Bugia

In una tarda serata autunnale in preda alla disperazione decisi di dirti tutto.

Tutto ciò che sapevo e che non avevo detto per paura di farti pena. Si in quel momento sono stata egoista, forse in preda alla paura, forse ad un bisogno di riscatto. O tutti e due.

Meditai sulla frase giusta da dire, quella che ti avrebbe spinto a rispondere.

Scrissi. Scrissi. E scrissi ancora.

Il sudato risultato fu un messaggio estremamente accurato ed insapore ma allo stesso tempo infeltrito di un bisogno insaziabile d’amore.

La mattina seguente alle 10.46 precise lo inviai.

Cominciò la mia lunga attesa.

Aspettai.

Intanto se ne erano già andate due birre e cinque o sei sigarette.

Arrivò la mezzanotte.

Ancora niente.

Abbandonai le mie ultime speranze in una canna improvvisata e mi coricai.

La mattina seguente Giulia venne a svegliarmi.

Mi sembravano le sei invece erano già le undici suonate.

Frigo vuoto. Mi ricordai del messaggio.

Si, ancora nessuna risposta, non sapevo che pensare.

Iniziai a ragionare su tutte le possibili soluzioni al mio tormentato quesito.

Giulia intanto stava preparando il sugo per la pasta già in cottura.

Ti feci uno squillo veloce senza dare nell’occhio.

Squillò una volta poi partì la segreteria telefonica. Ero stata bloccata.

Ecco il motivo per cui la risposta non arrivò mai.

Dopo una lunga giornata passata con Giulia e la sorella a decorare biscotti decisi di raccontare tutta la verità.

Giulia mi ascoltò con attenzione, aveva gli occhi sbarrati e il suo solito sguardo tenero, come se atteggiandosi così la sua sconcertante poca memoria mi avrebbe infastidito meno.

La sua reazione mi stupì. Non era affatto preoccupata, anzi mi rincuorò e promise che tutto sarebbe andato per il meglio.

Io però ero disperata.

La implorai di scriverti e lei obbedì senza troppe smorfie.

La tua risposta fu scioccante. Ti ricordavi perfino la data precisa del mio presunto ultimo ciclo, ovvero il nostro ultimo giorno insieme.

Dev’essere stato un evento catastrofico per te se ricordi perfino la data esatta.

O forse solo perchè l’hai riportato ai carabinieri.

Niente, tu sostieni di non avere alcuna responsabilità.

Sei tranquillo.

Beh io e Giulia non lo eravamo per niente.

Giulia scoppiò in una scenata a dir poco imbarazzante condita con insulti di vario genere e lotte con il cuscino.

I suoi occhi luccicavano e si arrossarono. Sembrava stesse per piangere.

Era solo incazzata, così disse.

Avevo perso tutta la stima che avevo per te, ogni goccia, fino all’ultima.

Non ti riconoscevo più.

Sentivo la tua energia negativa addosso ogni notte, in ogni mio incubo.

Così quella sera chiamai Gio.

Lui sapeva già come comportarsi con me, mi conosceva da anni e aveva visto ogni mio lato.

Mi consolò molto e sentire la sua voce calda mi dava i brividi ogni volta, era come la stretta di un abbraccio fraterno, ferma e salda.

Nel parlargli mi scesero alcune lacrime, non riuscii a trattenerle, avevo così tanto che mi tormentava dentro.

Giulia tornò con i popcorn e iniziò a girare due cicche.

Salutai Gio e andai fuori a fumare con Giulia.

“Sono pazza?” le chiesi.

“No perchè? E’ normale reagire così. E’ lui psicopatico.”

Non sapevo se crederle.

Dopo quello che è successo tra noi, ogni persona che mi sta intorno mi detesta.

Si faccio pena a tutti. Anche a Giulia.

Mi sopportano e mentono ogni singolo giorno solamente per vedermi sorridere per mezzo secondo.

Ma saranno questi i veri amici?

Dopotutto tu hai chiesto a Giulia di farlo.

Non doveva abbandonarmi. Questo le ordinasti.

Era il nostro amore?

Per sempre tua.

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Discussioni

  1. Ritrovo il tuo stile asciutto e lineare, sento nelle tue parole, una voglia fortissima di esprimere tutte le emozioni umane… continua così, e se posso suggerirti un piccolo passo, ti dico che a mio avviso puoi calcare ancora più la mano con gli aggettivi e la lunghezza, probabilmente ne otterrai un effetto ancora più potente 😀

  2. Sono un po’ confusa alla fine della lettura. L’incipit in medias res mi fa ricostruire un immaginario, del quale però faccio un po’ fatica a determinare delle coordinate. Tutto quello che viene recuperato del passato, attraverso le riflessioni, non mi permette di completare il puzzle. Ho molto apprezzato il modo in cui hai trasmesso un sentimento spesso trascurato: la Compassione. Non è facile metterla in parola, soprattutto in narrazioni fatte in prima persona. Io avrei calcato più la mano su questa difficoltà di sopportare la pena altrui. Comunque interessante e, forse, nell’ non chiusura del cerchio narrativo, sta proprio il valore del racconto. Non ho la storia, ma ho le sensazioni.

    1. Si lo so, in un certo senso l’ho fatto di proposito. Ho in piano di scrivere altre storie con gli stessi protagonisti quindi unirete presto i pezzi!