Buio. Realtà. Sogno

Serie: La bambina che non sapeva amare


«Mi dispiace, signora. Non può avere figli.»
C’era stato qualcosa prima di quella frase? Emanuele porta l’unica mano che gli resta alla fronte: un dolore continuo e pulsante. Nel nulla c’è spazio per il dolore?
Ricordi il giorno in cui ti sei sposato? Lo ricordi, Emanuele?
No, maledizione! Non ricorda assolutamente nulla. Il mondo è buio e lui non è altro che il sogno di una bambina. Una bambina che è Dio. Una bambina che è il Demonio.
Una donna accasciata per terra, piange sommessamente. L’uomo sa che quell’essere inutile è sua moglie, ma non riesce a ricordarne il nome. I nomi non hanno significato nell’irrealtà che li circonda.
Trattiene il fiato: uno, due, tre secondi. Inspira ed espira, come a voler sottolineare la sua concretezza. Lui è lì, è presente in quella stanza, non è il sogno di un piccolo mostro. Eppure il moncherino che si ritrova al posto del braccio è come un monito, un’apertura alla realtà che è irreale.
Ritto dinanzi alla moglie, simile a un gigante, la sovrasta. Tutto tace, in un’istantanea grigia e vuota. Carolina, la bambola che è l’unica verità del mondo, osserva la coppia. Attende l’evolversi di quel sogno e quello che le porterà.
«Tu sei la mia bambina e ti voglio bene.» Un calcio è la risposta alla frase sussurrata dalla donna distesa a terra. Un calcio che sa di meritare anche se ne ignora il motivo. 
Il vero demone è un uomo violento. La furia è l’essenza del suo essere e i suoi occhi stravolti paiono fiamme. «Fa male? Dimmi, donna! Fa male?»
«Perché mi fai questo?» La voce di lei è un lamento soffocato.
Il predatore, che è maschio. La preda, che è femmina. Eppure in passato era riuscita a sostenere la selvaggia irruenza del primo.
«Perché mi fai questo?!» la scimmiotta il marito. «Ecco il dono di Dio, mia cara! Accettalo con gioia e umiltà.»
In passato. C’era stato veramente un passato?
Il dono di Dio è un nuovo calcio che raggiunge la donna in un fianco. C’è dolore in un sogno?
«Con gioia e umiltà, donna! Con gioia e umiltà.» Ancora, ancora e ancora. L’uomo riversa sulla donna l’opposto della gioia e nel suo comportamento non c’è traccia di umiltà.
I calci la colpiscono; le gambe, il petto, neppure il volto è immune. Ma la violenza non è reale, perché niente lo è. Niente e nessuno. Il mondo onirico è un mondo incerto.
«Guarda, maledetto Demonio!» sbraita Emanuele, rivolgendosi all’inganno di figlia. «Guarda quanto vale la donna che chiami madre.»
Non c’è voce a ribattere alle sue parole. La bambina, figlia dell’eternità, è sovrana di allucinazioni. Continua a osservare, conscia che il significato dell’amore le sta sfuggendo per l’ennesima volta. Non c’è modo di agguantarlo, perché il tempo è agli sgoccioli. La realtà è l’infinito, ma il sogno non lo è affatto. Il tempo del risveglio è vicino, ma non ancora. Non ancora.
«Se questo è solo un sogno, basta svegliarsi!» continua l’uomo. «Svegliati, Demonio! Svegliati oppure guarda la sofferenza di questa donna.» E la sofferenza non conosce tregua, perché nemmeno la furia la conosce.  
Il corpo della donna viene sconquassato dai colpi dell’uomo. Il volto è una maschera di dolore…C’è dolore in un sogno?
…e il sangue, copioso, esce dal naso.
«Svegliati e tutto questo finirà.»
La bambola di porcellana sta sorridendo. In un primo momento, Emanuele crede che gli occhi lo stiano ingannando, ma non c’è errore in quello che vede: Carolina, o qualunque sia il vero nome di quel diavolo, sta sorridendo.
È una bambola dagli occhi di cristallo. Possono sorridere, le bambole? Emanuele non lo crede possibile, ma quello che lui crede si sgretola di fronte alla verità che è verità nel delirio.
La bambola non vuole svegliarsi. Perché dovrebbe farlo se può riprovare un’emozione dimenticata nel mondo prima del buio? Non l’amore, ma qualcosa di altrettanto potente. Non ricorda il nome di quell’emozione, ma in fondo i nomi non hanno importanza.
Emanuele sbuffa infastidito e si appresta a colpire nuovamente l’inutile femmina, forma indistinta che pare fondersi con il freddo pavimento che è lo specchio del mondo reale, il mondo al di là del sogno. Ed il pavimento diventa sempre più grande, diventa il sogno stesso. L’uomo è furia, ma l’uomo è anche un’immagine di fantasia. La fantasia di una bambina che, nella perfetta solitudine, convive con l’oscurità, con l’Assenza totale.
La testa di Emanuele incontra il pavimento ed è un incontro tutt’altro che piacevole. Il sangue è reale. Il dolore è reale. Tutto è reale, perché il sogno è la sola realtà che l’uomo conosce. Prova ad alzarsi, ma non ci sono più gambe a sostenerlo: svanite, come il braccio destro.
«Non voglio svegliarmi!» La voce di Carolina è la voce di una bambina che fa i capricci. «Non ancora!»
Emanuele si trascina aiutandosi con l’unico braccio che gli resta. «Non ti importa niente della donna che chiami madre? Meriti di tornare al luogo da cui provieni, essere infernale. Sto venendo ad ammazzarti!»
«Se fosse possibile l’avrei fatto io stessa. Molti, molti anni fa.»
L’uomo è un verme che si contorce, prigioniero della terra.
Carolina attende. L’ orso di peluche è accanto a lei, la zampa soffice stretta nella sua mano sinistra.
Mamma. Può un’illusione sostituirla?

Serie: La bambina che non sapeva amare


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Discussioni

  1. Quoto in pieno le parole di Giuseppe, visto che abbiamo condiviso i banchi della facoltà di Filosofia… questo episodio, in certi passaggi, ricorda vagamente un astruso testo di filosofia, dove bisogna rileggere quei frammenti per poterli ben comprendere, eppure il lettore continua a tenere il fiato sospeso, proprio perché anch’egli rimane sospeso tra il reale e l’irreale, uno stato in cui, identificare i confini, diventa impossibile… continuo con passione… hai proprio una bella mente contorta!!

    1. Hai ragione Antonino, questo e il prossimo episodio sono piuttosto contorti (il prossimo è il mio preferito dell’intera serie).
      Vediamo se alla fine riuscirò a stupirti. ?

  2. Devo dire che, violenza a parte, c’è anche molta filosofia in mezzo: il concetto dell’Assenza, della realtà irreale, dell’irrealtà possibile. Emerge anche una sorta di dicotomia tra Demonio e Dio, tra visione fisica e metafisica quasi. Bella serie, non c’è che dire! Proseguo! 🙂

    1. Il prossimo episodio è il mio preferito! Ancora due e scoprirai come si conclude questa storia. Dopo mi dirai.?

  3. Ho apprezzato anche questo episodio. La scena è carica di suspense per quello che la bambina farà o non farà, è o non è. È bello anche che l’epilogo non sia ancora auto-conclusivo perché vuol dire che ci sarà un prossimo episodio 🙂

    1. Ci saranno ancora pochi episodi, poi la storia troverà “conclusione”. Come ho già scritto precedentemente, non si tratta di capire cosa farà la bambina, ma cosa faranno gli altri due personaggi. Ti svelo un segreto, ma che resti tra noi: tolta la parte onirica e surreale, alla fine non è altro che il racconto di persone che cedono all’odio. Grazie del commento.