
Black notes del ’98.
Ritrovati appunti Natale 1998.
Nascosti sotto la biancheria intima di mamma.
Block Notes rilegato in pelle. Sfoglio le prime pagine:
23 Dicembre 1998.
Uscito a fare spesa al 7-Eleven. Parcheggio sotterraneo,piano -3, blocco D colore verde, posto 357.
A destra Ford Ranchero targa Texas R32-DCD.
Tipo in abitacolo con baffi fini a la Clark Gable, fuma sigarette fine da donna.
Tipo sospetto?
Sulla sinistra posto vuoto per disabili.
Pagato in contanti:
6 packs di bud in lattina
2 bottiglie di Cognac Hennessy
una zuppa di farro congelata
una stecca di Parliament
1 sacco di patate Jelly German
20 buste grandi da giardinaggio
3 bottiglie sunny delight
Merluzzo grigliato in salsa
milk
samosas
margarine
mostarda
salsa barbecue
diavolina
alcool puro
burro d’arachidi
espresso martini
hubba bubba
Totale: 75.55
In fila alla cassa notato mamma negra con figlioletta seduta sul carrello. Mi fa “Ciao” con la manina paffuta e punta le hubba bubba.
Le nascondo sotto le buste nere per giardinaggio.
La madre é di spalle. Ha uno di quei culoni da porta-aerei Heisenhower che hanno in Africa.
Ha proprio delle belle manine paffute la bimba e i denti bianchi dei negri, anche di quelli poveri.
Filodiffondono “Sweet Sixteen”, proprio una dolce bimbetta, avrà 6 anni, non 16 Billy: Ah ah!
Le sue dita sono come quei mini wurstel a salsicciotto. Mi viene voglia di andarli a prendere nel reparto surgelati.
Ma sono bloccato in una cazzo di fila interminabile a pochi giorni da Natale.
Che ho sempre odiato. Dannate formiche su due gambe che infestate le strade ed i supermercati. Ho dimenticato anche il DDT, cazzo, cazzo cazzo!
Meno male che ci sono quelle dita paffutelle come mini wurstel. Mi basta seguire queste due derelitte. Pagare alla cassa e schizzare via sotto al parcheggio piano – 3, blocco D, colore verde, posto 357. E schizzare via e seguire queste due zoccole negre. Faccio prima dalle scale antincendio.
Sarà sparito il Clark Gable sospetto? Fare attenzione!!!
Aspettare. Prendere appunti. Sicuro saranno dirette alle bidonville dalle parti di Leon Valley. Mi basta seguirle a distanza.
Ricordare la via, gli orari, gli spostamenti. E già sento quell’odore grigliato di wurstelini sciogliersi in bocca come prelibata e tenera carne di scimmia in umido.
La mia scimmietta. Uh uh uhhh. Che verso farà mentre gli trancio le dita con l’apriscatole. Uh uh uhhh ahhhhhh.
Ah!
Meno male che non ho dimenticato le buste nere per quello che avanza.
Fai “addio” con la manina bella scimmietta.
Riposto il notes sotto la biancheria intima di mamma. E’ rimasto tutto uguale in camera da letto da quando i vermi sono venuti a reclamarti: là fuori nel giardino, sotto terra da ormai troppi Natali…
Ma il pranzo di Natale del ’98 fu memorabile, mamma! Uh uh uhhh ahhhh. Delizioso e prelibato mamma. Peccato che tu sia marcita cosi in fretta, sarei stato la tua soddisfazione.
Non ti eri sbagliata, quando puzzavo ancora di latte e piegato sui fornelli, tu già mi dicevi: “Daniel, sono certa che da grande diventerai il miglior chef di tutto il Texas, figlio mio!”
“Non volevo ferirli, volevo solo ucciderli” (David Berkoviz – Il figlio di Sam)
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Confesso che fra tutti i temi horror, quando ero ragazza quello del cannibalismo mi ha riservato più incubi che soddisfazioni. Abbiamo tutti un tallone d’Achille, qualcosa che ci spaventa davvero, è questo è il mio. Ho voluto “addomesticare” questo timore scrivendone, ma molto da lontano. Leggendo questo tuo racconto in me c’è stato il WOW per una storia che mi ha presa al laccio fin dalle prime righe, compulsione ossessiva del controllo compresa, poi il pugno allo stomaco nella realizzazione che questa storia non è affatto irrealistica. Ultima cosa, trovo il tuo racconto molto raffinato (se dovessi fare un paragone, mi ha fatto vivere le sensazioni provate nel guardare la pellicola del primo “Il silenzio degli innocenti”.
Grazie di cuore Micol, è un gran complimento il paragone soprattutto fatto da te che sei molto raffinata nel narrare.
Testo sublime e veloce, elegantemente raccapricciante. Una escalation nella mente dell’assassino squisita che, sotto forma di appunti presi direttamente in “live”, cala direttamente nei pensieri malati del protagonista. All’inizio è estremamente freddo, accorto e calcolatore; verso la fine trascrive ogni suo pensiero folle, comprese le risate. E’ un personaggio che sarebbe veramente molto curioso vedere sviluppato in una trama maggiore.
Non so se sarei in grado di mantenere lo stesso ritmo e la stessa prospettiva sulla lunga distanza. Sicuramente è un personaggio che mi incuriosisce perché chiuso in un cluster senza ossigeno tipo acquario. Grazie mille di cuore per gli spunti.
P.s. Quanto fascino nel tema del cannibalismo. Mangiare ed essere mangiati. Doppio Wow
Assolutamente! Mi colpi’ molto qualche anno fa leggere di quel tipo forse tedesco che mise un annuncio in cui cercava aspiranti cannibali.
Caspita! Un brano da leggere con le mani davanti agli occhi. Ogni tanto sposto un dito e sbircio e dico ‘azz che coraggio!’ 🙈 poi vorrei richiudere gli occhi, ma la curiosità è troppa e arrivo alla fine. Bravo, bravo. Narrazione che corre a rotta di collo verso il basso e all’arrivo sei soddisfatto.
Grazie davvero, credo che eliminando molte sovrastrutture sociali e resistenze ci sia uno psicopatico in ognuno di noi.
“gli”
Le trancio
“E schizzare via”
Ripet
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Touche’: Sono stato ispirato dal tuo racconto, cercando di immedesimarmi in una mente predatoria, schematica, ossessiva, molto elementare ma allo stesso tempo efficacissima come quella di un killer seriale. Ho scelto uno scenario più consono agli omicidi seriali come quello sconfinato e che consentiva anonimato fino agli anni 90, prima della videosorveglianza a go go. Grazie ancora per l’ispirazione ed il tuo commento ispirato.
Inquietante twist in chiave cannibalistica della storia del Figlio di Sam. Efficacissimo, complimenti!
Ho avuto i brividi.
Piccola nota: “Daniel” è un refuso o la mamma adottiva lo chiamava così?
Non avevo pensato alla mamma adottiva, ma ci sta come profilo di infanzia traumatica. Daniel è il nome del protagonista. Grazie mille Giancarlo per le tue preziose osservazioni
Ho capito.
La citazione in grassetto a fine racconto mi era sembrata un titolo di memorie e quindi credevo che nel racconto stessi usando il nome del personaggio a cui ti sei ispirato. Di conseguenza, il nome sarebbe stato David e non Daniel.
Invece il tuo personaggio si chiama Daniel ed io non lo avevo capito… La mia senescenza avanza a passo veloce.
No, hai ragione la citazione avrei dovuto staccarla più dal testo.