
Buon Natale signor Picock
I bambini guardavano in continuazione fuori dalle finestre dell’aula, il giardino della scuola bianco di neve. Avevano voglia che venisse Natale, per stare a casa qualche giorno e passarlo con i propri cari.
E per ricevere i regali, naturalmente!
Le maestre faticavano a condurre le lezioni, ma li guardavano comprensive. La signorina Logan fece loro scrivere una poesia sulla neve.
Natale era vicino e un grande albero del giardino era stato addobbato a festa. Nei corridoi erano appese luci, disegni e festoni. Tutti guardavano ammirati le decorazioni.
Ma in mezzo all’entusiasmo generale, c’era una persona che non pensava affatto al Natale. Perché non credeva che la gente diventasse più buona.
Questa persona era il preside della scuola.
Il signor Picock aveva preso da poco la direzione della scuola, al posto della signora Andersen. Che a causa del cognome, gli scolari dicevano venisse dalla Lapponia e conoscesse Babbo Natale. Lei, come una nonna, prendeva in braccio una delle alunne più piccole e inventava una storia su Santa Claus. Tutti i piccoli la ascoltavano a bocca aperta.
Picock era molto severo e faceva paura anche alle maestre. Durante le riunioni alzava la voce e non era mai contento di niente. La signorina Logan, confidandosi con un bambino che piangeva, perché era stato ripreso in malo modo dal preside, disse: – Vedrai che Babbo Natale lo farà diventare più buono.
Ted, tornato a casa, prese a scrivere la letterina.
“Caro Babbo Natale, lo so che a scuola a volte faccio i capricci e combino marachelle, e per questo ti chiedo di aiutarmi a stare più attento, ma vorrei anche chiederti di fare qualcosa per il signor Picock, il preside. È sgarbato con tutti, anche con le maestre. E l’altro giorno mi ha sgridato, perché avevo sporcato il corridoio di neve. Sono sicuro che mi ascolterai, perché sei buono.
Un’ultima cosa, caro Babbo Natale, salutami tanto la signora Andersen e dille che ci manca.
Un grosso bacio,
Ted
Così arrivarono le vacanze di Natale. E come tutti gli anni, le maestre, insieme ai bambini, organizzarono una festa. La signorina Logan ci metteva più impegno di tutti.
Quella mattina, mentre fervevano i preparativi, entrò allarmata in classe. Ted, con Joy e Virginia, due compagni di classe, stavano provando la canzoncina. L’arrivo della signorina Logan spezzò il loro acuto finale.
– Va tutto bene? – chiese Virginia.
– Sì, sì. La canzone va bene, bravi.
– No, mi riferivo a lei. Sembra spaventata.
La maestra si fermò tra di loro.
– Il signor Picock è… – cominciò, ma si accorse di stare per tradirsi. Allora disse: – Si è rotto una gamba.
Allora dovremo fargli un augurio più grande, pensò Ted, che lo aveva perdonato per la sgridata.
Verso le undici l’atrio era affollato. I genitori mormoravano tra di loro. In mezzo, davanti alla folla, stava il signor Picock, seduto, con accanto le stampelle. Aveva una faccia! Anche se avesse voluto fuggire da quella cerimonia, non avrebbe potuto.
A turno, i bambini delle varie classi recitarono poesie o interpretarono scenette. Dei coraggiosi solisti proposero pezzi composti da loro. I tre amici cantarono il loro brano. Alla fine ci fu un grande applauso. Anche il signor Picock sembrò un po’ sollevato. Sorrise a tutti i piccoli interpreti, comunque senza troppa convinzione.
– Prima di salutarci, cari colleghi e genitori, – disse la signorina Logan, ammiccando al preside, – i ragazzi rivolgeranno un accorato augurio a tutti voi.
– BUONA NATALE A TUTTI!
Il Natale arrivò e passò, ma seminò dietro di sé pianti disperati e bronci spaziali. La mattina del 25, nessun bambino del paese trovò alcun regalo. I genitori ebbero il loro da fare per consolarli.
Ted, Joy e Virginia si trovarono quel pomeriggio stesso, alla festa del quartiere. I tre amici erano molto delusi, quasi gli veniva da piangere.
– Tu cosa avevi chiesto a Babbo Natale? – chiese Virginia a Joy.
Joy la guardò sconsolato. – Volevo un guantone da baseball e il cappellino dei Dolphines.
– Io mi aspettavo la pista delle macchinine e lo zaino nuovo per andare a scuola, – disse Ted.
– Io invece avevo chiesto un vestitino rosa confetto, per andare a festeggiare il capodanno dai miei parenti.
Sedettero tutti e tre su una panchina, assorti, ma nella testa di Ted si faceva largo un pensiero: scoprire che fine avesse fatto Babbo Natale. Lo disse agli altri, che ne furono entusiasti. Si misero in cerchio e stesero le braccia al centro, una mano sull’altra.
– Scopriremo che fine ha fatto Babbo Natale!
Per prima cosa andarono a chiedere ai loro parenti cosa sapevano di Babbo Natale. Il padre di Ted lo guardò a lungo, forse pensando alla sua infanzia e inventò una storiella. Gli zii cercarono di rigirarla, per non arrivare al punto. I cugini invece, già dimentichi di essere stati bambini, li guardavano dall’alto in basso.
– Non avete ancora capito… che Babbo Natale non esiste?
Joy si indignò. E i doni che avevano sempre trovato sotto l’albero?
– Li mettono i vostri genitori la sera prima, – disse James, cugino di Joy, ridendo. Il bambino scoppiò in pianto.
La sera si ritrovarono per fare il punto, più delusi che mai. Avevano avuto risposte troppo diverse.
Ancora una volta fu Ted che ebbe un’intuizione. Gli venne in mente l’episodio dell’ultimo giorno di scuola, mentre provavano la canzone.
– La signorina Logan ci aiuterà. Secondo me sa molte cose.
La signorina Logan abitava nel quartiere più bello della città. Passando, i tre bambini guardarono sospirando le ricche vetrine dei negozi di giocattoli.
Virginia, che era la più grande, suonò il campanello. La signorina Logan, aprì la porta, vestita di rosso. Li invitò a entrare e preparò loro una tazza di cioccolata calda. I figli della maestra sedettero con loro.
– Avete passato un buon Natale?
Subito le facce dei ragazzini si scurirono.
Lei ricordò e sorrise.
– Scommetto che siete un po’ arrabbiati con Babbo Natale.
Tutti annuirono.
– Non dovete esserlo. Avrà avuto le sue buone ragioni.
– Ma noi eravamo così contenti che venisse Natale, – disse Joy.
– Avevamo chiesto tanti regali, – fece Ted.
– Non era mai successo che Babbo Natale non arrivasse, – disse Virginia.
Il figlio più grandicello, dopo aver ascoltato quanto detto, intervenne: – La mamma ci aveva detto che quest’anno Babbo Natale non sarebbe passato. Noi crediamo alla nostra mamma.
Parlarono ancora un po’, ma erano sempre più delusi. Bevvero la cioccolata calda, ma il suo sapore era amaro.
Se ne andarono poco prima di cena. Camminando Ted ebbe un’altra idea. Si chiese come facesse la signorina Logan a sapere che Babbo Natale non sarebbe passato quell’anno.
– Andiamo alla scuola. Sono sicuro che troveremo qualcosa.
Joy si prese la responsabilità di entrare dalla finestrella dei servizi. Era il più mingherlino dei tre e passò agilmente.
Si sentirono un po’ come dei ladri che cercano di rubare il segreto di Santa Claus.
Entrarono nell’aula della signorina Logan. Frugarono un po’ dappertutto e nell’armadio scoprirono un kit completo da sarta. In mezzo alle matite e ai pennarelli.
Usciti batterono tutto il corridoio con una pila, in cerca di indizi. Virginia chiamò gli altri, perché aveva trovato una matassa di filo rosso in un angolo.
Proseguirono fino all’aula insegnanti. Tutte le sedie erano in ordine, tranne una. Fu Ted a ispezionarla e vi trovò sopra delle impronte di lunghe scarpe.
– Sono le scarpe di un uomo. Saranno almeno del 44, – osservò Joy.
– Hanno una suola molto scolpita. Sembrano quelle del preside.
– Si, è vero, porta degli scarponcini, – intervenne Virginia, – glieli ho visti spesso addosso.
Le gambe della sedia erano sporche di terra.
– Ecco come si è rotto la gamba!
Quelle sedie non potevano essere state spostate di molto dalla scuola. Decisero di uscire fuori a guardare.
Intorno all’edificio, l’unico tratto di giardino non era molto lungo. Come prevedibile non c’erano impronte, la neve le aveva portate via, tranne in un tratto riparato dagli alberi.
Uno dietro all’altro, i ragazzini passarono alla lente quella striscia di prato, più vicina al muro. Guardarono tutti tre, per essere sicuri di non tralasciare nulla.
Virginia si fermò di colpo e gli altri le andarono addosso. Ted franò per terra.
La ragazzina aveva notato quattro buchi nel terreno. Sembravano proprio quelli di una sedia. Ted, sdraiato a guardare in su, vide qualcosa appeso a un ramo. Joy fu lesto a prendersi sulle spalle la ragazzina.
– È un pezzo di stoffa rossa! – urlò.
La finestra dava proprio sul grande atrio, dove avevano fatto la festa.
Ted si rialzò con un bel sorriso stampato in viso.
– Sono sicuro che presto avremo i nostri regali.
La scuola riaprì dopo l’Epifania. Ted, Virginia e Joy avevano voglia di ricominciare.
Per prima cosa fecero un terzo grado alla signorina Logan, portando come prova il kit da sarta. E lei ammise di averlo scoperto quella mattina, prima dello spettacolo.
Poi si presentarono dal preside. Sembravano tre gangster pronti a un regolamento di conti.
– Cosa volete, ragazzi? – Il tono della voce era stranamente docile. Come se si fosse tolto un peso dal cuore.
Virginia estrasse il pezzo di stoffa.
– Sappiamo tutto, – disse Ted.
Sul viso del signor Picock apparve un sorriso bonario. Come quello di un nonno, che guarda con amore i propri nipotini.
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“Sul viso del signor Picock apparve un sorriso bonario. Come quello di un nonno, che guarda con amore i propri nipotini. “
👏 Bellissimo finale, davvero non me lo aspettavo. Ho scoperto solo aggi questa fiaba e mi sono immedesimata nella ricerca dei piccoli fin dalle prime righe. Questo sì che è un Babbo Natale a Sorpresa!
Grazie anche per questo altro commento positivo.
Fortissimo, mi ha emozionato!
Grazie per il commento e buon anno.