Assurdo

Serie: L'Imperatore dei Mari: Alla ricerca di risorse

Le Guardie governative arrivarono nel momento in cui tutto era finito. Un uomo indicò gli uomini che pochi minuti prima avevano dato luogo al duello.

Il capo della Guardia intimò: «Metti giù il ragazzo.»

Ahmullahja fece finta di nulla, come se l’ordine non fosse rivolto a lui, e fece qualche passo in avanti. Le Guardie, chiuse nelle loro giubbe arancio-viola, puntarono le lance contro il sovversivo.

«Non abbiamo fatto nulla di male,» intervenne Sei «ci siamo soltanto difesi da una rapina.»

«Questo non vi da il diritto di fare prigionieri.»

«Stiamo semplicemente riaccompagnando il ragazzo a casa, nessun prigioniero.» Disse Hiko.

«Non è quello che sembra.»

Uomini tumultuosi guadagnarono terreno alle spalle della Guardia. Sei intravide a capo della folla il nano glabro che quella mattina lo aveva fatto entrare alla Locanda di Kal il rosso. Il piccolo essere era affiancato da un omone alto due metri, con possenti braccia scolpite nei muscoli, che uscivano dal suo gilet di cuoio nero, con in mano un’ascia; dalla testa scendeva una capigliatura acconciata in lunghe trecce rosse, le lentiggini sbucavano dal poco spazio privo di peli, barba e baffi erano molto folti. Il nano indicò il ragazzo.

«Che succede capitano?»

«Vattene, Kal, non è affar tuo.»

«Invece lo è, capitano. Più di quanto immagina.»

Il capitano fissò l’uomo per qualche secondo, metà dei suoi uomini si voltarono puntando le lance contro il gruppo di uomini, erano come schiacciati tra le pareti di una piccola insenatura.

«Non intendo ripetermi.»

«E io non intento aumentare la taglia che pende sulla mia testa uccidendo il capo della Guardia.»

«Cosa te lo fa credere che tu ne sia capace?»

«Sa benissimo, di cosa io sia capace.» Rispose Kal passando la lingua sulla lama della sua ascia.

Sei fece dei passi verso la Guardia governativa.

«Che ti prende, ragazzo? Dove stai andando. Fermati e non impicciarti, ascoltami per una volta.» Disse inutilmente Jolly Roger.

«Ehi, tu!» Urlò Sei puntando il dito verso Kal «Stai cercando noi?»

«Esatto ragazzino. Abbiamo un conto in sospeso.»

«Quella fogna che chiami locanda ospita scazzottate ogni giorno.»

«Vero, ma tutti pagano il conto, prima di andare via. Non scappano, codardo.»

Sei si colpì la fronte: «Hai ragione, mi dispiace. Per la fretta ho dimenticato di pagare quello schifoso rum.»

«E la carne che avevi ordinato.»

«Giusto. Prendi!» Disse Sei, raccogliendo le Nicule, che gli aveva dato suo padre, dalla sacca e le lanciò in direzione di Kal.

L’omone prese al volo il sacchetto, lo aprì e scoppiò in una grassa risata. Anche gli uomini che erano con lui iniziarono a ridere, poi il locandiere alzò la mano e tornò il silenzio: «Non sono abbastanza. Ci sono le spese di riparazione e gli interessi.»

«Se le consegno la sua testa ci lascerà liberi di andare?» Chiese Sei al capitano.

«Dovreste prima venire con noi al palazzo del Governatore, per riscuotere la somma.»

«Poco male. Il Governatore di Foresta mi è simpatico.»

Sei con passi decisi scansò il capo della Guardia che con un cenno ordinò al resto delle sue truppe di puntare le armi contro Kal e i suoi uomini. Lo sferragliare delle armi accompagnò il cammino di Sei verso il suo avversario, che per tutta risposta, facendo mulinare l’ascia, gli andò incontro. Sei accigliò lo sguardo, Kal rideva sardonico; il ragazzo raccolse un pugno d’aria, fece scattare il braccio, con ancora la mano chiusa, in avanti: l’onda d’urto colpì in pieno Kal, il suo volo fu fermato dall’involontaria opposizione fisica degli uomini che lo avevano accompagnato. Kal il rosso si alzò, non rideva più, adesso digrignava i denti marci tra il baffo rosso, riprese a far mulinare la sua ascia e si lanciò in una corsa verso il ragazzo. Sei lo evitò, scostandosi, e con un calcio lo colpì da dietro, sbilanciandolo e facendogli perdere l’equilibrio; il locandiere rovinò per terra, ai piedi del capo della Guardia, che si lasciò scappare un sorriso compiaciuto.

Kal si alzò, il suo naso distava un centimetro da quello dell’uomo del Governatore, con l’ascia ben in mostra, pronta a colpire.

«Sono io il tuo avversario.» Disse Sei, piegando le ginocchia e facendo segno con la mano destra di affrontarlo.

Kal sputò per terra, lanciò uno sguardo truce al capitano, si voltò e partì nuovamente alla riscossa. Questa volta Sei non lo evitò, lo attese fino all’ultimo, poi con un movimento secco lo colpi in mezzo agli occhi. Il busto di Kal si torse indietro, mentre le gambe roteavano in avanti, l’uomo lasciò andare l’ascia che gli si conficcò in testa nello stesso momento in cui le spalle toccarono il suolo. Un rivolo cremisi rigava la pelle tra gli occhi sbarrati.

Sei si voltò verso i beoni di Kal, che si dileguarono nella polvere, compreso il nano glabro.

Hiko estrasse la lancia dalla testa del cadavere, se lo caricò sulla spalla e poi disse: «Per dove si va?»

Il capitano della Guardia e i suoi uomini fecero strada. Gli avventori del mercato facevano largo al passaggio dei militari. Sei salutò i suoi genitori, che osservavano a bocca aperta quella processione, solo Cassari ricambiò, sorridente, il saluto.

Raggiunto il palazzo del Governatore di Foresta, il capo della Guardia ordinò di far uscire il suo Signore.

Il piccolo uomo, con in dosso il suo vestiario più leggero, sempre rigorosamente in verde, raggiunse l’ingresso principale trotterellando sulle sue scarpette fatte di pelle di squalo.

Sei si chinò sul ginocchio destro e con la mano sul cuore.

Quel gesto, accompagnato da quella bizzarra capigliatura, lasciarono per un attimo il Governatore interdetto, poi disse: «Cosa succede di così urgente, capitano?»

«Il ragazzo è riuscito a eliminare Kal il rosso, proprio sotto i miei occhi.»

«Accolgo questa notizia con grande gaudio. Riusciremo a chiudere quella topaia di locanda?»

«Faremo del nostro meglio.»

«Bene, me ne compiaccio,» disse l’uomo dalla corona di legno nero pregiato «tu, vai a prendere la ricompensa per il giovane», poi indicando Ahmullahja e Hiko, «sono delle nuove armature per l’esercito?»

«No, mio Signore. I due uomini sono compagni del giovane.»

«E dimmi ragazzo, come ti chiami.»

«Sei.»

Il Governatore trasalì.

«Figlio di Jark, mio Governatore.»

«Che strano nome. Mi ricorda tanto uno di quei fanatici del faraglione.»

«Non so a cosa si riferisca, mio Signore. Sono figlio di umili fruttivendoli.»

«Capisco, capisco.»

L’arrivo della ricompensa salvò il ragazzo da altre pericolose domande.

«Fatene buon uso.» Disse il Governatore indicando il piccolo forziere pieno di Nicule.

«Come comandate, mio Governatore.»

Sei sgranò gli occhi verso i suoi compagni per esortarli a lasciare quel posto il prima possibile. Fortj, adesso, riuscì ad ammirare la bellezza del palazzo, non potendo far altro che sussurrare: «Assurdo.»

Serie: L'Imperatore dei Mari: Alla ricerca di risorse
  • Episodio 1: Addio
  • Episodio 2: Il mercato
  • Episodio 3: Lork e Tarem
  • Episodio 4: Fortj
  • Episodio 5: La tana
  • Episodio 6: Ahmullahja
  • Episodio 7: Hiko
  • Episodio 8: Assurdo
  • Episodio 9: I patti vanno rispettati
  • Episodio 10: Tornado Six
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