Bertrand

Sguainò la spada.

Respirava odore di sangue ed escrementi, ma gli piaceva.

Lanciò un urlo.

La marmaglia che lo seguiva anche.

Si gettarono tutti contro le picche inglesi.

Bertrand indossava l’armatura integrale, il cavallo era una bestia, gli scudieri avevano un equipaggiamento più leggero e gli uomini d’arme intorno non avevano una panoplia omogenea.

Quando la truppa finì contro le picche le urla si modularono sul dolore, lo spavento, la rabbia e il desiderio di vendetta.

Una zaffata di odore di sangue ed escrementi gli aggredì le narici.

Era orribile – un corpo trafitto, una testa senza più un occhio, un tronco privo di braccio e che spruzzava sangue – ma era cresciuto per quello.

Si ricordò quando, da ragazzo, era costretto a servire a tavola la famiglia. Gli dicevano che era brutto, non poteva svergognare i genitori mostrando a tutti la sua bruttezza, era sempre stato trattato da schiavo. Vivere con i servi, contendersi i rimasugli di cibo, dormire nei fossi… Eppure tutte quelle disavventure l’avevano temprato e se era diventato un guerriero come lo era adesso, in fondo quelle umiliazioni gli erano servite.

Picchiò la spada contro uno scudo nemico, lo dilaniò e con esso pure il braccio del difensore.

Quel tizio corse via con l’arto maciullato.

Le picche cedettero il passo a spade e azze e scoppiò la mischia: francesi da una parte, inglesi dall’altra.

«Questa guerra la vinceremo» urlò Bertrand per motivare i suoi uomini.

Risposero con urla neanche fossero a un torneo.

«Vinceremo gli inglesi, li scacceremo fino alla loro fetida isola e trionferemo su tutto e tutti. Noi siamo francesi, facciamogliela vedere!».

Le urla intonarono un canto di guerra e gli uomini d’arme spinsero con ancora più forza.

Lì si era creato un pertugio.

Ci si insinuarono e spinsero con ancora più forza finché il reparto inglese non cedette e scapparono tutti verso la loro base.

Gli uomini d’arme esultarono e li inseguirono, ma Bertrand li fermò. «No, state immobili. Riorganizziamoci, che fra poco lanceremo un secondo attacco».

Obbedirono.

Il tempo di leccarsi le ferite e si prepararono per la nuova offensiva.

Quando furono pronti, Bertrand agitò la spada. «Io sono Bertrand de Guesclin e…».

Arrivarono gli inglesi: con i longbow tirarono le frecce che caddero fitte sui francesi.

«… e questa è la mia vittoria. All’attacco!».

Lo seguirono incuranti dei dardi che li decimavano, l’avrebbero seguito ovunque, anche fino ai limiti del mondo.

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