Bem

«Non è possibile!».

L’urlo di Martin si perse nei meandri di quella base buia, polverosa, con le radici degli alberi che si intravedevano nel soffitto delle gallerie.

«Non è possibile…».

Cercò di farsi forza, ma era un po’ difficile vivere quella situazione ed essere tranquilli, energici, forti… allora ricapitolò la situazione.

“Lì c’è uno spirito maligno” gli avevano detto le guide. “È meglio non andare!”.

“Io non credo in queste cose. Oggi c’è Facebook, l’uomo va nello spazio… e voi credete agli spiriti maligni!”. Aveva riso di loro, aveva sputato, ma le guide non gli avevano dato retta: era bastato che Martin si distraesse ed erano scomparse nella foresta.

Gli spiriti maligni… cosa mai potevano essere? Anaconda, giaguari, tribù cannibali neanche fosse un brutto film horror? Martin non si era saputo rispondere, ma adesso capiva.

Fino a poche ore prima stava marciando nella giungla, le guide lo avevano abbandonato e lui aveva a sua volta abbandonato quasi tutti i bagagli. Portandosi in spalla le poche cose sul serio utili in quella foresta ingrata, era avanzato nella vegetazione a colpi di machete, poi era caduto in trappola.

Adesso, di fronte a lui c’era un bug eyed monster con tentacoli, testa tipo Alien e gli occhi, per l’appunto, da insetto. Gli dava le spalle mentre era a quella che sembrava una tastiera dai grossi pulsanti e che recava dei simboli che di certo non avevano alcun significato sulla Terra.

Era un alieno.

E Martin era lì, bloccato, prigioniero.

Cercava di liberarsi, ma le corde lo tenevano immobile con le braccia spalancate e Martin si ricordò di quel vecchio fumetto in cui Martin Mystère incontra Mister No in Amazzonia. Era “Fuga da Skynet” e c’era infatti un Bem, solo che in quel caso la storia finiva bene.

Si mise a tremare. Non c’era Diana Lombard che avrebbe potuto aiutarlo, era da solo.

Allora il Bem si girò a guardarlo e con la bocca che sbavava comunicò qualcosa. Sembrò il suono di un flauto, e a Martin sembrò strano che una creatura tanto brutta potesse emettere un rumore armonioso.

Dal buio, spuntarono le guide di Martin.

Quegli indio si misero a comunicare con il Bem e Martin, ottimista, si augurò che stessero trattando la sua liberazione.

Rimase deluso perché il Bem gettò loro delle carcasse di capre e pecore e questi se ne andarono via trascinandole mentre chiacchieravano felici.

Quella felicità diede fastidio a Martin, che urlò: «Traditori! Ma aiutatemi, no?».

«Signore, il nostro amico vuole uomini bianchi, non come noi…».

«Che poi l’avevamo avvertita. Non ci ha voluto dare retta…» aggiunse un altro, facendo spallucce.

Andarono via e Martin rimase solo, fissò le macchie di sangue in terra e poi il Bem gli avvicinò al capo un ago che diventò vicino, sempre più vicino…

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Come sempre, leggere un tuo racconto è come salire per un round con Connor McGregor. La varietà e la rapidità delle azioni mi ha dato l’effetto di alcuni passaggi cinematografici all’interno dei videogiochi, questo hard-boiled sci-fi mi ha ricordato dei passaggi di Returnal

  2. Mi piace il tuo approccio a queste situazioni: non è mai “horror puro”, ma lasci sempre lo spazio per qualcosa di ironico, di surreale (in questo caso, le guide che se ne vanno con le capre lasciando il protagonista in balia del “Bem”).