Bollicine
Serie: Marie
- Episodio 1: Marie
- Episodio 2: Luciano e Marie
- Episodio 3: Bollicine
- Episodio 4: Il signor Vecellio
STAGIONE 1
Le note di musica Zen del flauto giapponese volteggiavano nell’aria come le ali sonore di un colibrì. L’essenza di arancio amaro sprigionate dal diffusore espandevano un aroma caldo e gradevole. L’olio versato sulla pelle era tiepido e denso. Le mani della ragazza scivolavano sul corpo della donna, dai piedi ai polpacci, dai polpacci alle cosce e dalle cosce ai glutei, fino alla schiena e sul collo, Un tocco deciso e gentile, profondo e lieve che penetrava nei pori della cute, e dava sensazioni da brivido che andavano ben oltre l’epidermide. Più intense le sensazioni e più forte l’abbandono che trascinava la donna nella dimensione dell’ oblio, del suo peso corporeo e dal solito logorio mentale.
Con gli occhi chiusi, cedendo ogni forza, ogni contrazione dei muscoli tesi, ogni controllo volontario, ogni pensiero logico-razionale, cresceva la piacevole morsa verso l’estasi.
Lo stato di completo abbandono come in trance, era durato pochi minuti. Quando la ragazza le aveva posato il telo da bagno sulla schiena era il segno che il tempo era scaduto. Era il momento di rimettere i piedi a terra e di riallacciare la spina all’interruttore cerebrale. Aveva cercato di scuotersi dal suo torpore ed era tornata parzialmente vigile, ma un po’ stordita, mentre indossava le pattine e l’accappatoio, per lasciare la stanza dei massaggi e andare verso la sua camera.
Lo scroscio dell’acqua sotto la doccia e la schiuma al bergamotto avevano tolto l’unto dalla pelle e risvegliato la sua mente. Aveva indugiato a lungo, senza spugna e senza guanto, per insaponare e sciacquare ogni centimetro del suo corpo, liscio come la seta che avrebbe indossato per la cena, quella sera. Il getto forte e quasi gelido dell’idromassaggio le avrebbe lasciato addosso la sensazione di un benessere diverso e necessario per riacquistare una carica energetica nuova.
L’abito era ancora in valigia, lo aveva appeso alla gruccia ammirandone il colore rosso corallo e osservando l’etichetta in alto, sulla parte posteriore, col prezzo sul cartellino ancora da staccare. Una cifra adeguata al marchio, alla qualità del tessuto e alla fattura. Un capo elegante, leggero, lungo, poco adatto per fare la spesa o portare il suo toutou a passeggio. Un primo acconto del risarcimento per danni morali che Luciano, il marito, a sua insaputa, le avrebbe versato in molte tranche.
Il cellulare sopra il letto aveva iniziato a vibrare. Uno sbuffo – Pullus in fabula – poi, posando il vestito sulla sedia «Sii? Dimmi.»
«Ciao Marie, ceniamo insieme stasera?»
«Stasera no, sono stanca. Vado a letto presto.»
«Domani a pranzo?»
«Fammi sapere il menu, poi ti dirò. Lo sai che sono a dieta, sono allergica, ho il colon irritabile e sono… celiaca.»
«Sei celiaca? Da quando?»
«Boh! Non lo so. Ho il sospetto.»
«Ma quando pranziamo in casa non hai tutti questi problemi.»
«Ma se non ci sei mai. Mangio sempre da sola. Che ne sai?»
«Va be’, lasciamo perdere. Non roviniamoci la vacanza.»
«Bravo. Non vorrei rovinarmi la vacanza. Bon appètit.»
In attesa dell’ ora di cena aveva preso il telecomando. Una ricerca rapida, da un canale all’altro, senza trovare niente che riuscisse a destare il suo interesse. L’occhio sullo schermo e la mente altrove, in una sala da the, al piano terra dello stesso albergo Bella Vista, molti anni addietro.
Era stato un fine settimana piacevole che le aveva lasciato un ricordo indelebile. Aveva nuotato a perdifiato e mangiato tanto cibo sfizioso. Dopo cena tante bollicine e balli sfrenati, al ritmo della musica latino americana, del piano bar, sotto la pergola della terrazza. C’era stato un incontro che le aveva lasciato qualcosa dentro. Le era rimasto impresso qualcosa dello sguardo. Sorrideva con la bocca, mentre i suoi occhi avevano un velo di tristezza; forse di un lutto, o forse di un abbandono, o di una vecchia ferita nascosta. Avevano brindato. Una coppa di vino dolce, fresco, frizzante e ingannevole. Una coppa, poi un’altra e un’altra ancora. Lo sguardo era cambiato. Gli occhi luccicavano per effetto dell’alcool e delle risate. Aveva raccontato una barzelletta in francese di cui avrebbe capito ben poco anche un provenzale come lei. Avevano riso comunque, per il finale che, sbronza com’era, non riusciva a ricordarselo.
Non aveva riso mai più così tanto, da allora. E dopo non c’era stata nessuna chiamata, nessun messaggio, nessun altro incontro tra loro. Erano passati molti anni; qualche volta ripensava ai loro tuffi in piscina, a quello sguardo di nuovo mesto, come di un pianto trattenuto, nel momento della partenza e del saluto.
E poi un giorno, poche settimane prima di tornare al Bella Vista, suo marito le aveva proposto di trascorrere le ferie insieme, in qualche località marittima.
L’unico posto con vista sul mare che le era venuto in mente era stato quello: l’hotel della sua indimenticabile serata allegra nella cittá del corallo.
Aveva composto il numero del cellulare scambiato prima dell’addio, pregando che non fosse cambiato.
E subito dopo aveva riconosciuto la sua voce: «Pronto?!»
«Ciao, sono Marie.»
Prima di indossare l’abito rosso, scollato sulla schiena, dal collo al sacro, aveva infilato un perizoma. Che tortura aveva pensato e subito se l’era sfilato. Il reggiseno che con quell’abito sarebbe stato antiestetico, non lo indossava mai. Il suo seno era piccolo e stava ancora su, senza protesi e senza ferretti. Da ragazza, Lucien la prendeva in giro: «Tu as deux oefs al plat».
Da donna adulta e poi abbastanza agée, aveva scoperto i tanti vantaggi di un seno piccolo. Una volta aveva acquistato un soutien-gorge balconnet, taglia zero, col push-up. L’imbottitura la faceva sentire strana, come una bambola gonfiata. Lo aveva infilato in fondo al cassetto e lì era rimasto, finché le tarme non ne avevano sbriciolato il pizzo.
Guardandosi allo specchio della camera d’albergo, ancora nuda, col vestito rosso in mano, si sentiva come un’adolescente, un po’ ribelle, in vena di follie. Giunta l’ora dell’incontro tremava come una ragazzina al suo primo appuntamento. L’ascensore era già su, al terzo piano, pronto a condurla da lei, che l’aspettava giù. Dopo il saluto di un abbraccio stretto, si erano sedute fuori, sotto la pergola della terrazza, per l’aperitivo.
«Qu’ est-ce que tu prends?»
«Bollicine. Le stesse dell’altra volta.»
«Pour moi aussi.»
Serie: Marie
- Episodio 1: Marie
- Episodio 2: Luciano e Marie
- Episodio 3: Bollicine
- Episodio 4: Il signor Vecellio
“allergica, ho il colon irritabile”
bel modo per rifiutare! prendo appunti….?
Pretesti semiseri? Grazie Laura per la tua attenzione e supporto.
La descrizione del massaggio è talmente vivida che ho quasi percepito sul mio corpo le abili mani della massaggiatrice! Ho apprezzato anche tutto il resto del racconto e aspetto il prossimo episodio ?
Ciao Arianna, grazie.? L’ episodio successivo l’ ho abbozzato ieri e ti avviso che é piú “incandescente”.?
Un capitolo sensuale e raffinato, sospeso tra benessere e desiderio, con un pizzico di nostalgia.
Marie sembra riscoprire, attraverso un incontro rimasto vivo nel tempo, una parte di sé che il matrimonio e la quotidianità avevano lentamente soffocato.
A dirla tutta, lei mi piace tantissimo ♥
I francesi e le francesi, per tanti italiani, possono essere molto affascinanti; oppure, per altri, anche molto antipatici. I nostri “cugini”, eterni rivali, nella cucina, nell’ arte, nel cinema, nella letteratura… Io sogno spesso di tornare in Francia e chissâ…
Grazie Cristiana. Un abbraccio.
Francesi, gente magnifiques ♥
?
“Da donna adulta e poi abbastanza agée, aveva scoperto i tanti vantaggi di un seno piccolo.”
Mi inchino ?
Ma reverence a toi.?
“«Bravo. Non vorrei rovinarmi la vacanza. Bon appètit.»”
Grande la nostra Marie ?
Quando scrivo qualcosa di questa nuova serie, nel mio francese scolastico e l’ aiuto di Google, penso sempre a te, Cristiana. Mi aguro che tu legga e mi suggerisca eventuali correzioni, se gli errori fossero inaccettabili. Forse hai chiuso un occhio e ti ringrazio. Nel mio francese imperfetto, spero che l’insieme regga, almeno per il senso.
Nessuna lingua sarà mai, fortunatamente, perfetta perchè è viva, vivace e mutaforma. La lingua è di chi la parla ed è espressione di pensieri, sentimenti, emozioni. A volte la lingua è necessità. La lingua è personale 🙂
? Ora mi sentirò piú libera di esprimermi in italiano, in sardo e anche in occitano.?
Secondo me Marie sta inseguendo solo un ricordo, ma una seconda possibilità o una risposta che non ha mai trovato. Hai sempre un tocco delicato nelle tue storie ??
“Le era rimasto impresso qualcosa dello sguardo. Sorrideva con la bocca, mentre i suoi occhi avevano un velo di tristezza; forse di un lutto, o forse di un abbandono, o di una vecchia ferita nascosta.”
Che bello questo passaggio. Caratterizza il personaggio in maniera incredibile
Vagamente autobiografico questo passaggio. L’ impressione che ho quando guardo la mia espressione nelle foto.
Tiziana ha evidenziato, con la sensibilità che per le donne è innata e nei maschietti latitante, il passaggio forse più importante di tutto l’episodio… quella strana malinconia, miscuglio di rimpianti e di illusioni disattese, che ci assale, quasi scaramantica, quando ci abbandoniamo al nuovo. Ci sarebbe da farne un trattato filosofico o psicologico. Brave entrambe, l’una a scriverlo, l’altra a coglierlo.
? Grazie Beppe. Commossa come tu e pochi altri maschietti sai fare.?
Troppo gentile ❤️
Ciao Tiziana, oggi mi é balenata un’ idea. E se le facessi… per un’ altra… con un… improvvisato? Scusa Tiziana, non posso essere più chiara, altrimenti mancherà l’ effetto sorpresa.
Grazie per i tuoi stimoli sempre incoraggianti. ?
Mi fanno sempre un certo timore gli incontri a distanza di anni: le persone cambiano, a volte in peggio, sia fisicamente che caratterialmente… spero che Marie riesca a rivivere la leggerezza e la gioia della precedente serata. Ti ho già detto che amo la dolcezza e la delicatezza che riservi ai tuoi protagonisti? Grande M.Luisa! Un abbraccio ?
E chi lo sa? Potrebbero decidere di invecchiare insieme, oppure ubriacarsi e lasciar cadere i freni inibitori per una serata soltanto. O magari l’ altra ha perso i capelli, ha raddoppiato il peso, le balla la protesi dentale, e l’incontro potrebbe essere imbarazzante e molto deludente. Staremo a vedere cosa mi suggerisce la mia musa.
Grazie Giuseppe, un abbraccio.