Benvenuti nel mio mondo!

Sono le diciannove e quarantacinque di un’aspra serata invernale nella città della torre storta. Il solito caotico traffico veicolare intasa le principali arterie stradali di scatole di lamiera a quattro ruote, quando, improvvisamente, nella più transitata di tutte, appare, piazzandosi in mezzo alla strada, statuario e con un ghigno terrificante dipinto in volto, una enigmatica figura maschile vestita da clown. Sorride sardonicamente, con gli occhi sgranati, tenendo nella mano destra un filo alla cui estremità è appeso un palloncino rosso. Le auto inchiodano. Per un attimo, i conducenti lo osservano increduli. Il clown rimane immobile ed impassibile nella sua posa statuaria, tenendo il suo gelido ed enigmatico sguardo fisso negli abitacoli ed esponendo un indecifrabile ghigno mefistofelico. Dopo alcuni secondi di sbigottimento, i conducenti di due auto disposte su file parallele si guardano. Abbassano il finestrino con timida titubanza per trovare conforto nelle parole dell’altro. Uno dei due, di età compresa tra i quaranta ed i cinquanta anni, principia sobriamente:”Ooooh, ma chi è lui li?? Ma che botta c’ha?!”.

“Ma sonasega io!” latra l’altro ricordando, con l’intensità della diffusione sonora delle sue parole, la cambusa di una nave. Poi con soave delicatezza rivolge il suo verbo al clown.”Oooooh!!! Ma ti levi di ‘ulo che devo andà a casa!! Accidenti a te e e a chi ti coce ir pane!!” 

Improvvisamente gli fa eco un altro automobilista, prodotto urbano locale conosciuto nella comunità della città della torre storta come raffinato filosofo peripatetico dedito allo studio delle arti liberali: “Oooh!!! Fiammata!! Ma ti levi tre passi da ‘oglioni!!! Sennò scendo e ti lascio andà una mugliata ner muso che quando ti risvegli devi rifà la ‘arta di identità!!”.

Il clown rimane immobile nella sua posa statuaria, apparentemente imperturbabile ed indifferente al dilagare dell’insofferenza degli utenti. Quello è il suo errore più grave pernicioso ma soprattutto irreparabile. Il clown lo realizza, improvvisamente, incrociando lo sguardo di uno degli automobilisti più pacati e morigerati ma soprattutto leggendo il suo labiale recitante “Ma te non sapevi cosa fà stasera? Se ti aprivi un ombrello in bocca pativi meno”. 

Le sue certezze vacillano, ma ormai è tardi. Gli automobilisti scendono  in massa dalle loro scatole metalliche, e sotto l’egida dell’improvvisato urlo di battaglia “Facciamogli sanguinare le puppe!”, iniziano a correre scompostamente verso di lui, alla stregua di una transumante mandria di gnu durante la fase delle migrazioni. L’aspirante clown terrifico fa appena in tempo a sgranare gli occhi  ed a latrare un disperato “Nooo!!”, ma, subito dopo, viene investito da una gragnuola di cazzotti nel cranio, manate sul petto, strizzate di capezzoli e pedate nel deretano. A causa del rinculo indotto dalle briscole raccattate, la parrucca vola rapidamente via dalla sua testa, lasciando scoperta una retina da donna a contenere i capelli. Tale visione alimenta la ferocia degli aggressori. Il clown si volta per scappare, esponendo le fragili natiche ad una successione di pedate così violente da determinare la caduta dei pantaloni. La mandria, ormai priva di controllo, strappa le sue vesti, riducendole a brandelli. Provvidenziale, arriva una volante della polizia. L’aspirante clown, ormai in mutande calzini e scarpe, si tuffa nell’abitacolo della gazzella delle forze dell’ordine, urlando istericamente “Portatemi via! Non lo faccio più!”. 

L’agente alla guida, vedendo la massa informe ed irragionevole della folla avventarsi verso l’auto di servizio e temendo che la mandria dei grezzi possa ribaltare il veicolo di peso, parte a razzo, senza neppure chiudere la portiera e rischiando di sparare fuori dall’abitacolo, alla prima curva, tipo proiettile umano, il clown, fino a dileguarsi. Lentamente torna la calma. I partecipanti al tentativo di linciaggio rientrano nelle loro sembianze umane. 

Due di loro guardano l’orologio.

“Via siamo sempre in tempo per vedé Ardone!” esclama uno, riferendosi allo storico conduttore della trasmissione sportiva locale.

L’altro annuisce, rincarando con una latrante risata.

“Vediamo se nel frattempo ci danno cena!” risponde.

Tutti i presenti scoppiano in una risata convulsa, impreziosita da uno  scostumato rutto a caso di un terzo partecipante, così fragoroso da ricordare il boato di una bomba carta e rischiare da frantumare uno dei finestrini delle auto lasciate in mezzo alla strada.

Benvenuti nella città delle torre storta!

Benvenuti nel mio mondo!

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