Bianco Litio – Dettaglio (film mai completato di Renato Correzzana)

Serie: OLOTIPI DELL'IMMAGINARIO


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L’idea del cineasta fu quanto di più raffazzonato potesse esistere: distribuire il protagonista tra i vari sosia a seconda di cosa ciascuno di loro sapesse ef­fettivamente fare, come se stesse assemblando un attore unico da pezzi di ricambio non del tutto compatibili.

Per la scena della fuga sulla scala antincen­dio – il momento più action dell’intero copione, con Edgar che scavalca cornicioni in preda a un episodio maniacale –, il sosia più atletico del grup­po si rivelò avere un terrore nero dell’altezza, tal­mente intenso da rifiutarsi persino di salire su uno sgabello per sistemare un riflettore. Correzzana ri­solse girando tutta la sequenza di spalle e in con­troluce con un terzo sosia, molto meno somigliante ma privo di vertigini, e riservando all’altro solo le inquadrature strette a terra, prima e dopo l’arrampi­cata, cucendo insieme due facce diverse in un’uni­ca azione continua che, a un’attenta visione, non lo sembra affatto.

La scena del molo – pensata per evocare il porto di Baltimora camuffando la sponda del San­terno con una ripresa notturna – richiedeva che Edgar s’immergesse in acqua fino alla vita, in un momento di scarico psicotico quasi battesimale. Il sosia scelto per l’inquadratura ravvicinata, quello con la mascella e gli zigomi più vicini all’originale, non sapeva nuotare, e rifiutò con una fermezza che nessun compenso extra riuscì a scalfire. Fu sosti­tuito, per l’intera immersione, da un quarto uomo dal naso sensibilmente diverso e dalle spalle più larghe di quanto qualunque costumista fosse riusci­ta a correggere con una giacca giusta.

La sequenza più ambiziosa, quella in cui Ed­gar fuma ininterrottamente per sette minuti in una sala di proiezione buia mentre delira sulla natura della realtà, richiese infine un quinto sosia – nessu­no dei tre rimasti, infatti, era un fumatore. Anzi: si professarono tutti nazisalutisti. Correzzana allora decise di affidare il ruolo al custode del vecchio ci­nema Oriental – il set ufficiale delle riprese, ormai assorbito dalla parrocchia e riconvertito a centro diurno.

L’uomo, un tabagista romano di cinquanta­sette anni che rispondeva al nome di Nando, ingag­giato solo per qualche vaga somiglianza col sosia del sosia del sosia del sosia della star Hollywoo­diana, si misurò in una performance inaspettata­mente eccelsa.

Il risultato finale, montato in una manciata di sequenze mai completate, mostra un protagonista che cambia volto quasi a ogni stacco – non abba­stanza da risultare un cambio radicale, ma suffi­ciente a produrre, in uno spettatore attento, quella sensazione che anni dopo i critici avrebbero impa­rato a chiamare, prendendo in prestito un termine che a Correzzana sarebbe piaciuto tantissimo, “per­turbante”: un volto inafferrabile, che sembra sem­pre mutare, scena dopo scena, pur non perdendo mai la propria identità, proprio come la psiche del personaggio su cui quel volto è incollato.

Poco oltre la metà delle riprese, però, Cor­rezzana abbandonò il progetto per sfinimento: si racconta che, dopo l’ennesima giornata trascorsa ad assecondare i capricci dei suoi quattro Edgar inter­cambiabili, il regista avesse filmato una scena a spregio, solo per punirli, con un senzatetto cingale­se dai tratti lontanamente affini all’ultimo sosia della serie (il signor Nando) per poi andarsene dal set, senza mai più presentarsi.

Fu così che Bianco Litio s’interruppe.

Un decennio più tardi, quando alcuni spezzo­ni del girato cominciarono a circolare tra i cultori dell’underground, una giuria di critici internazio­nali arrivò alla seguente conclusione: se solo fosse stato finito, Bianco Litio sarebbe risultato, con ogni probabilità, la più riuscita trasposizione cinemato­grafica mai realizzata della frammentazione psichi­ca.

Di Lorenzo Briantino si persero le tracce su­bito dopo l’abbandono del set: qualcuno giura di averlo rivisto, anni dopo, dietro la cassa di un su­permercato di Imola, con la scritta Edgar tatuata in caratteri gotici sull’avambraccio sinistro. Si dice che avesse chiamato così il figlio, in ricordo di quella breve esperienza.

Continua...

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Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. Ciao Nicholas, ancora una svolta sei riuscito a stupirmi con questa storia incredibile che convince, comunque, attraverso la narrazione delle sequenze per la realizzazione di un film interpretato da attori comparsa sosia dei sosia, scelti dal regista con criteri che oserei definire un po’ demenziali o folli. Anche se nella follia del regista, o di qualunque artista, può nascondersi il genio.

    1. Ciao Maria Luisa! Questo è uno dei testi più grotteschi della raccolta, e tratta (come il racconto del pubblicitario) della genialità involontaria che può nascere tanto da carenze di budget quanto da interpretazioni errate di critica e pubblico. Una satira sulla critica e sulla comunicazione, insomma. Grazie mille per la lettura🤗