
Brutti incontri (Capitolo Speciale)
Serie: Le novelle della Luna: il canto solitario della Sirena
- Episodio 1: Lieto fine
- Episodio 2: Il volo della farfalla e l’attesa del ragno (Capitolo speciale)
- Episodio 3: Brutti incontri (Capitolo Speciale)
- Episodio 4: Tradimenti (Capitolo speciale)
- Episodio 5: L’inizio della tragedia (Capitolo speciale)
- Episodio 6: Il canto solitario della sirena
- Episodio 7: Rivalità fraterne (Capitolo speciale)
- Episodio 8: De-Sideria
- Episodio 9: Peonia
- Episodio 10: Lume della speranza
- Episodio 1: “Il vero amore è scritto nel destino”
- Episodio 2: Fatalità
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Percepii qualche goccia sul mio corpo, stava per cominciare a piovere, vecchio com’ero avrei preso anche un accidenti. Sbruffai leggermente, sentendomi affaticato più del solito, tant’è che dovetti fermarmi. Quanto dovevo fare pena? Mi dovetti appoggiare al muretto che divideva il marciapiede dalla spiaggia per prendere un po’ d’aria. Sentii qualcosa strusciare sotto le gambe, e poi mi accorsi di un gatto grigio. Era grosso e pieno di pelo, con gli occhi verdi uguale al colore del mare. Questo balzò sul muro e continuò a strusciarsi contro le mie braccia. I gatti non mi facevano impazzire, ma non li odiavo, quella volta non ero in vena di mettermi ad accarezzare un micio, per cui cercai di allontanarlo. Il gatto non mi ascoltò minimamente, al contrario si alzò su due zampe continuando a fare le fusa. Io non avevo esperienza con quei pelosetti, ma nonostante il comportamento affettuoso con gli occhi sembrava volermi rimproverare, era strano quel gatto o cosa?
Io lo presi e lo poggiai lontano da me, aveva cominciato anche a piovere forte, mi dispiaceva per lui ma non potevo restare a fargli compagnia. Lo salutai e tentai di allontanarmi, ma percepii il gatto dietro di me miagolare insistentemente e seguirmi, ad un certo punto sentii una voce chiedermi di fermarmi.
Forse la corsa e la stanchezza a quarant’anni si facevano sentire… Un po’ spaventato affrettai il passo, e mi addentrai in un vicolo per raggiungere più in fretta casa, ricominciando a correre, quando diedi una violenta spallata a qualcuno. Mi voltai appena per scusarmi, ma nel farlo percepii una fitta al cuore che mi costrinse a fermarmi, ed anche l’altro ebbe la mia stessa reazione.
Pregai che quella persona di fronte a me non fosse chi immaginassi: un ragazzo alto, magro, con i capelli ricci e mori lungo fino alle spalle, un viso pallido e delicato nei lineamenti con occhi verdi nascosti da occhiali trasparenti. Indossava un completo elegante di almeno due taglie più grandi, gli dava un po’ l’aria da artista intellettuale di poco conto.
“Elia! Sei proprio tu? Non ci credo, che fortuna che ho!” esclamò il ragazzo, recuperando la grossa valigia a terra. In quel momento ebbi il rimorso di non essermi fermato a giocare con quel gatto.
“Giovanni, che sorpresa, che ci fai qui?” gli risposi sottotono, non avendo la minima intenzione di mostrarmi entusiasta per quell’incontro. Giovanni era mio fratello minore, avevo quasi vent’anni quando è nato, figlio illegittimo di mia madre. Eravamo una bella famiglia prima della sua nascita, poi mia madre ha distrutto la famiglia, mio padre se n’è andato via, credo che il dolore l’abbia fatto ammalare, ora non c’è più. Mia madre si fece una nuova famiglia, ed ora che è anziana non so che fine abbia fatto, so solo che sta bene.
“Che bell’accoglienza! Se proprio vuoi saperlo sono in viaggio di studio. Mi sono preso una pausa in questo paese, soltanto per il mare, e onestamente avevo dimenticato che abitassi qui” spiegò lui, facendo un sorriso idiota. Io e Giovanni non avevamo mai avuto un bel rapporto sin dalla nascita, credo che la nostra stessa famiglia ci aizzava l’uno contro l’altro, ed alla fine siamo cresciuti quasi come nemici.
“A dire la verità sono giunto qui solamente oggi, non ho un posto dove andare, e la pioggia non aiuta. Potresti ospitarmi qualche giorno? Pagherei il disturbo!” io risi sarcastico a quella proposta.
Mi voltai e tornai sui miei passi verso casa “No, non posso, è mattina, troverai sicuramente qualche posto”. Giovanni però insistette e cominciò a seguirmi, pregandomi come un bambino.
“Andiamo Elia! Vuoi davvero lasciarmi così? Sotto la pioggia? Non è un periodo adatto e potrei non trovare posti in cui stare. E non ho molta scelta, ho poco denaro con me e devo usarlo ancora per tutto il viaggio. La polizia ti ha reso il cuore d’acciaio? Suvvia!” insistette, ma io non provavo alcuna pietà nei suoi confronti, poteva andare a dormire sotto una panchina.
Spazientito dalle sue lagne mi fermai, e voltandomi accigliato dissi solamente “Mi sono sposato da poco se proprio vuoi saperlo, e non ho intenzione di ospitarti a casa. Buona vacanza” dissi, e udendo quelle parole Giovanni rimase immobile per qualche istante.
“Eh!? Quando!? E non mi hai invitato? Perché in famiglia non ne sappiamo niente!?” a quel punto venne al mio fianco, e mi porse il proprio ombrello. Io rifiutai il gesto, preferivo inzupparmi piuttosto che accettare qualcosa da lui.
“Perché è stato qualcosa di veloce e privato. Non ho bisogno di feste e della vicinanza della famiglia che non ho più. Smettila di seguirmi”
“Che sono queste parole da vecchio? Non è che è un uomo?” scherzò, ma il mio sguardo fece intendere ciò che avrei voluto rispondere.
“Allora non è che è brutta e ti vergogni?” insistette, ma io continuai a ignorarlo, così disse ancora “Qualcuna di inusuale dunque. Quindi mamma non sa nulla? Hai mai pensato come la potrebbe prendere?”.
I suoi modi di fare, i suoi toni, la sua odiosa maniera di trattare le persone come marionette di un palcoscenico con cui divertirsi, non c’era nulla che non odiassi del mio fratellastro.
“Non lo so e non mi importa. Può accettarlo, può non farlo, io ho quarant’anni e un lavoro, non ho bisogno di consensi, che la pensi come vuole”
“Che libertino, mi piace! In realtà Elia sapevo che mamma avesse intenzione di farti sposare con la figlia di una sua cara amica benestante, presuppongo che tua moglie non sia una persona simile…”
“Non mi importa minimamente, dille pure che non si scomodasse tanto e di trovare nuovi passatempi”
“Se mamma lo venisse a sapere potrebbe essere la fine per il tuo matrimonio, la conosci quella lì! Potrei, tuttavia, prendere le tue parti e convincerla ad accettarlo, so essere molto persuasivo, lo sai bene. In cambio ti chiedo solamente di ospitarmi per questi giorni, per favore! Non rovinerò la tua luna di miele, mi sembra un buon compresso, no?” mi propose. Lo detesto, ma aveva ragione. Il mio intuito che spesso mi aveva aiutato e che non aveva mai sbagliato però mi suggeriva che quella era una pessima idea, e che avrei dovuto rifiutare. Tuttavia mi sono lasciato convincere, forse perché sono troppo buono e mi aveva fatto pena? O era stato proprio il suo discorso a convincermi? O forse volevo semplicemente vedere la reazione di Sirena? Mi chiedevo come si sarebbe comportata…
Rientrammo a casa, non lo aiutai con le valigie, e me lo ribadì tutto il viaggio, ma lo ignorai completamente, avevo la mente occupata da altri pensieri.
Le luci in casa erano spente, eccetto quella della cucina, probabilmente era lì. Precedetti mio fratello e chiamai Sirena a voce alta, entrando della stanza: stava facendo colazione in “pigiama”, aveva ancora l’aria assonnata e faticava a stare con gli occhi aperti.
“Eli, buongiorno. Ho preparato dei muffin ma li ho bruciati” mormorò avvicinandosi a me per farsi dare un bacio. Io mi precipitai su di lei e avvolsi la mia felpa sui suoi fianchi per coprirle l’intimo striminzito, aveva quest’abitudine che però doveva far piacere solo a me.
“Sei fracido, che è successo? Piove? Così non nasceranno mai i tulipani” si lamentò, sembrava essere dell’umore giusto. Appena ci raggiunse Giovanni, lei inarcò un sopracciglio e non si smosse minimamente. Non si vergognò di non essere presentabile, chissà se l’aveva colpita?
Notai invece, e ciò mi fece infuriare, che Giovanni fu molto colpito da mia moglie, la squadrò tutta con interesse e con aria compiaciuta. Mi trattenni dal tirargli un punto solamente per non fare la figura dell’ossessionato di fronte a Sirena.
“Quindi è lei tua moglie?” domandò, avvicinandosi e porgendo la mano con un sorriso stucchevole.
Sirena ricambiò il gesto con fare poco amichevole, e borbottò un “E tu chi saresti?”. Ringraziai il cielo che lei era una tipa per nulla socievole e alla mano, spesso e volentieri rispondeva male, o non prendeva in considerazione nessuno. Una tipa che non piaceva a nessuno all’infuori dell’aspetto esteriore, o almeno speravo in questo anche stavolta.
Serie: Le novelle della Luna: il canto solitario della Sirena
- Episodio 1: “Il vero amore è scritto nel destino”
- Episodio 2: Fatalità
Ci offri uno scorcio della storia di Elia, in grado di rispondere a molte domande sul perchè sia così riservato ed introverso. Il voler mettere alla “prova” un amore non è mai saggio, non perchè si offre al compagno una tentazione (che nella norma non verrà accolta), ma perchè si mette alla prova la nostra salute mentale.
Grazie per il commento! Sono aassolutamente d’accordo con te 🥺
Eh ma allora non finisce qua! Bene bene, sono molto contento, questa Serie mi è sempre piaciuta 😃
Grazie per il commento, scrivo questi spin-off per far divenire protagonisti anche i secondi della coppia 😆
che stiuazione spinosa !
Un po’ di clichè😆😆