Benvenuta nella scuola dei sogni

Serie: Eva e i segreti di Itky


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ef

Quando l’auto arrivò ai cancelli della Scuola, era già buio. Dal cielo scendevano grandi fiocchi di neve, accumulandosi ai bordi della strada. Dopo aver imboccato una stretta strada che si addentrava nella foresta di abeti, fu necessario rallentare quasi al minimo. Nonostante l’ora tarda e la leggera stanchezza, Eva non riusciva a staccarsi dal finestrino. La luce dei fari si rifletteva in miriadi di stelle luminose sulla neve, mentre i maestosi giganti verdi degli alberi sembravano toccare il cielo con le loro cime. Abituata a vivere tra grigie mura di cemento, Eva osservava con sincera meraviglia la purezza e l’autenticità della natura circostante.

All’improvviso apparvero imponenti cancelli in ferro battuto. Erano aperti, come se stessero aspettando l’arrivo dei viaggiatori. Gli intricati motivi di foglie e fiori incisi nel metallo erano ipnotizzanti – sembrava quasi che con l’arrivo della primavera quei decori potessero prendere vita sotto i raggi del sole. Ai lati si trovava una recinzione alta, ma la sua funzione sembrava più decorativa che di sicurezza. 

Eva aveva provato più volte a immaginare come sarebbe stata la sua nuova scuola, ma ciò che si presentò ai suoi occhi superava le sue più stravaganti fantasie. Una strada sufficientemente ampia, scendeva dolcemente verso… un castello! Sì, un enorme gigante di pietra. Davanti all’ingresso c’era una fontana circolare in marmo bianco con una statua di un angelo sulla sommità. La strada la circondava in un anello, permettendo alle auto di uscire dallo stesso vialetto.

Signora Giorgia fermò l’auto e invitò Eva e sua madre ad accompagnarla verso le grandi porte intagliate in legno di quercia – talmente ampie che cinque persone avrebbero potuto attraversarle contemporaneamente. Sopra l’ingresso sporgeva un piccolo balcone che fungeva da riparo naturale contro le intemperie. Ai lati dell’entrata si trovavano due torrette semicircolari e, simmetricamente, altre due torri più in là. Sopra di esse si ergeva un’altra torre centrale, alta quanto una casa di tre piani. Nonostante la sua imponenza, il castello non incuteva timore né sospetto – sembrava piuttosto un vecchio saggio, pronto a condividere con te una cena semplice, una chiacchierata e vecchi ricordi.

«Signora Giorgia, quando parlava della Scuola, immaginavo un edificio più moderno!» esclamò Elena. «È davvero un castello?»

«Oh, non può immaginare la mia sorpresa la prima volta che sono arrivata qui. E sa, dopo tanti anni, continuo a esserne affascinata. Deve assolutamente visitare i nostri giardini in estate – ci sono ruscelli, padiglioni e sculture dietro il castello.»

«Inizio a essere invidiosa di Eva» sorrise Elena. «Tesoro, ti piace?»

Eva riuscì solo ad annuire. Tutto intorno a lei sembrava frutto dell’immaginazione. Avrebbe voluto toccare le pareti ruvide, accarezzare i decori intricati sulle porte, salire di corsa le scale fino al tetto e gridare dalla gioia. E se prima provava paura per il suo nuovo inizio nella Scuola, ora non vedeva l’ora che arrivasse il mattino per immergersi completamente in quel nuovo mondo. 

«Un tempo qui viveva una famiglia molto ricca, ma dopo la guerra si ritrovarono senza mezzi e furono costretti a vendere l’intera proprietà. Il castello e il terreno circostante passarono di mano in mano per decenni, finché non furono acquistati e trasformati in un museo. La storia è lunga, perciò mi limiterò a dire che, solo di recente, il castello è stato convertito in una scuola privata, quella in cui ci troviamo ora. La scuola ospita circa un centinaio di bambini, che seguono un programma educativo adeguato alla loro età, e sviluppano i loro talenti naturali.»

Signora Giorgia iniziò il suo racconto non appena varcarono la soglia del castello. Il pavimento in marmo, le alte pareti rivestite di pannelli in legno e decorate con dipinti, le grandi finestre coperte da pesanti tende – Eva girava la testa da una parte all’altra, cercando di osservare ogni dettaglio. Di fronte a loro, in fondo a una grande sala, si trovavano due scale che conducevano ai piani superiori. Nel castello regnava il silenzio, interrotto solo di tanto in tanto da qualche risatina sommessa proveniente dai piani alti.

Signora Giorgia iniziò a salire le scale e, con un cenno del capo, invitò le ospiti a seguirla.

«Al piano terra si trovano le aule, la biblioteca, la mensa e alcune sale relax. Al primo piano ci sono le camere degli studenti – l’ala destra per le ragazze, quella sinistra per i ragazzi. Ai piani superiori ci sono le stanze dei professori, le camere per gli ospiti e i locali di servizio. Stanotte voi due dormirete insieme, ma domani Eva conoscerà la sua nuova compagna di stanza.»

«A che ora ci si sveglia, di solito?» chiese Elena. «Domani devo prendere il treno e mi ha promesso di aiutarmi.»

«Non si preoccupi, verrò personalmente a svegliarla. Penso che partiremo verso le 10.»

«Grazie mille, è davvero gentile!»

«Ma si figuri!» rispose la donna con un sorriso, leggermente imbarazzata. «Ecco, siamo arrivate.»

Eva si fermò davanti a una porta di legno, situata al terzo piano, quasi in fondo a un lungo corridoio. Signora Giorgia entrò nella stanza e accese la luce. L’arredamento era piuttosto semplice, se non fosse stato per i soffitti alti e una grande finestra. Sul fondo della stanza c’era un letto matrimoniale, con due comodini ai lati, su cui si trovavano delle lampade da notte. Di fronte alla finestra c’era una scrivania, su cui era stato sistemato un vassoio coperto. Completavano l’arredamento due sedie, uno specchio a parete, un piccolo armadio e una mensola con libri.

«Vi lascio sistemarvi. Abbiamo tardato un po’ lungo il tragitto, perciò vi propongo di cenare qui in stanza – purtroppo, la mensa è già chiusa. Non vi dispiace, vero?»

«Grazie infinite per tutto! Ci vediamo domattina?» chiese Elena.

«Certo, come concordato. Buonanotte, Eva!»

«Buonanotte, signora Giorgia!» rispose la ragazza.

La stanchezza e l’eccesso di emozioni fecero il loro effetto: dopo aver cenato velocemente, Eva saltò sul letto e si avvolse fino alle orecchie in un piumone morbido. Stringendosi più forte possibile accanto alla mamma, sorrise e si addormentò di un sonno profondo e sereno, quello di un bambino felice. E dietro la grande finestra, la neve continuava a cadere soffice e leggera…

Serie: Eva e i segreti di Itky


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ciao Karina, buon lavoro nella descrizione dell’ambiente che rende una chiara immagine del luogo. Non prenderla come una critica perché non lo è: a volte tendiamo tutti ad esagerare con aggettivi e arricchimenti che alla fine sono dispersivi; “mentre i maestosi giganti verdi degli alberi sembravano toccare il cielo con le loro cime”… senza “giganti verdi” la frase diventa sciolta e più musicale. Capita spesso anche a me di arricchire le frasi, poi rileggo e rendo snello. 🌹

    1. Ciao! Grazie mille per il commento e anche per il suggerimento. so di esagerare a volte, ma quando rileggo il testo, anche dopo diecimila volte, mi scappano quegli aggettivi che appesantiscono il testo in generale. Quindi, davvero grazie, perché a volte non mi accorgo neanche di aver esagerato.

      1. Ciao Karina, non devi preoccuparti perché lo facciamo tutti, soprattutto all’inizio, poi, col tempo ci si assesta, si abbandonano le esagerazioni e si da armonia al testo. Mi piace come scrivi, continua così!!!🌹