Blitz

Indossò il balaclava.

Intorno, i ragazzi erano calmi.

«Forse sarebbe stato meglio usare degli MP5, tipo gli A5…».

«No, Lorenzo. Erano disponibili solo i PM12, quindi usiamo questi». L’ispettore era categorico.

Lorenzo annuì.

Il furgone era pieno di tranquillità.

«State pronti che fra poco c’è l’azione».

Alle parole dell’ispettore, uno dei ragazzi si mise a intonare una melodia.

A Lorenzo piacque. La fischiettarono tutti insieme.

L’ispettore era fiero. «State pronti. E adesso… Fuori, fuori!». Spalancò la portiera.

Balzarono tutti all’esterno e Lorenzo fu investito dai fasci di luce, sentì i cani abbaiare, i colleghi tenevano sotto tiro il casolare.

La squadra corse nel buio, raggiunse una porta.

«Ariete». L’ispettore non lo disse con un urlo, ma con un sibilo.

Si fece sotto l’operatore con l’ariete. Il PM12 a tracolla, picchiò lo strumento contro la porta all’altezza della serratura.

Con uno schianto la porta cedette.

Lorenzo strappò la flashbang dal gilet tattico. «Occhio».

Tutti chiusero gli occhi.

Dopo il lampo di luce, penetrarono nel casolare.

Anche se era una cascina diroccata, era stato semplice trovare le planimetrie. Le avevano studiate in fretta, sì, e adesso era come se fosse casa loro.

Dilagarono ovunque e un terrorista uscì da una porta sparando raffiche con la VZ61 Skorpion.

I colpi rimbalzarono ovunque, ma gli agenti avevano gli scudi. Lorenzo orientò il PM12 contro di lui e lo crivellò di colpi.

Altri terroristi cercarono di bloccarli, le pallottole colpirono gli scudi e gli elmetti tattici, ma i poliziotti reagirono massacrandoli.

Non c’era pietà.

Lorenzo si fermò un attimo. Si tolse l’elmetto tattico, che essendo colpito da una pallottola per il calore si stava rimpicciolendo. Lo fece sorridere il pensiero di avere la testa stritolata a causa di quel fenomeno.

Un attimo dopo, riprese la corsa a perdifiato. Lanciarono altre flashbang, sfondarono a calci e a colpi di ariete delle porte, poi squartarono altri terroristi. Alla fine rimasero tanti cadaveri e la puzza di sangue, polvere da sparo ed escrementi.

C’era fine a quello schifo? Ci sarebbe mai stata?

Sì, ma Lorenzo si ricordò del suo dovere. Non era solo un agente di polizia, ma pure un agente dell’AISI. Raccolse le prove del coinvolgimento russo nel fenomeno di terrorismo.

Ora sì, lo schifo era finito.

Almeno in parte.

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Discussioni

  1. Quando leggo alcuni dei tuoi racconti, spero sempre che alla fine scoprirò di aver assistito ad una partita a paintball. Sarebbe bello se il mondo riuscisse a risolvere i conflitti e la rabbia in questo modo: mai più il solo color rosso del sangue ad essere versato ma un arcobaleno di colori!