Buona la prima

Allontanò da sé il lenzuolo di seta e scese dal letto, nuda. Lui riposava perso in qualche sogno, di certo galleggiando alla deriva cullato da onde leggere in un mare con diverse sfumature, una per ogni vino e alcoolico tracannati. La zattera, robusta e ampia, era un assemblaggio di cibi forti e resistenti: Diana sorrise e si augurò che lo fossero davvero, che rifiutassero di affondare e di essere digeriti. E che quel povero bastardo potesse restare al largo per anni, senza rivedere quella terra che lei voleva raggiungere e su cui lasciarsi finalmente cadere. Per riposare, godere il relax della sabbia calda.

Non ne ricordava il nome, non aveva importanza, sapeva che il suo era un sogno a occhi aperti e quel tipo palestrato dalle fattezze arabe avrebbe fatto la fine degli altri. E non vedeva la propria di fine: ormai in doppia cifra da parecchio, entrata nel giro sei anni addietro durante una festa, l’ultima di tante e la prima di molte altre.

– Diana, come la cacciatrice. E dimmi, da dove arrivi? – chiese la donna – Ma soprattutto perché non ti ho mai visto? Non sei una che non fa voltare gli uomini.

– Forse perché sei una femmina, come me – disse lei sorseggiando annoiata dal bicchiere che liberava bollicine.

– Hai detto la cosa giusta, siamo due femmine: alle donne spetta fare certe cose, quelle come noi vivono altre vite.

Diana lasciò il bicchiere con perfetto tempismo sul vassoio librato in un volo virtuale dal cameriere. Il gesto fulmineo di un ballo cadenzato.

– Fin qui tutto ok, ma non so ancora con chi sto parlando. E come hai saputo il mio nome?

– Margot, – disse porgendo la destra – ti basti questo. Giochiamo a carte scoperte, so chi sei e cosa vorresti fare, ma non serve dire chi me lo ha raccontato. Fino a dove puoi spingerti?

Gli occhi verdi si incatenarono a quelli neri delle donna di fronte, una ventina di anni in più e tutta l’esperienza di questi. Capelli biondi, trucco sapiente e unghie curate. Mano morbida, liscia e accogliente. Il resto lo intuiva attraverso l’abito che si adattava alle curve del corpo, letali per i piloti inesperti.

– Mi interessa iniziare il viaggio, – disse Nadia serrando la mano di Margot – sono puntuale alle partenze e mi muovo con bagaglio leggero. Non mi manca il tempo e non ho fretta di arrivare.

– Allora siamo d’accordo, ho il tuo telefono e mi farò viva domani. Solo una cosa, ti mando un numero via WhatsApp: chiamalo e vai, ti servono vestiti nuovi. E i capelli poi, quel nero proprio non va.

Scarlet Diana impiegò poche settimane a confermare l’intuizione di Margot e divenne presto la più richiesta nel “catalogo” on-line di escort, sedicenti accompagnatrici, figure sensuali e invitanti. Nella brochure era descritta come la più adatta a chi giungeva dall’estero, preferiva uomini tra i trenta e i quaranta e concedeva un massimo di due incontri. L’anonimato dei clienti era garantito con transazioni mediate da provider stranieri: la spesa veniva fatturata come soggiorno di lusso in resort dotati di terme e ristorante gourmet. Le ville protette da sistemi di sicurezza efficaci e discreti in cui Diana e le altre di Margot trascorrevano l’unica notte concessa ai ricchi e sfortunati clienti.

Il primo era stato un test di valutazione, come per le ragazze che l’avevano preceduta e quelle che sarebbero seguite. Il programma degli incontri futuri: la cena a cinque stelle, la camera e il sesso, la bottiglia di vino nel secchiello con il ghiaccio.

– Fai tutto ciò che ti chiede, – gli aveva detto Margot – ma fingi di bere quell’ultimo bicchiere.

– Sonnifero? Una droga?

– Sei sveglia, non mi sbagliavo.

– Volete derubarlo? Avrà qualche migliaia di Euro, un Rolex e l’auto, non mi sembra un bottino ricco.

E di lui che ne facciamo?

Posso spremerlo nella seconda notte, poi ciao ciao.

– Ha qualcosa di più prezioso di pochi soldi e un orologio. – sentenziò Margot- Poi non bisogna credere a tutto ciò che promette una brochure.

Dopo il vino l’uomo sprofondò nel sonno chimico. Entrò nella suite un uomo di mezza età, piccolo, bianco e dall’aspetto innocuo seguito da Sender, l’autista di Margot, nero e solido come una quercia. L’uomo pallido prese il polso al cliente di Diana, un manager tedesco di quarant’anni anni, gli palpò l’addome, ascoltò il torace ed esaminò occhi e bocca di quel manichino robusto fatto di carne, ossa e organi.

– È un po’ al limite con l’età, ma gli anni biologici sono dieci in meno. Direi che possa andare.

Sender prese il telefono e compose rapido un numero.

– Tutto ok.- disse.

Poco dopo entrarono due giovani con una barella su cui deposero il cliente narcotizzato.

– Muoviamoci, – disse il piccolo uomo – non ho intenzione di dargli altro veleno.

I quattro e il tedesco uscirono, Margot si materializzò sulla soglia e sorrise.

– Brava, non hai fallito e ho vinto la scommessa. Sender ha detto che avresti continuato a fare domande. Sarebbe stato doloroso perderti.

– È solo lavoro, ma amo farlo bene.

– Ci renderà bene e avrai la tua parte, gli organi sono già piazzati e il tipo è in salute. Peccato che la controfigura debba morire carbonizzata nella bella Audi da settantamila Euro.

Era solo lavoro, ma a trentuno anni e settanta cadaveri alle spalle la libertà chiedeva un piccolo spazio. La cifra accantonata era a sei zeri, non aveva spese in bilancio e Margot si occupava del look, della sua forma fisica e della salute. Vacanze e trasgressione dalle regole non erano contemplate.

– Sei il mio investimento migliore, – le disse alla ennesima festa – neanch’ io nei miei anni d’oro sono mai stata al tuo livello.

Margot fece un cenno discreto con il capo ad un giovane in smoking di origini indiane, forse, gli occhi viola e un idea di sorriso.

– Jippur ti presento Diana, questa sera sarai il suo cavaliere. – guardando poi la giovane donna – Divertitevi, lo meritate.

E per una notte non ci fu lavoro, il sesso sembrò quasi amore, la spossatezza era piacevolmente reale.

– Non sei stanco di questa vita?

Diana accarezzava il petto di Jippur, sollevato da intervalli lenti.

– Cos’altro potrei fare, ho trentacinque anni e la cosa che mi riesce meglio è arpionare donne ricche e sole.

– Che non lasceranno nulla una volta scomparse.

– Non mi riguarda. Nella vita c’è chi si accontenta di galleggiare e chi nuota, decido io dove andare e non la corrente. Ho una catena, mi accontento che sia lunga.

– Mai pensato di tagliarla?

– Nemmeno una volta, ma basta chiacchiere, il vino si raffredda e il mattino non è molto lontano.

Margot osservando i due che si univano ancora scosse la testa, sollevò la cornetta del telefono mentre fissava il monitor.

– Peccato, – disse al video in bianco e nero – avresti fatto parecchia strada.

Poi parlò nel telefono.

– Sender, chiama il medico e gli altri. Non subito, lasciamole ancora venti minuti di libertà.

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