
Blanca e il vulcano – Ecuador
Serie: Leggende (immaginate) dal mondo
- Episodio 1: Blanca e il vulcano – Ecuador
- Episodio 2: Badù e il pozzo ballerino – Mozambico
- Episodio 3: Mohandas e gli elefanti a “gettoni” – Bangladesh
- Episodio 4: La bicicletta rossa – Germania
STAGIONE 1
Blanca era una ragazzina che viveva in un villaggio di poche case, tra i picchi delle Ande peruviane e una vallata, in fondo alla quale scorreva un fiume. Nelle giornate limpide si vedeva, in lontananza, un vulcano dalla cima innevata. Nelle notti serene e senza luna, le stelle brillavano davanti agli occhi e non bisognava alzare la testa al cielo per vederle.
Blanca abitava con papà Enrique e mamma Carla e con i fratellini José e Pedrito e la sorellina Moniquita. Era la più grande e toccava a lei, ogni giorno, portare al pascolo il piccolo gregge di capre. Partiva la mattina presto con il fido cane Mantequilla e il lama Candido, carico di acqua e cibo per la giornata. Saliva sopra il villaggio per un sentiero, tra gli arbusti, fino alla tettoia che suo padre aveva costruito, per ripararla dal sole e dalla pioggia.
Quel giorno, mentre salivano, un ragazzetto vestito di un bel poncho dai colori sgargianti, che conduceva un asinello carico di stoffe, venne loro incontro.
– Dov’è il villaggio di Salinas? – chiese.
– Da quella parte, – rispose Blanca, indicando il sentiero dal quale proveniva.
– Io sono Felipe e tu, come ti chiami?
– Blanca, – sussurrò la ragazzina, facendosi rossa in viso.
– Tieni, – disse lui, porgendole una gonna dai colori dell’arcobaleno, – questa è per te, per ringraziarti.
Blanca la prese, ma sentì avvampare il volto e corse via inseguita dal piccolo gregge, stringendo il regalo al petto.
– Io abito dall’altra parte del vulcano! – le gridò dietro Felipe.
Quella sera a casa, Blanca si accorse di aver perduto una capra. Quando suo padre Enrique lo venne a sapere si fece scuro in volto. La ragazzina, temendo di venire punita, inventò una scusa.
– Un condor è sceso dalle nuvole e ha rapito la nostra capra! – si giustificò.
– Un condor? – chiese perplesso il padre.
I fratellini guardarono impauriti il genitore, che dovette rassicurarli che certamente non sarebbe venuto a portare via anche loro.
– Prendi un bastone, – dissero José e Pedrito alla sorella in coro, – e se domani ritorna lo fai scappare!
Il mattino seguente Blanca risalì sulla montagna, ma non andò al pascolo. Si fermò sul sentiero ad aspettare il ragazzo dal poncho dai colori sgargianti, ma quel giorno non passò.
Quel giorno Blanca pianse sconsolata, mentre il cane le leccava il viso e gli altri animali, ignari del suo dolore, brucavano attorno.
Per una settimana aspettò Felipe sul sentiero e le notti pregò che ritornasse, ma il ragazzo non venne.
La poveretta era disperata. Aveva capito che, se non lo avesse più rivisto, sarebbe stata triste per tutta la vita. Avrebbe voluto che un condor scendesse davvero dal cielo e la portasse da lui. Però sapeva che non c’era nessun condor e che aveva perso la capra perché aveva la testa fra le nuvole, mentre pensava a Felipe.
Il lunedì seguente stava al pascolo, cercando di non pensare a lui, quando le parve di sentire una voce nel vento: “Io abito dall’altra parte del vulcano!” Ma come avrebbe potuto arrivare fino a là? Non conosceva la strada. Non era mai andata più lontano di così. E comprese che se voleva avverare i propri sogni, doveva essere coraggiosa.
– Io andrò da lui! Niente potrà fermarmi!
Ma come poteva attraversare la valle? Non si perse d’animo e iniziò a pregare Chimborazo, il dio del vulcano, perché l’aiutasse.
Pregò per giorni e il dio del vulcano vide che era sincera e decise di esaudire il suo desiderio.
Mentre era al solito posto con il gregge, Chimborazo mandò un forte tuono e la terra iniziò a tremare. Dalla bocca della montagna uscirono fumo e pietre e lava.
Blanca non aveva mai visto uno spettacolo del genere. Il gigante, risvegliato dal suo sonno, continuò a riversare pietre e lava, nelle valli alle sue pendici, fino a riempirle e creare un crinale piano e diritto.
Ora Blanca poteva andare da Felipe. Corse inseguita dal cane Mantequilla, dal lama Candido e da tutte le capre che belavano per la felicità. Attraversò le valli ora riempite di pietre e lava.
Il pastore al quale chiese di indicarle la strada, riconobbe la sua gonna e le disse di proseguire sempre diritta. Da lontano Felipe, che stava tingendo la lana, la vide e subito la salutò sorridendo.
Blanca gli si buttò al collo ridendo e lui le dipinse il viso con i colori che adoperava per quei bellissimi abiti. Con lui c’era anche la capretta smarrita di Blanca.
– Eccola! – gridò – Te la regalo, Felipe, perché ti voglio bene.
Una settimana dopo, gli abitanti dei due villaggi presenziarono al matrimonio di Felipe e Blanca.
Mantequilla abbaiava gaio, le caprette belavano in coro e il lama Candido indossava un velo da sposa
E il vulcano sprizzava scintille come fuochi d’artificio.
Serie: Leggende (immaginate) dal mondo
- Episodio 1: Blanca e il vulcano – Ecuador
- Episodio 2: Badù e il pozzo ballerino – Mozambico
- Episodio 3: Mohandas e gli elefanti a “gettoni” – Bangladesh
- Episodio 4: La bicicletta rossa – Germania
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