Bruna

Serie: Donne: mille sfaccettature

– L’animo ha mille sfaccettature. Non si sceglie quello che si è –

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Che suono fastidioso aveva la sveglia quella mattina.

Bruna non sopportava più il buzz preimpostato che ogni mattina suonava alla stessa ora; per cui qualche settimana prima, libretto delle istruzioni alla mano, aveva sistemato in modo da potersi svegliare con la musica di una stazione radio.

Per qualche tempo la cosa aveva funzionato poi però, e a se stessi non si può sfuggire, capì che il problema non era la sveglia ma proprio il fatto di doversi alzare.

A peggiorare la situazione era stato il fatto che la radiosveglia negli ultimi giorni non riusciva a sintonizzarsi bene e quella musica gracchiante non aiutava certo il risveglio.

Chiuse il tasto di spegnimento, allungando stancamente il braccio verso il comodino, eppure gli occhi rimanevano chiusi, quasi a sperare che il buio fosse nuovamente la fine della giornata e quindi l’ora di tornare a dormire. Ma la luce accecante del giorno, che riusciva debolmente a penetrare le sue palpebre, le fece capire che in realtà la giornata era appena iniziata.

Meno male che Bruna metteva la sveglia sempre qualche minuto prima, altrimenti quei 5 minuti persi per ogni posizione l’avrebbero fatta alzare tardi: sdraiata, mollemente seduta, pesantemente i piedi poggiati a terra e un ultimo colpo finale… in piedi. Quanto sentiva la gravità terrestre in quel momento!

Stancamente scese le scale per andare a preparare la colazione al marito e al figlio: li vedeva entrambi attivi già di prima mattina e non ne capiva la ragione. Cosa ci poteva essere di bello nell’andare al lavoro e a scuola: gente, movimenti di auto e bici, risate allegre fuori dall’aula, pausa caffè con colleghi cordiali. Ma stiamo scherzando!

Solo quando i suoi due uomini di casa la salutarono affettuosamente, prima di uscire, Bruna si cominciò a rendere conto di quanto fosse sola. Eppure era stata lei a chiedere al suo datore di lavoro, il giorno prima, di poter restare a casa in malattia: nausea, mal di testa, occhi gonfi. Forse si stava prendendo qualche malanno di stagione.

Ma quale malanno! Lei sapeva cosa stava arrivando e che a cicli, sempre più ravvicinati, le accadeva da qualche tempo: il Buio Interiore.

Proprio quel giorno il figlio aveva un allenamento di basket dopo scuola e la mamma di un suo compagno di squadra si era offerta di accompagnarlo e dopo di riportarlo a casa.

Il Buio Interiore è scaltro: aveva convinto Bruna, con la sua voce roca e cavernosa, di chiedere il giorno di malattia per poter rimanere solo con lei.

“Chiudi le finestre che c’è troppa luce” – le aveva sussurrato.

“Stacca il telefono, così nessuno ci può disturbare. Tanto se tuo figlio ha un’emergenza possono chiamare il papà sul cellulare” – le aveva dolcemente imposto.

Così Bruna, per rendere più triste e profondo il momento, indossò nuovamente il pigiama, aprì le coperte e se le avvolse fino alle guance, nonostante il primo sole avesse cominciato a scaldare la stanza. Nel Buio fa freddo.

Come da disposizione del nero despota, chiuse le imposte e, dopo aver spostato la cornetta sul tavolo, provò a chiudere gli occhi per far passare la stanchezza. Ma il Buio, se può, non ti fa dormire: ti fa tenere gli occhi aperti per mostrarti quanto è sola la tua vita, che nessuno pensa a te e che nessuno sa che cuore duro hai in petto.

Gli occhi socchiusi provavano a percepire le ombre che giravano nella stanza e questi movimenti dell’anima le ronzavano nelle orecchie. Quanto rumore facevano quelle grida della mente.

Erano ormai passate ore, forse aveva sonnecchiato, forse aveva giocato con i cupi pensieri del Buio, quando all’improvviso sentì come dei suoni ovattati. Diceva al suo corpo che non poteva essere perché lei era sola: chi mai poteva cercarla a quell’ora.

Ma la disperazione, mista al dolore, a volte può tenere a bada il Buio ed è questo che accadde quel giorno.

Cercò di liberarsi dalle catene immaginarie del letto e fece uno sforzo disumano per rendere più nitidi quei suoni, che sembravano arrivare dal piano terra.

Scese le scale, sempre più consapevole che la solitudine, per il momento, poteva aspettare, girò la chiave della porta d’ingresso, tolse il block e aprì.

Si trovò di fronte il marito, con il viso che era a metà strada tra il preoccupato e il dolore. Dapprima la accusò violentemente di aver tenuto chiusa la porta, impedendogli di entrare, e di avere i telefoni tutti staccati; poi, notando lo sgomento sul volto di lei, si fermò e fece un lungo sospiro. La vide pallida, con gli occhi vitrei ma coscienti del suo dolore, scavati dal male che la stava divorando, umidi di lacrime a lungo represse.

La abbracciò, così che il calore del suo corpo potesse in qualche modo sciogliere il ghiaccio del Buio.

Non appena Bruna si calmò, il marito le disse che il figlio si era fratturato la caviglia durante l’allenamento e che era in ortopedia per farsi ingessare la gamba: aveva ricevuto la chiamata mentre era al lavoro, avevano chiamato lui dal momento che lei non rispondeva.

Con quell’ultimo filo di forza che le era rimasto, e aiutata anche dal senso di colpa che si era rivelato più potente di una siringa di adrenalina conficcata nel petto, andò subito a cambiarsi per andare insieme al marito in ospedale.

Le ore ad aspettare cominciarono pian piano a dissipare il velo nero che da tempo le copriva la vista; approfittò di quell’attimo di lucidità, che era riuscita a guadagnare, e si girò verso il marito.

I suoi occhi adesso erano aperti e la luce l’aveva rischiarata, comunicò a quell’uomo così premuroso che le sedeva accanto, e che tanto l’amava, che si sarebbe fatta aiutare.

Aiutare a sconfiggere il Buio.

Serie: Donne: mille sfaccettature
  • Episodio 1: Helèna
  • Episodio 2: Bruna
  • Episodio 3: Leonora e Olga
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Isabella, mi piace molto il concept di questa serie. Come altri ho trovato il “male” di Bruna più vicino alla mia esperienza. Leggendoti mi sono riconosciuta in molte cose e mi sono soffermata a considerare il concetto “pigrizia mentale”, chiedendomi se anch’esso nasconda una sorta di depressione. Hai saputo descrivere alla perfezione lo stato d’animo della protagonista, quel mettere tutto in una bolla: in sospensione. I tuoi racconti mi piacciono perché arrivano diretti, con il cuore, e perché invitano a non perdere la speranza.

      1. Isabella Sguazzardi Post author

        Ciao Micol,
        mi fa piacere il tuo apprezzamento. In effetti la “pigrizia mentale” credo che nasconda, anche se in forma minore rispetto la malattia vera e propria, una sorta di depressione o, come lo chiamava mia madre, un “mal d’animo”. Prossimamente un’altra sfaccettatura. A presto 😀

    2. Dario Pezzotti

      La depressione, il buio! Un Male subdolo che ti soffoca. Un giorno sei felice e il giorno dopo vorresti nasconderti al mondo. Arriva senza motivo, di punto in bianco; ti rende cieco all’amore, alla bellezza.
      Racconto molto significativo, complimenti Isabella.🙂

      1. Isabella Sguazzardi Post author

        Ciao Dario,
        grazie per l’apprezzamento. E’ un male che purtroppo, proprio per la sua imprevedibilità, è difficile poter curare, ma a volte l’amore rompe la paura e ti fa sperare. Grazie ancora 😀

    3. Giuseppe Gallato

      Ho compreso l’idea alla base di questa serie, e devo dire che è proprio favolosa! Il racconto di Bruna mi ha preso più del precedente, forse per il tema trattato. Il Buio, questo buio, è uno dei nemici più antichi e terrificanti dell’uomo. In questa società poi non fa altro che crescere, crescere e crescere, ampliare sempre più il suo potere, la sua fame. Il Buio che recide, che cancella, che divora. Non vedo l’ora di leggere il prossimo episodio. Curiosissimo! 🙂

      1. Isabella Sguazzardi Post author

        Ciao Giuseppe,
        sono contenta che ti sia piaciuto. Ho preso come spunto delle esperienze personali e sono cosa significa essere mangiati da questo male. A breve un altro episodio 😀

    4. Isabella Sguazzardi Post author

      Ciao Antonino,
      ti ringrazio per quanto mi hai scritto e sono contenta che ti sia piaciuto. A questa serie, oltre che i toni reali dei mille volti dell’essere umano, anche una speranza, nel finale, che tutto si può in qualche modo superare. Grazie ancora 😀

    5. Antonino Trovato

      Isabella, stavolta hai saputo racchiudere in poche e ben scritte righe tutto il malessere che la solitudine e la depressione interiore possono procurare ad un anima mortale, e la personificazione del Buio mantiene alte le tinte Dark che caratterizzano il tuo stile. Grande conclusione con la speranza consegnata dall’amore di una persona vicina, un primo passo verso la libertà del proprio Sé incatenato da strani e immaginari (ma maledettamente reali) malesseri… in attesa della prossima sfaccettatura, ti faccio i più sentiti complimenti!!😋