
Black Mamba
Serie: In Your Room
- Episodio 1: L’Ombra
- Episodio 2: Black Mamba
- Episodio 3: Il Grande Cerchio nel Cielo
- Episodio 4: Mia madre
- Episodio 5: Aria
STAGIONE 1
NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una chiave per ogni stanza segreta...
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Il suo destino stava scritto nelle stelle. Fu la prima cosa che Aileen apprese quando, venuta alla luce, vide lo scintillio che animava la notte limpida. L’orologio del campanile suonava le tre.
Crebbe sana e forte, Aileen. Ma sopra ogni cosa, intelligente. La sua curiosità aveva un che di unico, aspetto che non sfuggì ai precettori dell’orfanotrofio, che vollero darle una possibilità. La ragazza, appena entrata nell’età scolastica, fu trasferita al St. Michael’s Sword, uno dei migliori collegi della regione, dove in breve tempo conquistò l’ammirazione dei severi insegnanti.
Ma fu l’incontro con Louise a segnare la sua vita, imprimendole un marchio a fuoco di cui andò fiera fino alla fine. Accadde durante una domenica d’autunno, uguale a tante altre.
-Mrs. Godsend è desiderata in parlatorio.
Aileen, che a breve avrebbe compiuto dieci anni, si trovava in quel momento nel parco che circondava l’antica dimora, la schiena poggiata al tronco della maestosa quercia sotto cui amava studiare. Sorpresa, la giovane chiuse il libro e si avviò con passo rapido verso la sala. Ma prima di entrarvi, sbirciò da dietro la porta.
Louise l’attendeva seduta a uno dei banchi centrali. Vestita di nero, la sua figura aveva un che di regale, forse per via del velo che le scendeva dal cappello sugli occhi verdi, due smeraldi che, per l’impressionante somiglianza, si sarebbero detti quelli della ragazza. Portava dei lunghi guanti bianchi, adagiati sulla gonna che copriva le gambe accavallate, coperte da eleganti calze di seta. Ai piedi delle Mary Jane nere, sui cui cinturini spiccavano alcuni brillanti.
Era di una finezza senza pari; bella come nessun’altra. Ma fredda come un iceberg: vedendo Aileen, nessuna emozione le trasparì dal viso. La ragazza si avvicinò titubante.
– Aileen, sono tua zia Louise. Ho un debito con te: se ci incontriamo solo ora è perché i miei impegni a Buenos Aires mi hanno tenuto lontana da tutto. Ma avremo modo di conoscerci prima che tu venga a stare da me.
– Ma… come? Quando?
– Non preoccuparti: succederà solo dopo esserci frequentate per il tempo necessario. Tornerò a trovarti ogni settimana… potrai anche trascorrere qualche giorno a Deadville se lo desideri. Vivo laggiù, sola. Immagino che tu abbia tante domande senza risposta: per ora ti basti sapere che, nove anni or sono, ricevetti una lettera da quello sciagurato di mio fratello Leonard. Tuo padre.
Aileen sentì gli occhi gonfiarsi di lacrime e Louise allentò, per un istante soltanto, i lineamenti rigidi di un viso perfetto:
– Sì, Aileen. Tuo padre… colui che ti ha lasciato, appena nata, davanti alla porta dell’orfanotrofio. Insieme a poche righe in cui non si firmava, ma parlava di una zia che sarebbe tornata dall’America del Sud per prendersi cura di te. Lo scellerato ha avuto almeno il buon gusto di non scrivere il mio nome e cognome… dopo qualche mese ho ricevuto una sua lettera in cui mi spiegava l’accaduto, implorandomi di tornare. La leggerai, Aileen: sappi però che non intendo far rivivere un fantasma perché lui, per me, è morto quel giorno stesso. E morto dovrebbe restare per te.
La ragazza deglutì con difficoltà, ostacolata dal cuore che le stava scoppiando in gola. Louise invece recuperò il suo sguardo impassibile, gli occhi verdi puntati come due fari in quelli della ragazza.
– Presto imparerai quanto dannosi possano rivelarsi gli uomini. Ora non fare domande: saprai tutto a tempo debito.
Aileen non dormì quella notte. Nella sua giovane vita si erano materializzati, dal nulla, due nomi sconosciuti: ed entrambi la facevano tremare. Per la prima volta provava un desiderio adulto, in cui la paura di sapere si confondeva con la brama di conoscere. Le era piaciuta Zia Louise… c’era qualcosa di così affine in lei, un frammento d’inspiegabile che superava il legame di sangue. Allo stesso modo, aveva trovato irresistibile l’idea di vivere in una vera casa. Dopo appena sei mesi, si trasferì a Deadville.
Le due ebbero tempo di conoscersi a fondo. Aileen si sentì subito a suo agio: la zia le aveva dato facoltà di utilizzare ogni ambiente di Rose Garden. Eccetto uno, la stanza segreta: l’ultimo locale del corridoio superiore. Ma per la ragazza, abituata alle rigide regole di un collegio, quello non rappresentava un problema.
Aileen fu educata come e meglio del più blasonato istituto: crebbe colta e fine, a immagine e somiglianza della sua mentore. Presto divenne una splendida donna, in possesso di un fascino d’altri tempi. La sua intelligenza rappresentò la marcia in più, il talento capace di strappare, alla severa zia, una profonda ammirazione. E Louise fu per lei non solo la figura a cui conformarsi, ma una vera guida spirituale. Aileen la ascoltava con l’adorazione che avrebbe avuto un’adepta, imitandola in ogni movimento, nel più piccolo gesto, ammaliata dal suo carisma, quel fascino che non apparteneva alla sola bellezza o al tratto aristocratico, ma era la peculiare risultante di entrambi. Lei parlava come Louise, pensava come Louise. Sentiva ciò che Louise sentiva. Segno evidente di ciò fu il sorgere di un crescente disprezzo per gli uomini, a vantaggio di una curiosità sempre più marcata verso il genere femminile. Perché alla giovane non era sfuggito come la zia ricevesse la visita di sole donne, il cui tratto comune, oltre alla bellezza, era una dolcezza infinita. Tutto fu chiaro quando, un pomeriggio, la sorprese mentre abbracciava una delle sue ospiti. In quel frangente, pur riuscendo a non farsi notare, successe qualcosa che la scosse dentro: con lo sguardo restò inchiodata sul bacio che le due si scambiarono, le lingue intrecciate, le bocche fuse in una.
Aileen sentì un brivido in pancia e si ritirò, silenziosa, nella sua stanza… da quel giorno, le sue fantasie divennero tanto audaci da stupirla.
E giorno dopo giorno, anno dopo anno la zia svelò ciò che il passato oscuro della giovane custodiva gelosamente. Aileen seppe di Leonard e di quella che, per il solo tempo del parto, fu la sua giovanissima madre. Le raccontò anche di sé, del lungo periodo trascorso a Buenos Aires, dove dirigeva una rivista femminile. Non nascose nulla delle sue amanti, con cui ebbe storie ben diverse da quelle degli innumerevoli spasimanti che lei, grazie al suo fascino crudele, aveva ridotto in schiavitù.
– Se vorrai, estirperai dal loro animo ogni residua mascolinità. Ti stupirai di quanto alta sia la soglia della loro sofferenza: e, soprattutto, di come quegli scarafaggi godano nel soffrire.
Così, zia e nipote vissero insieme anni indimenticabili: ma la felicità, per sua propria natura, ha vita breve. Durante un piovoso pomeriggio d’inverno, Louise parlò con tono triste:
– Aileen, ieri mentre mi trovavo in città ho realizzato di essere seguita da due loschi figuri. Il mio passato sta per bussare alla porta: sarebbe inutile cercare di sfuggirvi, poiché mi troverebbe dovunque. Queste sono le carte che ho fatto preparare dal notaio… ti lascio tutto, Rose Garden, la casa in campagna, ogni mio avere. Sei stata più di una figlia per me, quella che non avrei mai immaginato di avere. Ma c’è un’ultima cosa che vorrei mostrarti.
Aileen aveva gli occhi pieni di lacrime:
– Che succede, zia? Giurami che staremo ancora insieme!
– Non c’è tempo ora… seguimi.
La portò al piano superiore, davanti alla stanza segreta. Aileen, titubante, aprì la porta con la chiave che lei le porse.
La penombra dominava l’ambiente. Sulla parete di fronte, le cornici in fila si rivelarono essere, una volta aperti i drappi che coprivano le finestre, dei primi piani in bianco e nero, tutti con una dedica personale. Tutti, raffiguranti volti di uomini.
Louise le indicò la teca in basso, contenente uno splendido pugnale dalle fattezze antiche. Sollevò il coperchio e, prendendo l’arma, la porse ad Aileen:
– Vorrei che questo fosse per te l’oggetto più caro: la mia vera eredità. È un pugnale raro, prezioso, ricevuto da un santone cieco che visitai, ancora giovane, durante un viaggio a New Orleans. Ricordo i suoi occhi di vetro quando si alzarono verso di me e l’esclamazione agitata che seguì… ‘ Io ti conosco: sei la Vedova Nera! I Morti mi hanno parlato di te… non chiedere nulla, piuttosto accetta questo dono poiché ti appartiene. Lo chiamano Black Mamba, come la creatura letale dai riflessi dorati. In esso scorre il Voodoo… e il Voodoo ha scelto te. ’
Aileen tenne quell’arma tra le mani ammirandone il riflesso che, partendo dagli intarsi giallo oro della lama brunita, raggiungeva la parete sfiorando una foto dopo l’altra.
Le due si abbracciarono. Ma il campanello suonò.
– Ci siamo: non piangere. Piuttosto, nascondi subito il pugnale.
Louise uscì e la giovane, con le lacrime agli occhi, le andò dietro finché la zia non la fermò con un gesto deciso della mano. Aileen la vide scendere le scale, sistemarsi vestito e capelli poi aprire la porta. Sulla soglia tre individui, i distintivi luccicanti e le pistole ben visibili nelle fondine, le intimarono di non opporre resistenza poiché la villa era circondata.
Si trattava di loro… dei maledetti uomini.
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- Episodio 4: Mia madre
- Episodio 5: Aria
L’esercizio di concentrazione delle tue dinamiche narrative è collaudato da un intarsio ricco di riflessi, fluente, molto simile al pugnale prezioso consegnato ad Aileen. Trovo che sia il fattore simbolico più efficace per comunicarti l’impatto che ha avuto sul mio immaginario il tuo episodio appena letto e la tua tecnica sottile di suggello, con cui riesci a dilatare le dimensionalità degli spazi. E poi vi è anche il rituale, il sacrificio che espleti nell’esercizio espressivo con i tuoi segni, le tue risonanze, i tuoi archetipi. La densità e la concentrazione consentono di ottenere una struttura funzionale e decisa, che non cede né scricchiola. Adoperi una massa luminosa e armonica, magmatica ma misurata nello sviluppo dell’ orchestrazione. Ottima cura dell’impianto formale. Nelle tue atmosfere avverto la solennità di un organo a canne in una cattedrale deserta; ma anche la luce della luna.
Che le tue parole rappresentino una gratificazione è, credo, evidente.
Forse, non altrettanto manifesta è la sensazione di spiazzamento che ne ricavo, originata con ogni probabilità dallo sviscerare le tue emozioni in una infinità di rivoli.
Ecco, in un improbabile paragone, prima credevo di fluire in un delta, mentre ora mi riscopro estuario. Torna il celebre “vedersi negli occhi di chi legge”.
Non è facile districarsi tra impressioni e sentimenti. Freud, nel suo aprire una breccia senza precedenti, disse che chi non sa interpretare i propri sogni
può tranquillamente rinunciare ad analizzare quelli degli altri.
Parafrasando, colui che non riesce a trovare il filo nel mare delle sensazioni, nell’emotività
calma o tempestosa non potrà raggiungere, a mio modesto parere, vette elevate di lettura/scrittura.
Ti rendo merito per questo saper tenere le redini pur cavalcando l’onda, la tua espressività limpida e tagliente né è abbondante prova.
A ben guardare, è stata la stessa sfida che, nel mio piccolo testo, ho dovuto affrontare io stesso. I nostri racconti sono come figli per noi, li conosciamo uno a uno. Sappiamo quanto impegno ci abbiamo messo, i sacrifici affrontati.
In “Black Mamba” ho capito da subito che avrei dovuto tener testa a due magnifiche, quanto letali, sirene: ho amato Louise e Aileen con passione smisurata. La tentazione di scivolare, di lasciarmi andare è stata intensa, al
limite dell’irresistibile.
Ma chi meglio di te sa cos’è la disciplina… il conservatorio insegna. L’estro musicale pretende una padronanza assoluta. Le nostre lettrici, i lettori
salgono in carrozza fiduciosi della nostra guida e noi, da esperti cocchieri, non possiamo deluderli. Questo è il mio impegno continuo, volto a un perfezionamento progressivo: traguardo che, come le stelle irraggiungibili,
merita tutta la nostra attenzione, per ripagarci con orizzonti celestiali.
Grazie ancora.
Sia il primo che il secondo episodio mi ricordano i racconti di Edgar Allan Poe. Anche questo è molto ben scritto.
Questo è un grandissimo complimento, di cui ti ringrazio di cuore. Non amo l’arroganza né la falsa modestia: Poe è un vero maestro, ho letto tutto di lui e per lui ho iniziato a scrivere.
Credo che nei miei momenti più belli, da quanto mi dite voi, esca fuori il mio amore spassionato per il celebre genio americano.
Grato per questo accostamento, certo Poe è Poe ma… contento di arrivare a somigliargli anche un minimo.
Tanti anni della giovane protagonista scorrono in relativamente poche righe, eppure in questa velocità si riesce a cogliere la maturazione di Aileen, la creazione del suo futuro senza la zia.
La zia… Soggetto cattivo a mio parere, di quelli da studiare. Uno di quei soggetti che riversa le proprie frustrazioni attraverso l’odio verso il diverso, nel suo caso diverso per sesso. Ci sono tanti cattivi insegnanti in giro, con o senza pugnale.
Sì è vero Francesco, forse come mai prima qui c’era, per me, la possibilità di allargare, me ne sono reso conto in maniera evidente.
Per quanto riguarda Louise che dire… la storia mi sembra credibile, altrimenti i vostri feedback sarebbero stati ben diversi. Più in generale mi sento di dire che, per la mia opinione, l’odio è un sentimento tremendamente dannoso, ma a suo modo, passami il termine non appropriato ma efficace, democratico: esso si può annidare in ogni anima, senza distinzione di genere, età, nazionalità, tendenze politiche, classe sociale. Per questo è fondamentale comprendere come sia d’obbligo, da parte di noi autori, schivare ogni ideologia e snidarlo dove si può nascondere: dappertutto.
Grazie Francesco.
Non c’è nulla da fare: le tue storie vanno lette ad alta voce! O non vanno lette affatto. Solo così si riesce a sgusciare ogni parola, per rivelare l’intensità che merita la storia stessa.
Questi personaggi li adoro. Non vedo l’ora di leggere il seguito.
Ciao Rita.
Questo piccolo racconto è interamente costruito sulla figura di due donne. Avere un riscontro da una lettrice, e da una lettrice come te, rappresenta per me un ritorno prezioso.
I due universi, femminile e maschile, troppo di rado s’incontrano. E quando accade, non c’è mai una vera fusione a mio modo di sentire. Semmai si resta, a turno, uomo o donna in una dimensione differente. Un po’ come le passeggiate nello spazio: mi sembra, proprio ora, di vedere la lei o la lui che, ancorati a un cavo restano, ciascuno in solitaria, fluttuanti nel vuoto.
Il mio obiettivo, utopico, è accorciare questa distanza. Comprendi bene come la sensibilità di una donna qui possa restituirmi quel “quid” in più.
La serie è concepita per episodi a sé stanti, il cui filo comune resta quello della passione, del desiderio. Sentimento, non lo nascondo, totalizzante, perfino distruttivo: intenso ai massimi livelli nella carne quanto nello spirito. Spero di riuscire a portare il tutto a termine.
Grazie della lettura e delle belle parole.
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Tutti, Ileana. Ho visto tutti i film di Kubrick almeno cinque volte ciascuno. Lo spettatore appassionato di questo regista è, in realtà, un suo discepolo: maniacale come lui nel passare e ripassare ogni immagine.
Ho tre libroni che parlano dell’incredibile genio di questo regista, e letto, con infinita goduria, “Doppio Sogno” di Schnitzler: una pietra miliare della profondità umana.
Ti seguo regolarmente, è un piacere leggerti. Riesci a coniugare ironia, psicologia il tutto con un tocco, devo dire davvero sensuale, di sottile cinismo.
(dopo la lettura dei 2 episodi). Mi pare di comprendere che siano racconti slegati tra di loro ma accomunati dal filo conduttore della “passione” fisica e mentale, ma magari mi sbaglio e si ricollegheranno tutti insieme al finale. 1) Emerge lo sforzo di contenere gli accadimenti in un singolo episodio alla volta quando si percepisce che la narrazione e lo stile usato sarebbe più a suo agio in un ampio spazio (romanzo, forse), quindi ne percepisco tutto il lavoro; 2) leggere queste due parti iniziali mi ha portato alla memoria uno stile che in qualche modo già conosco, di un autore che in passato ha scritto molto su E.O.., ma tu sei qui da pochi mesi… Buon proseguimento di scrittura.
Buonasera Bettina… da quanto tempo attendevo un commento da te. La mia ammirazione per il tuo stile, per l’etica del tuo narrare sempre improntato a una spontanea universalità, sono per me dei modelli da seguire.
Confermo, gli episodi sono indipendenti, è la tematica a legarli esattamente come descrivi tu.
E confermo, sto faticando a tenerli nel recinto dei millecinquecento (sarebbe un bel titolo, come la carica dei centouno). Evidentemente, diciamolo, questo deve essere un filone a me congeniale: pensa che non c’è nessun disegno, ma sto improvvisando ogni testo. Speriamo di portare a termine il tutto.
Per quanto riguarda l’autore di cui parli, non sei la prima a dirmelo qui: ricordo con chiarezza David Di Guida, ma anche due o tre altri.
Grazie di cuore, la tua lettura mi sprona a fare meglio.
“asino”
Il correttore ortografico del mio telefono ha acquisito volontà propria. La parola asino non era nemmeno lontanamente prevista. Forse l’asino sono io e Google lo ha capito…
…per fortuna ogni tanto sorrido, dei miei errori o di quelli, per esempio, del mio telefono. Devi sapere che, nella rocambolesca quotidianità romana, uso spesso il microfono per scrivere i messaggi. Ora, il mio dispositivo deve essere dotato di una capacità interpretativa a sé stante.
Tutto questo per rassicurarti: anch’io ho creato le mie splendide creature mitologiche.
Un abbraccio, Giancarlo.
Il titolo è di per sé misterioso ed ambiguo. Il black mamba è un piccolo serpente velenoso asino, che uccide in pochi minuti. Ma il voodoo mi fa pensare ad altro, ad un oggetto che ruba l’anima e rende schiavo il corpo. Quindi, per un ingegnere uso solo alle conseguenze logiche, la strada è tracciata…
Per la cronaca, sono stato indeciso se chiamarlo “La stanza segreta”: un bellissimo titolo.
Ma il Black Mamba vince sempre.
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La serie è concepita come episodi a sé stanti, legati dal filo del desiderio, della passione. Carnale quanto spirituale. Altrimenti troppo facile…
Il mitico Kill Bill: un sogno. Hai ormai captato la fortissima mia vena cinematografica. Se può interessarti, sono un vero adepto di Kubrick e tu m’insegni (mi riferisco al tuo passato professionale di cui hai scritto, che a dir poco ammiro) quanto in profondità riescano a scavare.
Non ci sono più i film di una volta, cara Ileana. I desideri e le passioni di un tempo sono sepolti sotto la cenere del progresso… o come lo chiamano.
Grazie delle tue parole.
“Black Mamba”… conosco un club di soft air con questo nome. Non so se esiste ancora! E’ stato questo ad attirarmi a leggere
Il Black Mamba, non così noto da noi, è tristemente celebre nel continente africano per la sua capacità di uccidere. Un serpentino niente male…
Noi qui ci accontentiamo della più rassicurante vipera. Si fa per dire.
Grazie Kenji
Lo sai, è anche inutile che ripeta continuamente quanto la cura maniacale che sei solito mettere in ogni tuo scritto mi riempie l’anima di ammirazione, di stima e, perché no? Anche di invidia costruttiva.
Aileen è un personaggio potente e carico di fascino. Meriterebbe una sua saga dedicata.
Qui, oltre la cura maniacale, c’è stato un intreccio un po’ più fitto e ho dovuto controllare diverse volte il tutto.
Mi chiedo spesso se davvero sarei in grado di scrivere un romanzo: in questo piccolo racconto gli elementi da ampliare sono tanti e ci sarebbe da fare. Un prima, un dopo, gioventù ed età matura, voodoo, amore, desiderio, desiderio, … desiderio!
Grazie Emiliano.
Interessante personaggi ben. Delineati
Mi fa piacere, Franca.
Ti confesso che qui non è stato per niente facile costruire una trama coerente in cui tali personaggi risultassero credibili.
Mi pare tu sia nuova qui e se è così non solo benvenuta, ma un grazie particolare per questa che, forse, è la tua prima recensione.
Ho preso la pessima abitudine, in questa comunità, di commentare i racconti che leggo e che mi colpiscono. Pessima perché si dovrebbe parlare solo se strettamente necessario, ed invece io mi esprimo come se fosse sempre opportuno. La gran fortuna è che i post si può anche non leggerli o, almeno, ignorarli.
Ho trovato questo racconto scritto molto bene, con una proprietà ed una cura che ho imparato a riconoscere. La storia è intrigante e richiama grandi classici della letteratura fra i quali alcuni decisamente piccanti, altri che potremmo definire horror, per quanto una classificazione possa valere.
Ma ho trovato anche un livello di coinvolgimento maggiore rispetto ad altri. Sento che questa sperimentazione, iniziata da alcune settimane, comincia a dare dei frutti intimamente più sentiti. I personaggi sono più intensi. Anche se, probabilmente per esigenze di spazio, non del tutto in carne ed ossa. Ho visto le scene finali, la consegna del pugnale e l’arrivo dei gendarmi, come proiettati su uno schermo.
Non me ne abbia Robért de Sablé per questo volgare e superficiale commento.
Wow…! E questo sarebbe un commento volgare e superficiale? Un grazie sentito, invece. Ho letto con attenzione e apprezzo sempre le indicazioni.
Sì confermo, ho dovuto restringere, il racconto veniva su bene e si allargava a dismisura. Solo la parte di Buenos Aires avrebbe meritato un capitolo a sè stante.
E confermo, il mio genere è la narrativa pura, fatta di invenzioni, trame intrecciate. Ciò consente (oserei dire ‘richiede’) di dare dei guizzi di altri generi, quei lampi che rimandano all’imponderabile o, che lo dico a fare, al proibito.
Del resto, è d’obbligo mantenere fede al titolo della serie.
La scena finale ha richiesto un lavoro impressionante di affinamento. Per completarla, ho impiegato un terzo del tempo complessivo puntandfo tutto sul “bianco e nero”. E, da quanto mi dici, sembra che tutto questo abbia avuto un suo perchè. Per me fondamentale saperlo, ma il feedback appartiene a voi.
Pertanto, ancora grazie.