
Battaglia fra robot
Lupo uscì dalla base al vedere le stelle comete in cielo. «Non mi piace».
Accanto a lui c’era Rosso. «Neanche a me».
Pure gli altri robot erano usciti dalla base e stavano assistendo alla scena.
Pianeta K-2, le stelle comete stavano atterrando e non c’era nulla di buono da aspettarsi.
Il comandante dispose la truppa per la battaglia, se lo aspettavano tutti che sarebbe successo, ma Lupo aveva sperato che avvenisse il più tardi possibile.
Il comandante ordinò: «Lupo, monta la guardia».
Obbedì e vide le stelle comete schiantarsi tra le montagne con rumori di tuono.
Arrivò l’intero battaglione e il comandante ordinò, di nuovo: «Tre colonne, poi in marcia».
Il reparto si divise in tre colonne e ognuna marciò in mezzo alle montagne fino a raggiungere le vette e Lupo vide davanti a sé un cratere laddove una stella cometa si era schiantata. Lo ammirò e pensò che non lo attendeva nulla di buono. «Ma i genieri hanno le reti…» gli venne in mente.
Rosso gli diede una spinta. «Preparati, fra poco si combatte».
«Sì» si limitò a dire, dopo tacque. Preparò i reattori sparatutto che aveva per ciascun braccio e vide sbucare dal centro della cavità un robot a forma di scorpione. Era gigantesco e dalla sua schiena se ne staccarono di altri, ma questi ultimi avevano più la forma di robot come si supponeva in genere: con braccia, gambe e testa oltre che i fucili, uno per braccio.
«Eccoli» esclamò il comandante. «Fuoco!».
Aprirono il fuoco e una pioggia di raggi nucleari calarono addosso ai robot nemici, gli invasori, quelli che non meritavano altro che essere accolti con la violenza.
Lupo ne colpì uno, poi un altro ma lo scorpione che li stava trasportando agitò la coda e per poco il pungiglione non colpì Lupo che si gettò a terra per evitare l’affondo. La coda volteggiò come impazzita e travolse altri robot come Lupo, forse pure Rosso, ma Lupo non se ne curò.
«All’attacco» giunse l’urlo di Rosso.
Non era morto, allora.
Si gettarono nel cratere, incontro ai robot nemici, e Lupo rotolò nella sabbia fin da dove lo scorpione era sbucato e una volta lì si trattenne a uno sperone roccioso: aveva paura a cadere lì dentro – forse qualcuno avrebbe riso al sapere che un robot aveva paura, ma era la verità e tutti dovevano capire che lui, seppur fosse un automa, aveva dei sentimenti.
Si resse forte, ma arrivò qualcuno che lo strappò via dallo sperone roccioso a cui si era attaccato e lui lanciò un urlo: «No…».
Troppo tardi. Cadde nel foro che si era aperto davanti a lui con tutti gli altri e vide intorno a sé un delirio di luci che non avevano né capo né coda. Era assurdo, ma Lupo era finito al centro della montagna – una delle tante del pianeta – e adesso cos’avrebbe dovuto fare? Nulla, se non combattere.
Con un urto spaventoso terminò la sua caduta a terra. Si tirò in piedi e vide che il centro della montagna aveva i colori dell’arcobaleno e strane forme che ricordavano rettili robotizzati. La terra era una sabbia fine, sembrava di stare nel bulbo di una clessidra.
Lupo non si aspettava nulla di buono.
Davanti a lui si parò Rosso. «Vedo che ci sei pure tu».
«Sì». Lupo non disse altro.
«Oh, guarda, arrivano».
Non c’era altro da aspettarsi se non che arrivassero. Lupo si ricordò delle nozioni che aveva in mente fin da quando era stato costruito: le comete arrivavano e quando finivano contro la roccia di K-2 creavano delle sinergie che davano il via alla nascita degli scorpioni-robot oltre che i loro figli, dei cloni dei robot che li combattevano ma dal colore scuro, non bianco.
Lupo avrebbe affrontato i meccanismi che permettevano tutto ciò. «Teniamoci forte».
Erano vortici di sabbia da cui sbucarono dei cubi che, una volta caduti a terra, si trasformarono in piccoli scorpioni che seminarono ovunque le loro uova. Le uova si aprirono e da lì nacquero i robot nemici. Lupo era inorridito, ma non poteva farci nulla: era il suo dovere.
Adoperò lo sparatutto nucleare destro per ricacciarli indietro, dopo il sinistro ma i robot nemici erano troppi e uno scorpione gli fu addosso. Lupo si mosse appena in tempo per evitare di essere decapitato ma Rosso si mise in mezzo. «Ehi!» fu la sua protesta, poi più nulla: la coda dello scorpione l’aveva decapitato, i fili furono tranciati e ci fu uno sprizzare di scintille.
Lupo non protestò, sapeva che il loro mestiere era il rischio, erano stati fatti apposta, ma si sentì terrorizzato al pensare di lui che faceva quella stessa fine. Cosa sarebbe successo se si fosse ridotto a un cumulo di meccanismi artificiali destinati alla ruggine?
Non ci pensò più e scagliò il suo attacco allo scorpione: sparò dei colpi, più dei raggi che colpirono il mostro e dopo un istante gli fu addosso. Si aggrovigliò in una lotta corpo a corpo con la coda ma lo scorpione era duro a morire e cercò di sbarazzarsi di lui, anche trafiggerlo, ma finì che il pungiglione colpì la sua stessa coda.
Arrivarono altri scorpioni che attaccarono Lupo e lui gli diede il benvenuto con i raggi nucleari. Ne uccise uno, un altro anche, ma erano troppi. Non gli rimase che ripiegare.
Ora gli scorpioni stavano predominando la scena, loro e i loro figli, seppur fossero più piccoli di quello che era uscito dal cratere – e quello era un solo cratere, cosa sarebbe accaduto se il battaglione avesse dovuto affrontare tutti gli scorpioni e le loro creature? Era una battaglia persa in partenza.
«Usciamo di qui, ritirata, presto o sarà troppo tardi». Era il comandante.
Aveva ragione.
Uno a uno, i robot balzarono via dalla duna di sabbia e scomparvero dal centro della montagna.
Lupo fu tra gli ultimi e uscì a sua volta dalla cavità, come aveva odiato quella battaglia!, e si arrampicò fuori dalla voragine. C’erano altri robot nemici, ma stavano tentando di scendere giù dal cratere, volevano nascondersi.
I robot amici di Lupo esultarono al vedere arrivare i genieri e sparare le loro reti che coprirono il foro al centro della voragine. Come tante ragnatele, le reti costituirono un tappo e da lì non uscì più nulla.
Era fatta, avevano chiuso il foro nel terreno e il sacrificio di robot come Rosso era servito a qualcosa… ma rimanevano molti altri crateri.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi
Mentre leggevo, immaginavo come se fossi stata lì. In particolare la scena iniziale dello scorpione che esce dal cratere. Il colore di quel cielo l’ho visto rosso. Bravo Kenji
Ti ringrazio, Cristiana!
Ciao ❣️
Bel racconto e bella la psicologia il momento in cui rosso si sacrifica e lupo non protesta è perfetta per la natura “robot” del personaggio. Lupo non ha empatia per rosso, ma ha paura di fare la stessa fine … totale egoismo e ci sta tutto.
Complimenti ❣️
Ti ringrazio per il bel commento!