Assenza

Aveva i passi stanchi e trascinanti di chi insegue la vita con sospiri affranti. Aveva i passi stanchi e mugolanti di chi ha provato l’amore solo per pochi istanti.

Aveva i passi zoppicanti. Tristi e disarmanti.

Aveva un viso smunto e sporco, il viso di chi dalla vita non ha ricevuto molto. Una giacca gli pesava addosso, ciancicando lunga sul terreno sporco. Dalle tasche uscivano suoni di metallo arruginito e stanco, e forse una musica malinconica si sentiva di tanto in tanto.

Frugava attento nei cestini, sperando in un aiuto da parte di un amico sconosciuto. Frugava attento gli occhi della gente in attesa di chi, con cuore clemente, lo avrebbe aiutato a risplendere. Vedeva volti tristi e amareggiati e si chiedeva perchè gli altri pensassero sempre a tutto il resto e mai a quel che c’è. Vedeva le persone allegre ed indafarrate scambiarsi sorrisi e regali in cambio di frasi fatte e perlopiù scontate.

Sorrideva senza denti arreso ai sentimenti. Sorrideva e rideva pazzo e demente, gridando in fronte alla gente che lui dalla vita non aveva mai chiesto niente. Sorrideva arreso perchè sapeva che in fondo sarebbe rimasto per sempre lì, appeso. Un odore nauseabondo usciva da quel pelo sporco che lo ricopriva schermandolo dal mondo. Un odore di sprofondo.

Sorrideva assente.

Tra le mani sporche e brutte una bottiglia si accucciava smorta. L’ultimo sospiro di chi aspetta invano di entrare in paradiso. La stringeva forte e fredda, sperando in un conforto da parte di un’apatica etichetta. La stringeva stretta a sè, chiedendole solo di accettarlo così comè.

Le luci di Natale brillavano brucianti nei suoi occhi pieni da far male. Pensava alla sua bimba lontana. Pensava a come sarebbe stato bello stringerle ancora la mano. Si ricordava dell’ultimo regalo, un mazzo di rose rosse su un letto bianco come il marmo.

Pensava al suo sorriso ed affogava il dolore in un sorso deciso.

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