BASILISCO

Solo qualche decennio prima sarebbe stato impensabile poter cogliere dal vivo i prodromi di quell’evento epocale.

Nonostante ciò, il signor Coleman, un placido turista inglese, non ebbe la prontezza d’immortalare l’attimo, vinto com’era dallo stupore e dall’intontimento del caos che regnava in quel vicolo soffocante di Luxor.

Ci pensò comunque la folla di altri villeggianti a registrare tonnellate di video e a bombardare i social con le moine di quell’omaccione panciuto che si cimentava in una buffa danza davanti allo specchio cariato del bazar.

Subito si figurarono un gioco di prestigio, qualcuno parlò di “specchi non invertiti”, anche se risultava strana la presenza di aggeggi simili in un vecchio mercato infestato di chincaglie polverose e commercianti buttati a terra fra mosche appiccicate dall’umidità.

Anche Coleman sembrava alquanto sbalordito da quella scoperta casuale.

A spiazzarlo era l’illogico comportamento del suo riflesso: non si limitava ad agire nello spazio contrario a quello occupato dall’uomo, ad alzare e abbassare arti opposti a quelli che ci si sarebbe aspettati di veder muoversi in un comune specchio, ma amplificava altresì l’inquietudine con un dettaglio che avrebbe fatto correre brividi lungo le schiene di milioni di spettatori a venire.

Il riflesso infatti pareva camminare in una profondità contraria: quando Coleman si avvicinava, la sua replica arretrava dell’esatto numero di passi, con uguale, sincronizzata lentezza e, di contro, arrancava all’indietreggiare dell’originale.

Così facendo, l’impostore creava tutta una serie di squilibri nella duplicazione della realtà alle sue spalle: inciampava nelle copie dei passanti, dava spallate, faceva cadere bambini. Tutte azioni che all’esterno dello specchio non accadevano, come se una scheggia impazzita dell’universo al di là del cristallo avesse deciso di dichiarare guerra alla simmetria.

Quella notte, il mondo si coricò senza troppe afflizioni, bollando il fatto come l’ennesimo numero di esibizionisti a caccia di views.

Ciò che accadde il giorno seguente, però, cancellò ogni umana certezza.

I telegiornali mattutini dell’intero globo esordirono così: Specchi fuori controllo, la comunità scientifica in subbuglio.

Per tutta la giornata – e per quelle seguenti – non vi fu organo di stampa che non tempestò la popolazione con notizie riguardanti gli incontrollabili atteggiamenti dei riflessi umani.

Ora su una tv, ora su un computer o sullo schermo di uno smartphone, apparivano speaker o youtuber spettinati e malvestiti, colti dall’impossibilità di ravviare i capelli o imbellettarsi ben bene.

La ragione era da attribuirsi ai loro dispettosi riflessi che parevano far di tutto per scoordinarne i movimenti allo specchio.

Subito Coleman divenne una star, pur non avendo assolutamente idea di cosa stesse accadendo: lui, in fondo, era stato solo il primo testimone involontario di quel fenomeno.

Nella settimana seguente vennero svolti studi più approfonditi: l’unica conclusione ovvia fu che, col passare dei giorni, le figure al di là degli specchi avevano avviato un repentino processo di distanziamento dai loro “proprietari”.

Era come se cercassero in ogni modo di affrancarsi da quella che per noi era pura mimesi.

Un noto epistemologo austriaco, tale Johann Friedrich von Erlenbach, nel suo Ontologia e Verità: verso una Nuova Epistemologia teorizzò la possibilità di una deriva delle nostre repliche in una vera e propria anti-realtà.

A questa conclusione era giunto dopo l’esame costante di ben trentaseimila riflessi.

Al principio, disse in uno storico congresso, i doppi hanno iniziato ad agire in una logica di piccole discrepanze, ancora dettate da una ferrea simmetria, seppur inversa. Questo filo invisibile con i loro corrispettivi umani sembra essere rimasto intatto, ma a ogni ora notiamo l’esacerbarsi di una spinta emulativa contraria.

Non saprei dirvi se il fenomeno è dato da una coscienza interna ai riflessi o da una legge fisica ancora sconosciuta, ma una cosa è certa: loro non vogliono più essere noi.

Il mondo, intanto, aveva iniziato a cercare soluzioni ai problemi causati da questa bizzarria: si era notato che, sostituendo gli specchi con monitor, era possibile bypassare l’impaccio di non potersi più riconoscere nel proprio riflesso.

Ecco quindi che la viabilità urbana – prima grande vittima dell’anomalia – era in procinto di essere finalmente ripristinata con l’ausilio di telecamere e visori installati negli incavi degli specchietti.

Ci sarebbe voluto però un pezzo prima di poter dotare tutti i veicoli delle tecnologie adeguate.

I riflessi, intanto, continuavano a sprofondare nel loro abisso di “inaderenza” alla realtà.

Eppure in quella loro rivolta era evidente una perfetta coesione: dapprima avevano iniziato tutti a tenere le palpebre serrate, aprendole solo nei momenti in cui la controparte animata le chiudeva, così da non arrivare più a guardarla negli occhi; poi avevano cessato di muoversi nei momenti esatti in cui l’altro si muoveva. Riprendevano a camminare o ad agire solo se il proprietario si sedeva o stava fermo.

Alla fine potevi vederli come tanti sonnambuli immobili, in piedi di fronte a te, con gli occhi chiusi e barcollanti, in attesa che tu cedessi all’inazione.

Col passare dei giorni, però, il loro operato prese pieghe decisamente macabre: una volta invertita la spazialità, la gestualità, la cinetica… venne il momento d’invertire l’esistenza.

I riflessi caddero tutti assieme, all’improvviso, nelle varie parti del mondo.

Restavano lì, a terra, come svenuti.

Ci volle qualche giorno per capire che erano morti; si iniziò a intuire dal loro decomporsi di fronte agli occhi attoniti e terrificati dei rispettivi proprietari: ora i riflessi restavano esanimi negli specchi, eppure sempre presenti in ogni nuova superficie che incrociava l’occhio umano.

Era come arrivare costantemente sul luogo del proprio delitto, anche se l’ambiente cambiava in continuazione, e poteva essere un supermercato, un parrucchiere o un asilo.

Come prevedibile, un mucchio di persone iniziarono a frantumare quei cristalli funerei, giurando di poter sentire i miasmi del marciume levarsi dalle loro repliche annerite e mangiate dai vermi.

Qualcuno, però, tentò addirittura l’esperimento inverso: una notte, alcuni ragazzi, sedicenti “satanisti”, collocarono una salma appena dissotterrata di fronte al grande specchio di un negozio d’abbigliamento, poco dopo esservi penetrati di nascosto.

Inutile descrivere la reazione della commessa che il mattino seguente aprì l’esercizio, nel trovare a terra un cadavere ridotto all’osso e nel vedersi fissata dal doppione del defunto, perfettamente vegeto e in via di “ricomposizione”, ritto in piedi nella stanza rovesciata del grande specchio.

Quell’episodio segnò il colmo: da lì in poi, tutti gli oggetti riflettenti della Nazione vennero smerigliati. Si ideò persino una sostanza insapore che intorbidisse le superfici dei liquidi più cristallini, così da sigillare quei varchi schiusi sull’orrore.

Per qualche mese, il mondo proseguì in ciò che fu chiamato “l’ostracismo della vanità”, anche se pochi coraggiosi tentarono ugualmente, in clandestinità, di scrutare dentro a quell’universo che ormai sembrava non appartenere più al nostro.

Alcuni infatti parlarono di “abbandono della forma umana” proprio per indicare lo stadio finale della deriva dei riflessi; descrissero colori, morfologie e architetture inconcepibili.

Anche gli spazi, “dall’altra parte”, non avevano più nulla di logico.

Si sfiora l’impensato disse Johann Friedrich von Erlenbach dal letto di morte, dopo che anch’egli aveva ceduto alla curiosità di sbirciare “l’oltre”.

Da allora, i pochi sprovveduti che s’abbandonarono alla contemplazione del proprio doppio non fecero mai più ritorno da quelle lande di orrore, se non sotto forma di pallidi involucri senz’anima. 

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Discussioni

    1. Ciao Loris! Grazie mille per la lettura!🙏🏻 Il riferimento al Basilisco deriva dal fatto che quella creatura mitologica era capace di uccidere con lo sguardo, proprio come nel finale del racconto, in cui i riflessi diventano talmente contorti da portare l’osservatore alla follia e alla morte.

  1. “Non saprei dirvi se il fenomeno è dato da una coscienza interna ai riflessi o da una legge fisica ancora sconosciuta, ma una cosa è certa: loro non vogliono più essere noi.” Questa parte così come tante altre, mi son piaciute davvero molto. Colto da forti poteri evocativi, ho immaginato tutto benissimo e mi ha avvolto in una bella ma bella atmosfera. Ti fa anche riflettere (scusa il gioco di parole🤣) su come ci completeremo noi trovandoci in questo stesso racconto. Bah, non fatemi dilungare troppo, mi è piaciuto un sacco punto e basta

      1. Ma si, un atmosfera diversa me la aspetto eccome! D’altronde con Colophon hai saputo stupirmi, solitamente avrei evitato uno scritto inerente ad argomenti di quel tipo, ma il tuo destreggiarti così bene fra varie personalità e inserendo buoni colpi di scena in una successione pressoché perfetta, mi ha trascinato in un bel vortice. Ciò ha dato senz’altro prova che ci sai davvero fare, ragion per cui senza il minimo pregiudizio so bene che potrò cullare il mio intelletto attraverso la lettura di ogni tuo scritto, per quanto questo possa soddisfare o meno i miei meri gusti personali🎩

        1. Grazie ancora Loris!🙏🏻 Questo è senza dubbio uno dei commenti più belli che io abbia mai ricevuto!

  2. La ricerca del paradossale, del surreale per spiegare e criticare in chiave allegorica la realtà è, secondo me, divenuta un tuo tratto distintivo. E apprezzo molto lo sforzo che fai nel ricercare sempre l’originalità in ciò che scrivi, senza mai scadere nel banale o nel ripercorrere strade già affrontate da altri.
    Molto bello e significativo questo racconto.

    1. Ciao Giuseppe! Ti ringrazio per aver letto e commentato il racconto😊. L’amore per il mistero e per l’assurdo ci accomuna, quindi ogni volta sono felice di ricevere un tuo parere🙏🏻 È sempre difficile sorprendere chi, come noi, ha la fantasia allenata in questo genere narrativo😉

  3. Caro Nicholas, tu per me ormai sei un punto di riferimento, un metro di giudizio, una certezza dalla quale partire ogni volta che si tenta di esplorare l’insolito, e non mi deludi mai.

    1. Ciao Roberto! Grazie mille😄 troppo buono🙏🏻 Tra qualche giorno conto di far partire una serie meno incentrata sull’insolito, tutta costruita sui dialoghi, e l’idea me l’ha data uno dei tuoi bellissimi racconti!

  4. Bravo Nicholas. Un lavoro ben scritto (ma questa non è una novità) e originale, davvero piacevole da leggere. Dopo averlo letto sono rimasto incuriosito dal titolo e ho dovuto cercare. Poi ho trovato il perché… doppiente bravo per la scelta del titolo.

  5. L’originalità senza una contemporanea universalità non ha effetto alcuno. Tu sei stato originale nel testo e universale nella scelta dei punti deboli dell’ animo umano da toccare. Ha spinto una sequenza di bottoni che producono un effetto potente e raffinato. Un horror pregno di umorismo, eppure terrificante. Degno della letteratura fantastica dei tempi migliori. Chapeau.

    1. Ciao Giancarlo! Grazie mille per aver letto il mio racconto e per il bellissimo commento! Sapevo che questa storia sarebbe stata collocabile in uno dei nostri comuni generi di riferimento, e speravo in un tuo parere favorevole! Grazie ancora!

  6. “Non saprei dirvi se il fenomeno è dato da una coscienza interna ai riflessi o da una legge fisica ancora sconosciuta, ma una cosa è certa: loro non vogliono più essere noi.”
    Meraviglioso. 👏 👏 👏

  7. Dopo questo tuo ultimo racconto, credo di poter affermare con certezza che tu sia uno degli autori più originali, particolari e curiosi che ho la fortuna di aver scoperto e di leggere. Sono sicura che chiunque decida di immergersi nella lettura di questo tuo testo non possa fare altro che essere d’accordo con me. L’idea qui è assolutamente originale, nonché supportata da basi pseudo-scientifiche che sono così oggettivamente ben descritte e supportate da sembrare quasi vere. Probabilmente lo sono in quello strano ‘riflesso contrario’ che è la nostra mente quando cerca di guardarsi dentro. La musica che hai scelto è assolutamente sconcertante, come lo è la storia, come quando fissi certe immagini e ne scopri altre celate. Complimenti Nicholas, bravissimo.

    1. Grazie mille, Cristiana! Troppo buona! 🙂 Ricevere apprezzamenti così belli e profondi da persone che si stimano umanamente e artisticamente è il più grande incentivo ad andare avanti per dare sempre il massimo!