatti), un paio di scatti fotografici allo specchio collocato dietro la rastrelliera dei manubri. Nelle orecchie le Airpod ripropongono ciclicamente brani dei Coldplay  (non quelli del periodo “buono”, se mai ce n’è stato uno).

Se una volta, per ragioni contingenti, la sessione in palestra salta, nessun problema.

Se per diverse ma altrettanto inesorabili ragioni contingenti salta anche la sessione successiva, nessun problema.

Se una volta uscito dalla palestra, dopo la terza sessione settimanale, l’unica che è riuscito a portare a termine quella settimana, un’apocalisse zombie stesse devastando la città riducendo a una poltiglia di carne tremula gli esseri umani attorno a lui, nessun problema.

Pantalone attillato sulla scala del beige, scarpa di pelle nera del tipo senza laccio – alla moda di adesso – con calzino a scomparsa, camicia bianca, gilet in fresco lana con bottoni, sul quale è descritta una fantasia Principe di Galles che gioca confusamente tra rosso, verde e blù, giacca informale e “divertente” (così gliel’ha raccontata e poi venduta il commesso) contenente una trascurabile percentuale di elastan.

Percorso accademico senza sussulti. Scuola materna dalle suore, poi le elementari pubbliche, vagamente traumatiche all’inizio (trauma superato dopo affiancamento materno nei primi giorni) ma delle quali conserva ancora indelebile il ricordo prezioso della Maestra Anita, morta, un paio di anni fa, a causa di un sarcoma metastatico al polmone sinistro (fumava, ndr). Quindi le medie, delle quali non gli è rimasto nulla, fattore questo che accomuna tutti i bencampanti. Infine l’Istituto Tecnico Commerciale Indirizzo Turistico, nel contesto del quale, senza venire mai rimandato a settembre, passa gli anni più belli della sua vita, scoprendo il sesso – senza trauma alcuno – all’età di quindici anni. Né buono né cattivo, né amico fidato né infido traditore, né tenero amante né cinico tombeur-de-femmes, questo ragazzo cresce inspiegabilmente circondato da mille persone positive, godendo della stima incondizionata della famiglia che, dai diciassette anni in poi, affermerà di vederlo “più come un amico che come un figlio”, tanta è la fiducia che in esso viene riposta.

Fa un lavoro normale. Non è particolarmente ambizioso ma guadagna abbastanza da non essere diventato uno di quegli adulti frustrati che scagliano anatemi contro il governo. Non ha fatto l’Università. Sentiva l’esigenza di affrancarsi dalla famiglia, di avere uno stipendio “suo”, una casa “sua”, una macchina “sua”. Il senso del possesso che, ce lo ricordiamo, fu pre-alessandrino, lo porta dapprima a diventare un agente assicurativo a provvigione. Limitatamente a quel periodo torna ad avere ricordi molto lucidi delle scuole medie, tanto da riuscire a contattare tutti i suoi ex compagni di classe al fine di rifilargli dei piani di accumulo attraverso la tecnica di vendita nota ai più come “Ciao bomber quanto tempo come va mi farebbe piacere se ci beccassimo per un caffè devo raccontarti un sacco di cose e mi piacerebbe parlarti di una cosa in particolare che mi sta letteralmente cambiando la vita”. Sono stato contattato anche io. Sono andato a prendere il caffè avendo perfettamente chiaro che avrei sottoscritto un piano di accumulo UnipolSai, nonostante una parte di me sperava avremmo parlato degli anni delle medie che, personalmente, ritengo essere stati i più belli della mia vita.

Oggi è un agente di commercio Lavazza con esclusiva sul Centro-Nord e parte dell’Abruzzo (solo Teramo e provincia). Guida una Mercedes CLA 1800 che tra poco cambierà, in quanto rimpiange la Volvo XC60, sicuramente meno briosa ma che, afferma, “era un salotto”.

Tre volte a settimana si reca a ridosso di un cavalcavia dove, sempre sotto lo stesso pilone, acquista una consistente dose di eroina, che si spara in vena non appena rientra in macchina.

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Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. Sarebbe davvero bello, se esistesse la misura universale della felicità. Cos’è, alla fine di tutto? Credo che ognuno ricerchi la sua e questo archetipo ne dà la dimensione. Non chiedermi il perchè, ma il tuo racconto mi ha subito dato una suggestione ben precisa: “felicità di plastica”. Il tuo stile narrativo riesce a comunicare immagini forti, mediandole con un’ironia che coinvolge il lettore: far sorridere dell’umano vivere e sopravvivere è un’arte

  2. Buongiorno Jacopo; benvenuto e complimenti per questo tuo primo contributo. Asciutto, essenziale, ironico, tagliente, spietato. Ottimo stile di scrittura, come sottolineato anche dai/lle tanti/e che hanno commentato prima di me. Ti seguiro’ con piacere.

  3. Sorprendente, nel senso più positivo del termine. Una scrittura semplicemente perfetta, come evidenzia, e con forza, Bettina. Ma anche l’idea in sé, ci si immedesima in un istante nel narratore. Un titolo centrato e d’effetto, sia episodio che serie.
    Complimenti per la citazione “Battiatana”, che ci sta tutta. Sui Coldplay glisso in parte, senza salvare i testi ma risparmiando tante ottime basi musicali.
    Un ingresso deciso, sfolgorante. Veramente un piacere leggerti, Jacopo. Chi scrive con tale perizia, sviluppando contenuti così pieni, non ha iniziato ieri il proprio percorso narrativo.
    Attendo i prossimi episodi con profonda curiosità.

    1. Troppa grazia Roberto…sono quasi in imbarazzo, anche se ovviamente prevale la mia vanità! In realtà questi sono i miei primi tentativi di scrittura, nonostante per lavoro abbia sempre dovuto avere un certo rigore in questo campo. In ogni caso, le tue osservazioni mi sono da sprono nell’andare avanti in questo mio piacevole passatempo.

  4. Son saltata sulla sedia! Ci ho trovato tante cose: precisione dettagliata, verità, cronologia della scrittura (niente detto prima di ciò che serve e niente ripetuto per guadagnare il rigo), ironia, ma non è il termine giusto. Ordine, disciplina nella scrittura medesima e la curiosità di poter leggere ancora. Dietro c’è molto lavoro, non solo pensato, ma ottenuto attraverso un costante allenamento (e non di palestra!). Piaciuto molto.

    1. Ciao Bettina, sono davvero contento che tu sia riuscita a trovare tutto questo nel mio breve racconto. Mi fa piacere essere riuscito a colpire nel segno, in quanto ciò che descrivi era ciò che speravo che un ipotetico lettore potesse trovare in ciò che racconto. Sono i miei primi tentativi di scrittura “creativa” (banalizzo così), ma per lavoro ho sempre dovuto scrivere molto, forse questo fattore mi ha aiutato. Grazie davvero.