Buonanotte Barcellona
Serie: Buonanotte Barcellona
- Episodio 1: Buonanotte Barcellona
STAGIONE 1
Catania 16/08/2011
“Spett.le AZIENDA
Io sottoscritto LAVORATORE X, assunto alle vostre dipendenze dal DATA X come IMPIEGATO, rassegno le mie dimissioni con effetto immediato. Vogliate scusare per l’improvvisa scelta, ma impegni di estrema importanza mi hanno obbligato a rimanere in Spagna per motivi personali.
Desidero ringraziarvi per gli splendidi anni di proficuo rapporto, e reciproco scambio di tempo e di idee.
Colgo l’occasione per augurarVi i vostri migliori successi commerciali.
In attesa di vostri contatti per l’emolumento di fine rapporto.
Cordiali saluti”
Questo era un prestampato che avevamo portato con noi, tutti avevamo delle penne usb con le nostre robe, le nostre musiche, le nostre foto e i nostri pezzi di vita. Questo era il capitolato dell’estrema unzione delle nostre vecchie vite borghesi made in 2000. Catania, gretta di giorno, accesa di notte. Primi anni ’80, prima mezza decade, non sono uno che ricorda anche i primi battiti del cuore, o il primo gelato mangiato, né la prima macchinina ricevuta per Natale. Ho sempre tutto visto come una cosa che scorre, senza mai fermarmi un attimo a pensare al chi, al come, al dove, alle persone, a chi sta con me, a chi non sta con me. Adattista. Si, devo dire che mi sono sempre adattato, che non vuol dire farsi trasportare, ma guadagnare da ogni schizzo già abbozzato di una tela che vuoi dipingere. Ho sempre pensato che se le cose da fare le pensavo io era buono, ma che non fosse malissimo, anzi, fare cose pensate da altri. Non puoi pensare l’infinito, l’infinito è l’infinito delle anime umane e ce ne sarà sempre una che ti regala un suo pezzo. Eravamo in macchina, nati da 25 anni, neolaureati, anti-bamboccioni con un lavoro già in tasca, preso senza avere quel pezzo di carta che ormai ci serviva solo a legittimarci. Un impiegato di banca, io, un grafico, un venditore di moto, e un commercialista. Tutti stipendiati, si intende da junior, ma paradossalmente quasi già ricchi, vista l’improvviso cottimo ricevuto. Avere 25 anni a Catania, e guadagnare più di mille euro al mese, vuol dire stare bene, non essere ricchi, ma godersi la vita con quel tanto che ti basta. Viaggi, serate, incontri culturali, eventi organizzati, collaborazioni con enti di solidarietà, divertimento e lavoro. Ricordo ancora l’occupazione del Cpo Experia, centro sociale in vecchia Catania, con una forte dedizione allo spazio sociale.
Cazzeggiavamo, ma lavoravamo sodo, ognuno nel suo, e ognuno nel suo aveva solo che raccontare belle prospettive.
Strade prese con molta motivazione, molta creatività, e molto orgasmo. Eravamo diventati dei gran bei bravi ragazzi, ma niente di ciò che tu possa pensare di simile a un listino da Comunione e Liberazione, né coristi Papaboys, né pseudo anarchici ex comunisti, né stronzi neofascisti per ignoranza.
Pensavamo tutti, nel limite delle differenze, che ognuno debba fare il suo per vivere bene, e che tutto si può fare nel limite di certi equilibri, dare pesi qua e la, per tenere l’asta dritta, magari a volte oscillante, ma dritta come la lacrima che scende dal volto di un pagliaccio. E forse eravamo veramente pagliacci, nel senso che i pagliacci non sono mai di moda ma sono sempre apprezzati, riuscivamo a stare in mezzo, né successo estremo, né contrasto per forza, accettavamo le regole del mondo, e né ricavavamo il giusto per fare tutto ciò che ci rendesse liberi.
Poteva essere la musica, potevano essere le partite di calcetto, o le serate in disco, o i film dove qualcuno di noi si addormentava sempre, dopo una bella pizza e tante birre insieme. Ma anche dove qualcuno di noi si svegliava, quando finiva il film, e cominciavano delle immense chiacchierate e risate, all’ombra di una tenda in Salento, di una tettoia di Taormina, di un B&B a Ragusa, di un hotel in Grecia, o di una casettina in Croazia.
Ne avevamo girati di posti, nelle sterminate estati fatte di doppie settimane di ferie, a volte di week-end che si incollavano magicamente a ponti, o di chiusure per festività varie.
Si prendeva un aereo e via, con ragazze o senza, si prenotava un posticino economico, fosse anche un ostello, come quella volta in Francia, dove finimmo per tornare a casa spelacchiati per una multa per alta velocità sugli Champs-Elysées.
Uno di noi prese il telefono, con le mani imbevute di pizza al salame e olio piccante, e ci disse, dopo avere scartavetrato la sua barba dal liquame piccante, che aveva le foto della casa che dovevamo affittare a Barcellona. Era l’unica che mancava alla lista delle grandi città da vedere.
El Raval diceva la cartina, e noi giù a scorrere sul web tutte le quest su El Raval.
Sembrava un dibattito di politica italiana: ogni pagina sembrava che a El Raval ci fosse solo il diavolo, infestata di prostitute e spacciatori, la zona degli scippi, un bordello!
Un bordello che a noi gustava parecchio, a due passi dalla rambla, con i tassì, che si sa che funzionano, la vita davanti avremmo avuto, pieno di studenti e studentesse con cui sbattere in qualche terrazza, persi di sangria o tequila, dopo avere passato il pomeriggio a Parco Guell o al Museo di arte moderna.
Non portavamo niente con noi, niente di particolare. Delle carte ricaricabili, una valigia a testa, e tante matite colorate nella mente, cere, pronte a bucare quella tela spagnola. Avremmo voluto vedere il tango, e le serate di lettura, i negozietti, comprare tutte le cose più assurde, farsi una serata in una discoteca mai vista prima, danzare sulla rambla colorata e chiassosa, ordinatamente disordinata, non c’è niente di più barocco nella confusione della Rambla, è come se l’uomo potesse camminare sull’acqua, immaginereste, una folla di persone camminare a piedi in acqua sul Tamigi o sul Tevere o sul Fiume Hudson, o sulla baia di San Francisco?
Era un fiume in piena, e volevamo solo farci annegare da quella sangria.
Sono le dieci di sera, inquadratemi, dammi luce, una macchina sulla Ct-Pa, per una volta io non guido, abbiamo dormito e fatto valigie tutto il giorno, un giorno cominciato alle 2 ora di pranzo con un caffè di domenica, in una città svuotata dal caldo e dall’odore del mare.
Serie: Buonanotte Barcellona
- Episodio 1: Buonanotte Barcellona
Attendo il prossimo episodio per definire le mie impressioni ancora vaghe.
Intanto faccio inchino e tanto di cappello per avere letto…