
Berlino non mi piace
Berlino non mi piace. Non lo so perché, ma l’ho capito subito. Mi sembra piena di persone in maschera, slegate, come comparse a cui è stato detto “cammina, sorridi, guardati intorno”. Non c’è nessun filo logico.
Ci sta un sacco di gente che vive per strada, quasi tutti se li è mangiati la droga. Sabato, mentre tornavo a casa, un uomo seduto su una sedia senza schienale si era infilato in una busta nera per proteggersi dal freddo, di fianco un carrello della spesa pieno di cianfrusaglie, molte bottiglie, alcune piene di liquido giallognolo. Mi sento male, mi viene la nausea. Sono persone.
Come si può vivere così? come si può accettare che ci sia qualcuno che vive così? Cosa metterei io nel mio carrello?
Fuori ogni stazione sento puzza di piscio.
Spesso mi manca l’aria, però lo so che è una questione di testa perché in realtà tira sempre un bel vento fresco. Questo mi piace, e anche i tramonti. Il cielo sembra più alto e le nuvole più piene, come zucchero filato compatto.
Di Londra ricordo la sensazione di poter essere chi volevo, strade piene di gente libera, a nessuno frega come ti vesti o come cammini. Qui non è così, sotto le maschere la gente ti giudica, lo senti. Non è neanche per cattiveria, secondo me, è per appigliarsi a qualcosa, se ti riconosco diverso da me almeno so chi sono io. A me sembra che qui siano tutti spaesati.
Io lo sono.
A trovare lavoro non c’ho messo molto, e pensare che non l’ho neanche cercato. Il posto si trova ad un’ora e venti da casa, ci sono andata a piedi una volta e ho tracciato così la mia linea di familiarità in terra straniera. È una pizzeria. È un ristorante. Ha uno stile un po’ anni ottanta, un po’ economico, un po’ ricercato, a tratti moderno. Insomma, anche qui non si capisce cosa voglia essere. Nessun filo logico.
La proprietaria è mezza tedesca e mezza napoletana, sempre un po’ brilla, biondissima, quando parla italiano ha una cadenza dialettale davvero simpatica, spesso usa termini che non esistono. “Bisognamo” è il mio preferito.
Avere a che fare con lei mi lascia sempre una leggera frustrazione, sembra gentile eppure ho la sensazione che nasconda qualcosa.
Questa città, queste persone. Mi manda al manicomio, non riuscire a capire.
Mi sono chiesta perché sono qui ma non c’è stato nemmeno bisogno di pensarci su: sto scappando. Ancora.
Non so nemmeno più da cosa, non so di chi sia la colpa, e quale sarebbe poi la soluzione?
Berlino non mi ha salvata.
Vorrei non lamentarmi tanto, vorrei guardare alla luna fumando una sigaretta, riprendermi pezzettini di quella che ero, rivivermi solo per qualche momento. Io non lo so chi sei tu e non so nemmeno chi sono io.
Ieri ero ubriaca, la mia testa per un po’ è stata leggerissima, una sensazione che non ricordavo. Avevo voglia di scrivere, avevo voglia di fare l’amore. Mi sono stesa sul parquet e ho ringraziato l’universo di essere qui e non a casa con mia madre. Abbiamo ballato, abbiamo urlato in francese, abbiamo chiesto scusa alla vicina che ci ha bussato perché facevamo troppo casino.
Stamattina sul portone d’ingresso c’era un foglio con una scritta in tedesco e il disegnino di un orologio, dice che dalle dieci di sera alle sei del mattino non dobbiamo rompere il cazzo.
Nemmeno fosse una punizione, tutta la giornata l’ho passata con l’ansia, non mi sono ripresa neanche dopo il lavoro. La sensazione: una piovra incollata tra il petto e lo stomaco che pesa e ti soffoca, i polmoni che non si gonfiano, come se l’aria fosse finta, priva di ossigeno.
Mi sono seduta fuori al balcone a guardare il cielo scuro, senza sigaretta. Non sono più quella che ero prima.
Ho detto: io non mi sento bene, ho bisogno di camminare. Quando sono uscita dal bagno Francesco e Domenico si stavano infilando le scarpe.
“Secondo te serve una felpa?”
Gli dico di si, che tira un vento fresco, pure se a me piace.
Abbiamo lasciato i cellulari a casa, camminando senza sapere dove andare, e mi sono sentita meglio, e ho ringraziato l’universo.
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Non so se a te succede, ma a volte ho compreso di aver amato un luogo solo quando me ne sono andata. Paradossale, forse. Mancano le cose più belle, mai quelle più brutte.
È vero, certo. E io ho amato l’esperienza, la sensazione di libertà ritrovata lontana da casa, mi manca quella e la convivenza con gli amici, la scoperta di un nuovo modo di vivere…però non Berlino. E va bene così, c’è tutto il mondo ancora da scoprire!
È cosí bello cercare il proprio posto nel mondo, senza riuscire a trovarlo. È bello perdersi nel tentativo do cercare se stessi. In altre parole: è bello vivere.
*di
verissimo! Io adoro viaggiare, fermami abbastanza per capire come vivono i locali.
Non credo nessun posto sia mio, sarebbe bello però, un giorno, trovarne uno che non mi faccia scappare
“Stamattina sul portone d’ingresso c’era un foglio con una scritta in tedesco e il disegnino di un orologio, dice che dalle dieci di sera alle sei del mattino non dobbiamo rompere il cazzo. “
Anche questo passaggio mi ha strappato un sorriso, nonostante il velo di malinconia che avvolge questo brano
“spesso usa termini che non esistono. “Bisognamo” è il mio preferito”
Mi ha fatto ridere 😃
é una persona veramente singolare, simpaticissima!
“La sensazione: una piovra incollata tra il petto e lo stomaco che pesa e ti soffoca, i polmoni che non si gonfiano, come se l’aria fosse finta, priva di ossigeno.”
Questo passaggio mi è piaciuto
è una cosa per me molto sentita. Ti è capitato mai?
Sì, infatti mi ci sono riconosciuto subito. L’hai descritto veramente bene