Bisbigli – 01 – La psicoteracosalà

Serie: Amori diafani


Emiliano.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Sono affascinato dalle storie sui fantasmi, dalle foto datate e sgranate che ritraggono inquietanti figure trasparenti, dai filmati dove gli oggetti si spostano e i cani abbaiano al nulla. È probabile che io stesso sia una di quelle anime.

Le palpebre battono due volte prima di capire di appartenere a questa realtà.
Mi alzo con la sensazione di aver sognato qualcosa di importante, da ricordare, ma sono bastati il suono della sveglia e il gracchiare del citofono per spazzar via ogni residuo di quei frammenti confusi.
«Ohvecio! Ho appena aperto gli occhi. Sali e metti su la caffettiera che mi preparo in cinque minuti.» rispondo in boxer e maglietta. .
Dall’altoparlante percepisco una probabile bestemmia, ma la distorsione metallica modifica le parole facendomi arrivare uno strano: «Xonnaluame impestataxxhh!»
Premo il pulsante per aprire il cancello esterno e il portone. Apro e accosto anche la porta d’ingresso, mentre preparo mentalmente gli indumenti da indossare per la giornata. .
La porta viene richiusa con uno scatto secco.
«Non mi far fare tardi, che Antonio m’incula… Il caffè lo faccio a modo tuo o a modo mio?» Daniele è l’amico con cui ho affrontato tutte le mie disavventure amorose, è il collega di lavoro preferito ed è la persona con cui ho più confidenza al mondo.
«Faccio una doccia veloce, due minuti esatti. Il caffè fallo come vuoi tu» urlo chiudendomi in bagno.
«Te ne preparo uno che ti farà prendere a morsi le teste dei clienti rompimaroni» Daniele armeggia con la moka piccola che una volta era di un bel rosso scarlatto.


«…Ohvecio, ma è una voce maligna? Tipo Samantha, quella scoassa che striscia dal pozzo?» domanda Daniele mentre guida in direzione del negozio.
«Samantha?» esplodo in una risata quasi isterica. «Samara. Samara Morgan lo spirito di The Ring… No la mia sembra una voce normale, ma succede solo quando sto per addormentarmi» apro due dita di finestrino.
«Ma cosa ti dice? Roba onta o cose senza senso?» chiede mentre s’immette nella rotonda con al centro una fontana ornamentale sempre attiva.
«Solo il mio nome. Credo che mi chiami e basta.»
Emiliano.
Mi giro guardando fuori dal finestrino.
«Per me devi farti visitare. Come quei soldati che sentono i fischi o le urla dei compagni morti in battaglia… come si chiama? Demenza post qualcosa.» Daniele mi fissa serio al semaforo.
«PTSD. Si chiama disturbo da stress post-traumatico. Ma non c’è nessuno stress… a parte la tua cronica incapacità di ricordare i nomi delle cose. È verde!» gli indico il semaforo mentre cerco di farmi venire in mente un qualche trauma passato, ma la mia mente manda solo un monoscopio con un semitono continuo.
«Ma che ne sai! Magari è una roba del subcoso là, come si dice? E ti sta corrodendo dall’interno» afferma mentre s’immette in via Venezia.
«Mi manca solo lo psicologo tra le spese… poi che mangio, le pillole che mi prescrive?»


Scendiamo dall’auto e ci avviamo verso la porticina esterna che dà accesso agli uffici.
«Chiedi a Maela!» dice improvvisamente Daniele colpendomi con il braccio sul petto: «Sua sorella fa la psicoteracosalà, dice che ha aperto uno studio… Magari è anche gnocca, no? Due piccioni con un unico membro.» si ferma in mezzo al parcheggio con l’aria soddisfatta.
«Non credevo che la sorella fosse psicologa, buono a sapersi, ma non penso che il mio sia un disturbo tanto insopportabile. Basta ignorarlo» passo il badge magnetico nel lettore davanti l’ingresso secondario, la porta si apre col tipico ronzio di sblocco. .
Il corridoio è un via vai di gente come sempre, colleghi degli altri reparti, capi settore impegnati con rappresentanti. Saluti accennati con mani e teste.
«Oh Emi! Ti ho messo la lista dei prodotti che andranno in offerta sul tuo banchetto. Ciao Dani, gli dai una mano tu per i pallet promozionali?»
«Tiro via tutti i bancali vecchi? Comprese le casse della Audioslave e i monitor Iris?» lo dico controvoglia, anche perché quei bancali li avevamo preparati solo due giorni prima.
«Sì, sì. Cava via tutto, metti solo la merce in promozione» Antonio, il nostro capo settore, si allontana armato di cordless e delle chiavi d’apertura del negozio.
Emiliano.
Mi giro verso Daniele aspettando una qualche richiesta, ma so già che quella voce non gli appartiene.
«Che c’è?» chiede notando la mia faccia dubbiosa: «Sono cinque in totale i bancali, no? Mi cambio e comincio subito con le stampanti… dove casso mettiamo le casse? Sono degli armadi enormi» Daniele allarga le braccia esagerandone la misura.
«Le Audioslave le mettiamo sui ripiani alti dei desktop, ne lasciamo solo un paio sotto. Dai, cambiamoci che ci togliamo subito il pensiero… Hai visto Maela?» chiedo guardandomi in giro.
«No, no. Ho visto Michela, chiedi a lei se è di mattina o di pomeriggio.»
Nel corridoio prima di arrivare agli spogliatoi la incrociamo, è la capo reparto del bianco che comprende tutti i grandi elettrodomestici, ha sempre uno sguardo altezzoso e severo, dei capelli neri tagliati a caschetto e una voce impostata come se stesse preparandosi a recitare una scena nella parte di Desdemona in uno spot per deodoranti.
«Ciao Michela. Scusami, sai a che ora ha il turno Maela oggi?» chiedo facendo finta di non sentirmi a disagio davanti alla severità apparente di quella donna.
«Ciao Emi. La mia biondona? Mi dà il cambio alle due… ma guarda che lei è già fidanzata.» ride ponendo il dorso della mano vicino alla bocca e inclinando la testa all’indietro, emettendo tre rapidi versi acuti in successione.
«Ohmadonna! Scusatemi che altrimenti faccio tardi» sbuffa Daniele spingendomi e passando avanti.
«Che ha il tuo collega?»
«No niente, oggi dobbiamo spostare mille bancali per la promozione di novembre» le dico mentendo.
«Figurati, io sono da sola. Fortuna che mi hanno affidato Jacopo per spostare quello che mi occorre… VERO JACOPUCCIO?»
Dallo spogliatoio arriva una colorita bestemmia estemporanea con la voce del magazziniere.
«Che volevi da Maela?» incrocia le braccia sul petto guardandomi con un sorriso malizioso.
«È per la sorella, volevo capire se potesse aiutare un mio amico…»
«La psicoterapeuta? Ah-ha! La dottoressa Carraro è una bomba, bravissima.»
Michela accenna ad un sì deciso con gli occhi chiusi.
«La conosci? Ci hai parlato?» domando speranzoso.
«Non io, la pazza della mia coinquilina, Simona, quella con le crisi di panico un giorno sì e l’altro pure. Ha fatto tipo sei mesi di terapia e ora sta una meraviglia. Il tuo ami—»
«È per la voce spettrale che senti?»
Daniele mi poggia le mani sulle spalle da buon confidente.
«Grazie Dani» sospiro.

Continua...

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