Caffè e benedizioni

Esco di casa in velocità. Dopo due giorni di freddo e pioggia battente l’impatto del sole di maggio svernicia la patina di tristezza di questo periodo. Endorfine in movimento. Sorrido, finalmente un bel sorriso mentre appoggio la sigaretta tra le labbra. Pochi passi senza pensieri e recupero la macchina dal gommista. Musica a tutto volume ad amplificare la strana e improvvisa sensazione di leggerezza. E’ finito il caffè! Le parole pronunciate poche ore prima da mia moglie risuonano improvvise nella testa. Le sinapsi iniziano a lavorare per cercare una rapida soluzione alternativa al supermercato.

La piccola torrefazione in via Sacro Cuore.

Trovo parcheggio cinquanta metri prima ma già quando scendo dalla macchina l’odore di caffè pervade l’aria. E’ una vetrina anonima, d’altri tempi, che solo la vecchia insegna qualifica come torrefazione. Quando entro entra prima quel mio impavido sorriso e uno squillante -Buongiorno signori!

L’ambiente è vecchio e spoglio ma l’aroma del caffè che investe le narici avvolgendoti completamente e quell’atmosfera da bar latteria di quando ero bambino lo rendono caldo e accogliente.

All’ingresso, sulla sinistra del piccolo locale adibito alla vendita al dettaglio, un signore anziano in carne, come un cerbero sovrappeso, siede immobile su una seggiola che ha visto tempi migliori. Mi sfodera un sorriso tirato e uno sguardo spento.

Alla mia destra un anonimo bancone grigio, sovrastato da una macchina per la macinazione dei chicchi che potrebbe essere esposta in un museo, anticipa un mobile dello stesso triste colore, addossato alla parete, carico di contenitori in vetro pieni di chicchi di caffè. Vecchie etichette ingiallite ad indicarne la provenienza e gli aromi.

Nessuno dietro al bancone. Mi giro e mi rivolgo al vecchio guardiano imbalsamato.

-Avrei bisogno di caffè per moka, ne vendete? – gli domando allegramente.

L’uomo sposta due occhietti piccoli e cisposi sui miei senza proferire parola.

-Sei fortunato tu! – la voce arriva alle mie spalle, squillante e decisa.

Mi volto quasi spaventato a guardare una signora anziana, magra, con i capelli grigi leggermente scarmigliati raccolti in uno strano chignon sulla nuca. Ha occhi luminosi e svegli ma un sorriso triste, quasi amaro, che denota stanchezza. Sembra apparsa dal nulla.

-Prego? – rispondo stupito.

-Sei fortunato tu! – ribadisce – Non hai dovuto ripulire la cantina dall’acqua!

-No, fortunatamente, no – rispondo stupito da quella che sembrava più una affermazione che una domanda.

-Sant’Antonio ti ha benedetto, figliolo – mi dice guardandomi intensamente negli occhi con un dolce sorriso sulle labbra.

-Grazie signora, se ci credessi ne sarei anche onorato – rispondo ancora confuso.

– Ma secondo te, figliolo, a Sant’Antonio interessa in cosa credi tu? – mi risponde severa con la fermezza e la consapevolezza di chi sa cosa sta dicendo e non ammette repliche.

Rimango imbambolato, talmente sedotto dalla semplicità e dall’ineluttabilità delle sue parole che non mi rendo conto che intanto la signora aveva scelto, pesato e macinato il caffè che adesso mi porgeva in un grazioso contenitore di carta gialla con il logo della torrefazione.

-Sono tre euro e quaranta – mi dice semplicemente.

Dopo aver pagato, ancora stupito da quella inaspettata risposta, rimango sospeso, indugiando per qualche secondo con il braccio allungato per prendere dalle sue mani il pacchetto e cercando di distogliere lo sguardo ipnotizzato dai suoi occhi allegri.

Mi scuoto. Dopo aver sussurrato un saluto mi giro per congedarmi dal cerbero che inaspettatamente aveva preso vita e questa volta con un’espressione decisa e una strana luce negli occhi annuiva vistosamente nei miei confronti.

Esco, salgo in macchina e non vedo l’ora di arrivare a casa ad assaporare quel caffè.

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Discussioni

  1. Bellissimo, durato troppo poco forse…giusto il tempo di un caffè, vien da dire. E in effetti leggerti è stato come bere un buon caffè. Stacchi per un attimo da tutto e tutti, ti fermi, assapori, e riparti carburato verso la giornata. Bravo Pierigiorgio.

  2. “Le sinapsi iniziano a lavorare per cercare una rapida soluzione alternativa al supermercato.”
    Questo mi è piaciuto più di tutto: il fatto che un’alternativa ci sia sempre. Il cervello pensa rapido e veloce e il corpo agisce di conseguenza. L’aroma del caffè cattura il naso e, nonostante quasi tutto in quella torrefazione sia ‘immobile’ e imbrigliato in un tempo antico, tu continui a parlare e muoverti rapido. Veramente interessante questo contrasto che hai creato e che non hai mollato fino alla fine. Un attimo fotografato in poche righe essenziali, ma preziose. Bella la tecnica e bravo tu a dominarla.

    1. Grazie Cristiana! Sei riuscita in poche righe a descrivere quello che avrei voluto far arrivare! Mi hai emozionato! Grazie veramente, per me è importante perchè è la prima volta che mi confronto con dei lettori ‘esterni’.

  3. Ho sentito forte l’aroma del caffe`, che dal naso e` arrivato in gola; ho rivisto la rivendita dove andavo con mia madre da bambina e mi ci sono immersa. E ho assaporato di nuovo l’ aria deliziosa impregnata di quell’aroma, nei dintorni della torrefazione che c’era da noi.
    Mi piace molto il caffe` e pure il tuo racconto. Il modo migliore per iniziare la giornata. Grazie Piergiorgio.

  4. Dimmi che è successo veramente. La meravigliosa, sorprendente semplicità del dialogo e della storia tutta e la descrizione tanto viva da immergerci tutti in quella torrefazione rappresentata in realtà reale, con odori colori e suoni, deve per forza provenire da un fatto vissuto.
    In ogni caso complimenti, e scrivi ancora per noi, per favore.

    1. Ciao Giancarlo, si, devo ammettere che è successo veramente. Sono contento ti sia piaciuto e di essere riuscito in qualche modo a farti vivere quello strano e sorprendente luogo.
      Grazie, ogni commento positivo o negativo che sia mi fa un immenso piacere! Sono qui per mettermi alla prova ed imparare.

  5. a quello che ha scritto Roberto, con cui concordo, voglio solo dire che avrei volentieri continuato a leggere. Ma capisco anche che il cuore della tua storia sta proprio in questo breve momento di meraviglia e nella stupefacente risposta della negoziante reduce dalla cantina allagata.

    1. Grazie Francesca, mi fa veramente paiacere aver suscitato la tua curiosità e il tuo piacere nella lettura. La brevità, come dici tu, è proprio per sottolinare quel momento preciso, per renderlo il cuore del racconto, senza fronzoli e senza ridondanze. L’esercizio che mi sono dato era cercare di far coincidere i tempi di lettura con i tempi in cui l’azione (reale) si è svolta. Grazie ancora!

      1. ecco, questa strategia di scrittura mi interessa perché, nonostante sia oggi piuttosto in voga, non sono ancora capace di dominarla. Tu forse sei una persona dalla quale posso imparare qualcosa.

        1. Grazie per la fiducia Francesca! Ma non so se sarò all’altezza. Scrivo poco e da poco. Lo stile o strategia di scrittura che provo a usare è dettata più dalla contingenza e dall’urgenza espressiva che da una reale scelta. In pratica mi arrangio come posso. Non nego che da lettore comunque amo questo stile.

    1. Ciao Roberto, puoi! E ti ringrazio moltissimo. Il tuo commento in parte giustifica il motivo per cui ho scritto pubblicato questo racconto. Uno degli scopi era prorio capire se in poche righe riuscivo a far cogliere uno stile ben preciso, scarno e diretto. Forse ci sono vicino. Grazie ancora!