Aspettando il lunedì
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
- Episodio 5: L’infanzia di Andrea
- Episodio 6: Chiara
- Episodio 7: Fabio
- Episodio 8: Vanni
- Episodio 9: La malagiustizia
- Episodio 10: San Marino
- Episodio 1: Vicolo Blatta
- Episodio 2: La testimonianza
- Episodio 3: Bejan
- Episodio 4: La fenice d’oro
- Episodio 5: La competenza territoriale
- Episodio 6: Il gatto
- Episodio 7: Il temporale
- Episodio 8: L’INCUBO
- Episodio 9: Aspettando il lunedì
STAGIONE 1
STAGIONE 2
La mattina della domenica successiva, Mattia si svegliò con il pensiero di fare la spesa. Si preparò un caffè, aprì la dispensa e poi il frigo.
«Che desolazione: cento grammi di spaghetti, tre dita di latte rancido e due fette di bologna rinsecchite… vediamo se queste le vuole la gatta.»
Aprì la finestra e allungò il braccio con le due fette di mortadella che gli penzolavano dalle mani.
«Psssss, vieni, fai colazione.»
La gatta dormiva acciottolata. Alzò la testa e poi scappò via.
«Vabbè, le mangio io: con il caffè ci stanno da Dio. Sono proprio un bidone di rifiuti. Ha più dignità quella tortella pelosa che io… Tortellina… le sta bene come nome. Adesso, però, dobbiamo farci la barba… almeno la domenica mi tocca.»
Si guardò nello specchio.
«Mamma mia che roba: sembro il nonno di mio padre. Devo darmi una smossa. Basta mangiare porcherie, basta vestirmi sempre classico con gli stessi abiti e le stesse scarpe, se no tra poco, con la simpatia che hanno per me alla centrale, diranno che ho pure i pidocchi.»
Decise di andare al centro commerciale. Girò un bel po’, poi si fermò davanti a una vetrina di un negozio di abbigliamento unisex. Un manichino indossava dei jeans, delle scarpe da ginnastica e una camiciola con una fantasia minuta. Entrò. Gli si avvicinò una commessa.
«Prego signore, posso aiutarla?»
«Sì grazie, vorrei provare i pantaloni e le scarpe esposte in vetrina… anzi, provo anche la camicia.»
«Le prendo tutto… ecco. I camerini sono lì in fondo.»
Vedersi con quegli abiti alla moda lo mise a disagio, poi, sentì una voce: sembrava quella di Giada. Spostò la tenda per controllare: era lei, in compagnia di un giovane uomo, che sorrideva ascoltandola.
«Ma no, Sandro, non è il caso. Dovevamo venire qua per un gelato e adesso viene fuori che era una trappola per farmi un regalo da parte di tutto il reparto.»
«È il tuo compleanno e tra noi usiamo così, lo sai. Maria mi ha detto di farti scegliere quello che vuoi senza guardare il prezzo.»
E perché quella ruffiana di Maria non è venuta lei con Giada?
«Ok Sandro, mi provo questo tubino nero.»
Giada dopo un po’ uscì dal camerino.
«Allora, come mi sta?»
E glielo chiedi pure a quest’affabulatore?
«Ti sta d’incanto, Giada.»
Ma perché, visto che in quel reparto siete tutti padreterni, non avete pensato di regalarle un buono acquisto? Stronzo, dì la verità: ti sei proposto tu di accompagnarla. E adesso, tanto hai fatto e tanto hai detto che l’hai convinta a entrare qui, per poi incartarla come una caramella con le tue parole. Guarda: se tu sei bravo a dire bugie, io sono bravo a smontartele.
La commessa chiamò:
«Signore, tutto bene?»
«Sì, sì. Esco subito…»
Mattia pagò e si avviò. Ormai era mezzogiorno, il centro si affollò di famigliole dirette all’area ristoro. Lui si lasciò trasportare.
Meglio se mangio qualcosa. Del riso in bianco magari. Mi è venuto bruciore di stomaco. Pure io però… cosa pretendo? È tutto inutile.
Si guardava intorno per allontanare i pensieri. Seduta di fronte a lui c’era una donna con un bambino; lo guardava come se lo conoscesse, poi sorrise:
«Scusi, sbaglio o lei è il figlio del signor Foschi: il poliziotto?»
«Sì, sono io, ma…?»
«Lo so, lei non mi ha mai vista. Io ero la badante del commissario Neri prima che peggiorasse. Suo padre veniva spesso a fargli visita. Erano amici e si vedeva: suo padre, guardandolo, diventava triste, quasi con le lacrime agli occhi. Il commissario diceva cose senza senso e una volta, forse per scuoterlo, gli mostrò una foto di lei. Mi accostai per guardare anch’io, e suo padre, con orgoglio, disse: “Guardi, è mi fiôl”. Proprio due bravi uomini. Adesso la saluto.»
Mattia sorrise e le strinse la mano. Si riguardò intorno.
Mi sa che, oggi, c’è una candid camera qui dentro. Ma quando cazzo mai sono stati amici quei due? Papà prestava servizio a Bologna, l’altro in provincia… Poi, da quello che so, Neri era un presuntuoso, figuriamoci se faceva amicizia con un semplice poliziotto. Mah. Si vede che il paparino ha una vocazione per il volontariato, o si sente solo come me e al silenzio preferisce i discorsi sconclusionati del vecchio commissario… Per fortuna domani è lunedì.
E il lunedì arrivò, e con esso un nuovo rapporto alla questura di Bologna. Mattia lo lesse e restò immobile, con le mani appoggiate alla scrivania e lo sguardo fisso sul fascicolo.
Si aprì la porta.
«Il nuovo venuto sta cominciando a starmi sulle palle: appena arriva Chiara si fionda su di lei. Oggi per correre quasi mi sbatteva contro il muro. Tanto, che fa? Tutti sanno che il vicecommissario sopporta tutto… Mattia, ma mi ascolti? Che guardi?»
«Ci sono due novità. La prima è che la procura di Bologna collaborerà con quella di Rimini, e la seconda è che hanno ritrovato il cellulare di Rovelli a Riccione.»
«Quindi prima di essere ucciso era stato lì, e poi si è spostato a Rimini?»
«O l’hanno portato dopo, da morto, per confondere le acque. A Riccione c’è un altro locale di proprietà della moglie di Rovelli: “I tre gabbiani”… Ipotizziamo che sia nata una discussione tra lui, la moglie, la sua amante e “l’ignoto”, per gelosia d’amore o per affari. Il litigio degenera, a Rovelli cade il cellulare ma nessuno se ne accorge — tra l’altro era spento da mezzanotte, l’ultima volta si era agganciato alla cella di Bologna. Dopo lo uccidono e lo spogliano sulla spiaggia, nel punto battuto dal mare. Quella notte c’era vento, le onde erano alte e quindi hanno portato via buona parte delle prove: sangue, impronte e altro. A quell’ora nessuno vede o sente niente. Lo trasportano a Rimini e lo rimettono nella stessa posizione, sempre in riva al mare.»
«Chi ha ritrovato il telefonino?»
«Gli addetti alla pulizia della spiaggia: era nelle griglie dei loro macchinari. La notte dell’omicidio, loro già erano passati, e il giorno dopo la folla dei bagnanti ha spostato tante cose, telefonino compreso, forse salvandolo. Uno degli operai ha detto anche che il mattino di quel martedì ha notato la mancanza di un sacco dell’immondizia, ed è sicuro che la sera prima fossero stati rimessi tutti.»
«Pensi che quel sacchetto possa essere servito per far sparire gli abiti?»
«Sì.»
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