Assenze 

Serie: Il colore delle nuvole

Clara camminava come uno spettro tra le strade della città, talmente silenziosa che anche chi la urtava per sbaglio sembrava non accorgersi della sua presenza. Se ne stava con le mani affondate nelle tasche e il viso coperto in parte dagli occhiali e in parte dalla sciarpa. Al suo fianco, Lorenzo ciondolava senza proferir parola, preferendo esaminare i suoi sguardi piuttosto che porle delle domande delle quali conosceva già le risposte.

-Dove stiamo andando? –

La ragazza alzò lo sguardo verso di lui solo per un istante, il tempo che le occorse per scrollare le spalle. Non sapeva dove i suoi piedi la stessero portando, tutto ciò su cui le fibre nervose riuscivano a lavorare era portarla lontana da casa. Non avrebbe retto un altro sguardo disgustato da parte di sua madre, né le sue parole condite con veleno biologico. La donna non faceva altro che dirle quanto la sua vita si fosse ridotta ad un semplice e inconcludente vagare per le strada dalla propria esistenza, senza degnarsi di fermarsi a far benzina o quantomeno una sosta in un autogrill. Suo padre, un uomo tanto taciturno che persino lei lo aveva sentito parlare poche volte, si era sciolto in parole poco carine sul suo conto. La perfetta sintesi non era altro che uno sprono a riprendere l’uso della parla come ogni persona normale. Ma Clara non ne aveva alcuna voglia, non ne sentiva l’esigenza. L’unica persona con cui desiderava parlare era Lorenzo e con lui non c’era bisogno di emettere alcun fonema. Il ragazzo la capiva come se fosse all’interno della propria mente, come se leggesse ogni singolo pensiero creasse. Sorrise di quelle considerazioni. Lorenzo le era sempre accanto, l’aveva lasciata sola unicamente per qualche settimana per poi riapparire come se non fosse mai andato via. Le settimane senza di lui erano state le più devastanti della vita di Clara, quelle in cui le era sembrato assurdo anche solo aprire gli occhi al mattino e iniziare a respirare. Era stato in quel frangente che aveva smesso di parlare, lasciando che il proprio dolore surclassasse anche l’uso delle corde vocali. Perché Lorenzo era la persona più importante della sua vita, quello che le aveva recuperato la sua palla preferita dall’albero più alto rompendosi un braccio e che aveva ripetutamente finto di aver finito le tavolette di cioccolata per non farla finire in punizione. Era più grande di cinque anni, stava per finire la triennale all’università e presto avrebbe realizzato la propria vita. Clara alzò ancora lo sguardo verso di lui perdendosi nei suoi lineamenti; era sempre stato così bello con quei suoi occhi azzurri e quel filo di barba che lasciava un po’ incolta, più per pigrizia che per moda. Lorenzo era socievole, divertente e anche un po’ sborone di tanto in tanto, diametralmente opposto a lei. Clara non aveva mai avuto un carattere particolarmente estroverso, anzi. Se le fosse stata offerta la possibilità di rintanarsi nel proprio angolino e far dimenticare al mondo che si, esisteva anche lei, lo avrebbe fatto senza pensarci due volte. Aveva, col tempo, sviluppato una moderata seppur incisiva paura delle persone. Si sentiva costantemente in pericolo tra individui che non conosceva a meno che non ci fosse al suo fianco Lorenzo.

Continuarono a camminare uno accanto all’altra senza dire una parola, intendendosi solo con uno sguardo di tanto in tanto. Clara non aveva idea di dove fossero, ma comprese di essere parecchio distante da casa quando di fronte ai propri occhi presero forma un gruppo di quattro ragazzi dall’aria tutt’altro che affabile.

-Clara, andiamo via-

La voce di Lorenzo giunse in concomitanza con i propri pensieri, ma la sua fobia prese il sopravvento incollandole i piedi all’asfalto e sgranando gli occhi dietro le lenti troppo spesse. Vide i quattro ragazzi avvicinarsi con estrema lentezza, ma ciò nonostante le fu impossibile muoversi da dove si trovava. Sperò che i quattro non si stessero dirigendo proprio verso di lei, che magari alle sue spalle ci fosse una terza parte chiamata in causa. Ma le proprie speranze vennero sgretolate nel preciso istante in cui uno di loro le fu talmente vicina da giocherellare con una ciocca dei suoi capelli.

-Ciao piccolina, che ci fai qui tutta sola? – chiese il ragazzo alitandole in faccia.

-Se vuoi, ti teniamo compagnia noi- aggiunse un secondo protagonista.

Clara tremò, Lorenzo al suo fianco faceva saettare gli occhi suoi quattro volti delle persone di fronte a lui. Avrebbe voluto scappare via, Clara, o quantomeno urlare forte. Ma aveva così paura, che non seppe decretare se il suo sarebbe stato un tentativo vano per quest’ultima o per la propria volontà di non emettere alcun fonema. Fece un passo indietro, ma il ragazzo che giocherellava con i suoi capelli l’afferrò per un polso portandola troppo vicino. Gli altri sghignazzarono e Clara ne fu certa, non le avrebbero di certo offerto una coca cola. Uno dei quattro la spinse contro un muro, tenendole saldi i polsi. Chiuse gli occhi e il massimo della propria autodifesa fu quello. Attese impassibile tutto ciò che le avrebbero fatto, ma quello che arrivò forte al suo udito fu tutt’altro.

-EHI! Lasciatela stare. IMMEDIATAMENTE! –

Qualcuno, alle sue spalle, aveva urlato così forte da far fermare tutti e quattro i ragazzi. Clara si voltò verso quel miracolo, sgranando gli occhi quando vide la persona che aveva gridato perché lei la conosceva. Era la ragazza dalla quale era scappata per ben due volte dallo studio di Greta. E se ne stava lì, con una bottiglietta di vetro tra le mani come arma e il fuoco negli occhi. A quella chiara manifestazione di attenzione, diverse persone si erano fermate e alle spalle della ragazza era apparso un omaccione enorme.

I quattro ragazzi scapparono via impauriti, lasciando Clara sconvolta e terrorizzata. Gli occhi le saettavano tutt’intorno come cavalli a briglia sciolta, tentando di comprendere almeno con sé stessa cosa la terrorizzasse maggiormente.

-Stai bene? – le domandò la ragazza bionda.

Clara alzò gli occhi su di lei incontrando delle bellissime iridi grigie e cariche, alle sue spalle l’uomo enorme le rivolgeva un sorriso buono.

-Che diavolo ci facevi da sola in un posto del genere? –

Clara abbassò gli occhi, imbarazzata da quella considerazione e incapace di spiegare la presenza-assenza di Lorenzo.

-Olivia, portala dentro. Le preparo qualcosa di caldo-

La ragazza fece come le era stato consigliato indicando con una mano a Clara l’ingresso della tavola calda di fronte a sé. Non aveva mai fatto caso a quel posto, eppure era particolarmente colorato all’interno. Vuoto, ma colorato. Olivia la scortò fino ad un tavolo, lasciandola sedere e accomodandosi di fronte a lei. Tentò di comprenderla, di leggere qualcosa dietro gli occhiali più spessi che avesse mai visto. Ma Clara teneva il capo basso, infossato nella propria sciarpa mentre si torturava le pellicine e scuoteva le gambe sotto il tavolo. E Olivia, almeno quello, riuscì a comprenderlo preferendo restare in silenzio rispettando le sensazioni dell’atra. Ci era passata, sapeva cosa significasse.

-Tieni bambina-

Nel campo visivo di Clara, apparve una fumante cioccolata calda e quando sollevò il volto verso la mano che gliel’aveva porta, trovò che quell’omone di poco prima non fosse poi così spaventoso. Aveva la faccia tutta rossa e un sorriso da pacioccone. Ringraziò con un cenno del capo, avvolgendo le dita attorno alla tazza scaldandole. Quella scena fece sorridere Olivia mentre la guardava con il capo leggermente inclinato da un lato. Stava per rivolgere delle domande quando vide entrare un uomo di corsa e estremamente agitato. Riconobbe immediatamente Roberto, avrebbe dovuto immaginarlo che qualcuno avrebbe chiamato la polizia e sarebbe corso proprio lui. Si alzò scusandosi con Clara e andandogli incontro.

-Olivia! Stai bene? Cosa è successo? –

Roberto si precipitò verso di lei con il desiderio di stringerla, ma sapeva che le avrebbe fatto un torto indimenticabile. Quando era arrivata la chiamata di in centrale di disturbi in quella zona della città, aveva sentito il cuore salirgli in gola e strozzarlo.

-Io sto bene, tranquillo. È quella ragazza che hanno cercato di aggredire-

L’uomo si sporse appena sopra la spalla di Olivia per analizzare il punto che indicava.

-Vado a parlarle-

-Non ha detto una parola fino ad ora-

Roberto non si sorprese, ormai era abituato a quel genere di approccio. Da circa cinque mesi. Raggiunse Clara con calma, sorridendole dolcemente. Le porse la mano e si presentò.

-Ciao, mi chiamo Roberto Diamanti. Sono un poliziotto-

Serie: Il colore delle nuvole
  • Episodio 1: Macchie
  • Episodio 2: Silenzi 
  • Episodio 3: Assenze 
  • Episodio 4: Disgusto
  • Episodio 5: Nessuno
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Un incontro che, forse, può regalare salvezza a entrambe. Sono curiosa riguardo a Lorenzo, anche se la sensazione che avverto è colma di tristezza e ineluttabilità. Attendo impaziente il prossimo episodio.

      1. Simona Lombardi Post author

        Ciao, grazie per essere ancora qui.
        Lorenzo è una mia incognita. Ho pronta la storyline, ma per lui non so ancora che conclusione prediligere.
        Prossimo capitolo in arrivo!
        Grazie mille ancora,
        S.

      1. Simona Lombardi Post author

        Grazie mille, davvero.
        Spero di riuscire a tenere ancora alto il livello della trama.
        Grazie ancora e spero a presto
        S.