Bang !
La stanza dove avevo passato quegli ultimi giorni era diventata la mia prigione, l’esilio a cui mi ero prestato per completare il racconto di una vita.
Il campanile della città vecchia batteva le otto quando decisi di finire la bottiglia di porto e quella fetta di formaggio che mi contendevo con un topo, mio unico compagno di cella.
Il foglio bianco non mi faceva più così paura, né le occhiate di quel topo mentre finivo l’oggetto della contesa.
Il caldo sentore del porto che mi scendeva in gola, mescolato al sapore del formaggio, era qualcosa di sublime, che avrei voluto trascrivere, ma preferii godermelo in pace con i miei fantasmi.
Passata quell’estasi di sensazioni, mi ritrovai a fissare una crepa sul muro davanti a me.
Avrei giurato che ieri non c’era, pensai, poi chiusi gli occhi.
Al dodicesimo rintocco li riaprii. Guardai il muro: la crepa era sparita, il sorcio, mio amabile compagno pure, così come il porto nella bottiglia e la fetta di formaggio.
Tutto, tranne il foglio candido davanti a me.
Presi coraggio e andai in bagno.
La schiena dolorante e le gambe addormentate mi facevano trascinare come un vecchio paralitico per quel breve tratto di strada.
A metà strada ebbi un ripensamento: una frase mi girava in testa da giorni, ma non riuscivo a farla mia, a renderla sulla carta.
Ritornai al tavolo e scrissi quelle ultime, brevi parole:
«Oggi io lascio questa vita di merda per una fossa comune fuori dalle mura del cimitero. Nessun rimpianto nessun soldo da lasciare a nessuno ho vissuto male ho amato peggio, ho truffato tradito rubato e solo avvolte ho venduto qualche buon racconto , non lascio altro che maledizioni e debiti che mai pagherò. Anche adesso mento a me stesso; si un rimpianto c’è, di non aver ballato quell’ ultima milonga con Donna Rosa, al Caffe Alma Mia venti anni orsono. Addio, stronzi.»
Bang !
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Noir
L’ho letto due volte e penso proprio che prima di sera, lo leggerò una terza. La prosa rivela continuamente qualcosa di nuovo, come se il linguaggio si rigenerasse ad ogni lettura. Del finale mi ha colpito il ripensamento sulla frase, mentre sull’atto non v’è alcun dubbio.
Mi piace la spontanea crudezza di chi esprime, senza filtri remore ne timori di giudizio o censura, il proprio pensiero, anche se scomodo sgradevole e sgradito. Spesso la verità è il sinedrio più tenuto dai mediocri che basano la propria illusione su accomodamenti e favori
Molto bello. L’ho letto e riletto e mi piacciono entrambe le conclusioni che ne ho tratto. La prima, probabilmente la più plausibile: suicidio (e la fossa comune all’esterno del cimitero era, in passato, tomba per i suicidi), ma la seconda mi piace di più: sta andando in bagno e, finalmente, ha l’ispirazione per quell’ultima pagina (ancora bianca) del suo romanzo. Qualunque sia quella che tu hai pensato a me è piaciuto ragionarci su. Bravo!
la prima che hai detto, ma grazie per il finale più leggero
Bello, mi è piaciuta soprattutto l’atmosfera. Il topo, il porto, la stanza chiusa… si sente proprio quella specie di isolamento del protagonista. E poi il finale arriva bello secco. «Addio, stronzi.» mi ha fatto sorridere: dopo tutto il resto, ci stava proprio.