B Come Bottone

Serie: Le Alfabeto-Avventure di Dorina

“Oh no! Ho perso un bottone!”. Era iniziata con questa esclamazione la giornata di Dorina, in un freddo lunedì d’inverno. Erano appena le sette e trenta del mattino e la mamma era entrata nella stanza per svegliarla, aprendo le tende e lasciando entrando una luce un po’ fioca per il mal tempo. Dorina si alzò con piacere dal letto perché la sera prima la mamma aveva promesso che l’indomani per colazione avrebbe preparato le frittelle dolci. Ma solo che, infilando la calda vestaglia di ciniglia, si accorse che mancava uno dei bottoni che lei tanto adorava. Non erano bottoni qualunque quelli della sua vestaglia. Al contrario, erano cinque grandi bottoni uno diverso dall’altro e uno più bello dell’altro. Il primo era a forma di fiore, il secondo a forma di farfalla, il terzo a forma di fragola, il quarto a forma di ape e il quinto a forma di foglia. Quando nelle serate d’inverno Dorina indossava la vestaglia sopra il pigiama, ogni volta, armeggiando con i bottoni, inventava una storiella velocemente: una sera l’ape volava sul fiore e faceva amicizia con una farfalla; un’altra sera la farfalla volava sulla foglia magica; una volta ancora la farfalla si posava sulla fragola per gustarne il dolce sapore. Quel mattino in cui Dorina voleva correre a mangiare le frittelle, scoprì che era scomparso il bottone a forma di farfalla. “Mamma credo di aver perso un bottone. Mi aiuti a cercarlo?”

“Su Dorina! Ci penserai oggi pomeriggio. Ora fila a far colazione che la scuola ti aspetta!”

“Ma mamma…”

“Per favore Dorina, fa’ come ti dico”.

“ Va bene, mamma”.

Ma il va bene di Dorina non era un granchè convinto. Lei ci teneva a quei bottoni. D’altronde, però, era vero che al mattino i minuti erano contati. Avrebbe cercato il suo bottone a farfalla appena rientrata da scuola.

La giornata per fortuna passò in fretta tra lezioni, mensa, di nuovo lezioni, sport e finalmente casa! Appena rientrata, Dorina lasciò lo zaino sulla sedia della sua stanza, tolse le scarpe, corse a lavare le mani, prima che la mamma glielo avrebbe ricordato come sempre, e subito andò a sdraiarsi a terra accanto al letto dove credeva di aver perso il bottone. Iniziò una ricerca attenta e scrupolosa di ogni centimetro quadrato del pavimento. Ma nulla. Dopo dieci minuti il bottone a farfalla non si faceva ancora trovare. Un po’ scoraggiata Dorina si rialzò da terra e andò a sedersi sul davanzale della finestra, pensando a dove potesse essersi cacciato il suo bottone. E ora cari bambini lettori, sono sicura che avrete capito: secondo voi la farfalla dov’era? Ma certo! Era lì, fuori la finestra, a volteggiare nell’aria! Dorina riconobbe subito il suo bottone farfalla che ora era, in realtà, solo farfalla!

“Farfalla! Farfalletta bella! Perché sei volata via dalla mia vestaglia? Tu mi piacevi! Perché sei scappata?”

E così esclamando, Dorina aprì la finestra e allungò la mano verso la farfalla. Quest’ultima si appoggiò subito con delicatezza sulle sue dita e disse:

“Ahhh! Finalmente che fatica! Sono stanchissima! Devo assolutamente riposarmi. Il viaggio fino al negozio di gelati è stato lunghissimo!”

“Cosa? E perché mai sei andata al negozio di gelati?”

“E tu perché mai ieri sera hai inventato una storia in cui io avevo voglia di gelato e dovevo volare fino al gelataio che sta qui in fondo alla strada? Non sai che le tue storie son vere per davvero per noi bottoni?”

“Non ci credo, non ci credo! Dici davvero? Ma è fantastico? Allora vorrà dire che stasera ti farò volare fino al Polo Nord a vedere i…”

“No! No! Ti prego! Può bastarmi che tu mi faccia volare su una dolce fragola o mi faccia volteggiare in compagnia di un’ape. Non esagerare. Davvero! Io non ho mica ali di gabbiano. Per favore!”

“Ah!Ah!Ah! Ma certo! Stavo scherzando sai? Ho capito: quando la sera abbottono la vestaglia e invento storie, devo parlare solo di una farfalla, un’ape, un fiore, una foglia e una fragola. Giusto?”

“Esattamente! Così poi durante la notte per noi cinque bottoni sarà più facile e veloce ritornare ai nostri posti sulla tua bella vestaglia.”

“Ho capito. Ora vai pure a riposarti!”

E così, la farfalla, volteggiando un po’ per la stanza, delicatamente andò a riposizionarsi sulla vestaglia trasformandosi di nuovo in un bel bottone.

Dorina rideva molto divertita e pensava già ad una prossima storiella da inventare con i suoi amici bottoni.

La sera, quando fu ora di indossare il pigiama e la vestaglia, la bambina, tra sé e sé, abbottonandosi, iniziò a dire: “Un giorno un’ape e una farfalla furono trasportati su una foglia magica verso un’alta montagna e… ops! Che strano mi è sembrato di sentire un mormorio. Ehm… ok: un giorno un’ape e una farfalla furono trasportati sotto il letto di una bambina di nome Dorina e… “

Serie: Le Alfabeto-Avventure di Dorina
  • Episodio 1: A come Albero
  • Episodio 2: B Come Bottone
  • Episodio 3: Dorina e la zucca di Cenerentola 
  • Episodio 4: I sette nanetti
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    Commenti

    1. Letizia Maracci

      Grazie, questo racconto mi ha fatto tornare ai giorni dell’infanzia, quando bastava osservare un semplice oggetto per vivere storie fantastiche con la sola forza dell’immaginazione…

      1. Costanza Cerrotta Post author

        Io sono convinta che nell’età adulta la fantasia sia solo messa da parte, ma non scomparsa. A me fa tanto bene rievocarla e donarne i frutti ai piccoli e grandi lettori. Un abbraccio!

    2. Costanza Cerrotta Post author

      Grazie cara Sara
      Scrivere queste storie mi fa stare bene bene.Come quasi null’altro. Mi permette di guardare la realtà da un punto di vista differente. Come una bambina. Al prossimo racconto!

    3. Sara

      C’è una dolce infanzia on questo racconto. Mi hai fatto immaginare i bottoni colorati in un morbido cotone , l’aria di casa di famiglia. Raccontare storie è sempre una grande risorsa , a volte basta davvero poco per accendere la fantasia , per posarsi con leggerezza sulle cose , descriverne l’essenza e portarle come farfalle in giro per il mondo.