CALIGOLA
Serie: Semplicemente Paladino #3 stagione
- Episodio 1: DISPERAZIONE
- Episodio 2: NAUFRAGIO
- Episodio 3: REALITY SHOW
- Episodio 4: CALIGOLA
- Episodio 5: PALADINO PRESENTA
- Episodio 6: MISSIONE
- Episodio 7: CONCORSO DI BELLEZZA
- Episodio 8: GORAN
- Episodio 9: COSPIRAZIONE
- Episodio 10: GUERRA
STAGIONE 1
Paladino avrebbe tanto voluto essere ottimista, ispirare alla vittoria i suoi alleati. Ma loro potevano volare, lui no. Quel maledetto skateboard non funzionava e davanti aveva quattro Gatti Plutoniani.
Forse, come nell’antica Roma, quelle bestie erano state affamate per lungo tempo. Come altro si poteva spiegare il loro sguardo famelico?
Capitan Splatter guardò Paladino, e quest’ultimo vi lesse compassione: volando si potevano evitare quei mostri. Ma se uno di loro non poteva volare, come gli altri l’avrebbero aiutato?
Paladino era indeciso se strillare per la paura o, forte della sua dignità, affrontare fino alla morte quei quattro gattacci… mentre i suoi alleati scappavano verso lidi più tranquilli.
Optò per la seconda scelta. Raccolse tutto il suo autocontrollo e si rivolse ai tre, mentre i Gatti Plutoniani si avvicinavano soffiando. «Sentite, andatevene pure. Non pensate a me».
«Non dire così!».
Non fu Capitan Splatter a parlare, ma Supereva, l’ultima persona da cui Paladino si sarebbe aspettato un sostegno del genere.
Ma prima che Paladino potesse ringraziarla, accadde.
Dei boomerang guizzarono nello spazio e polverizzarono con i loro raggi tre dei quattro Gatti Plutoniani.
L’ultimo rimasto soffiò e provò a fuggire. Ma i boomerang furono impietosi: il gatto fece la fine dei suoi simili.
Alla fine, rimasero quattro carcasse fumanti.
Le sfere meccaniche provarono a scappare. Dovevano inquadrare la morte dei quattro supereroi; invece avevano fatto vedere, forse in diretta, la morte degli idoli degli spettatori. Un finale desueto. Forse era meglio per loro che fuggissero.
I boomerang bersagliarono le sfere meccaniche e queste esplosero.
Ora i Gatti Plutoniani erano morti e le sfere distrutte davanti agli occhi stupiti dei quattro supereroi.
I boomerang erano i loro salvatori? No di certo, Paladino non si fece molte illusioni. Quei boomerang erano degli scienziati guerrieri. Dubitava che si fossero dimenticati della strage che avevano causato il giorno prima nella nave madre.
«Fate meglio ad andarvene!» li consigliò Paladino in tono triste. Loro sarebbero potuti fuggire. Lui, al massimo, li avrebbe coperti. Preparò una sfera d’energia.
«Dove?» gli domandò Antiprincipe.
Paladino si scoprì circondato assieme ai suoi tre alleati. Ovunque c’erano boomerang, alcuni atterrati, altri ancora sospesi nello spazio. Da quelli a terra uscirono gli scienziati guerrieri. Erano orrendi a vedersi. «Pare che mi accompagnerete nella morte» disse infine Paladino.
«Non fare il menagramo». Dietro la maschera dorata Supereva si accigliò.
Paladino non reagì. Era ora di combattere, non di ciarlare. Fece per lanciare la sfera. Ma prima…
«Non temete! Siamo in pace!» esclamò uno degli scienziati guerrieri.
Paladino si bloccò. Cosa stava dicendo? Pace? E tutto quello schieramento? Se avevano ridotto in cenere i Gatti Plutoniani, a loro quattro li avrebbero spazzati via facilmente. O forse si aspettavano da loro una resistenza efficace e quindi ne avevano paura? Paladino non lanciò la sfera e se la tenne in mano, pronta al lancio. Esclamò: «Pace? Che dite? Noi siamo vostri nemici!».
«Potremmo decidere se lo siamo o no!» rispose lo scienziato guerriero. Prima che Paladino o uno dei suoi alleati potesse aggiungere altro, proseguì. «Sappiamo che siete stati voi a causare quella strage! Ma vi perdoniamo!».
Paladino non ci credeva. Da quando in qua si veniva perdonati per un simile massacro? Solo i cristiani avevano perdonato a Nerone le persecuzioni. Ma quell’azione Paladino non la condivideva. Stava per ribattere che erano tutte sciocchezze, che avrebbe venduto a caro prezzo la sua vita. Comunque prima di parlare si accorse che lo scienziato guerriero non solo aveva parlato in una lingua terrestre, ma aveva parlato in italiano. Erano pochissimi gli alieni che parlavano inglese o cinese. A parlare in italiano erano ancora meno. Era una cosa curiosa, che meritava di essere discussa. Forse, se fosse stato da solo, non avrebbe più scambiato parole con quell’alieno e avrebbe combattuto. Ma aveva con sé Capitan Splatter, Antiprincipe e Supereva. Non poteva decidere delle loro vite. Infine disse: «Parli italiano… Come lo conosci?».
Lo scienziato guerriero sembrò compiaciuto. «Conosco degli italiani come voi!».
«Non ci credo, non ci credo» disse Antiprincipe. Anche perché poi, lui, forse non si poteva definire italiano. Nel 2211 c’era ancora il paese Italia?
«Sentiamo cos’ha da dire» disse Capitan Splatter. Ultimamente pareva aver messo da parte le sue idee omicide.
Prima che Supereva potesse esprimere la sua idea, Paladino esclamò: «Provalo!».
«Non vi basta il fatto che parlo bene il vostro idioma?» chiese lo scienziato guerriero avvicinandosi ancora di più. Era blu e aveva la lingua biforcuta, come i serpenti.
«Provalo lo stesso! Che problemi ci sono?» insistette Paladino.
Lo scienziato guerriero parve riflettere. Era strano vedere un mostro simile pensoso. Ma era uno scienziato guerriero. Scienziato. Il vocabolo implicava che usava l’intelletto. Alla fine disse: «Parlerò con Ceran!».
Quella parola cambiò tutto. Ceran? Lo scienziato guerriero conosceva Ceran? Il maggiore Ceran? A Paladino quasi uscirono gli occhi dalle orbite. I suoi tre alleati non compresero la sua reazione. Poco male, gliela avrebbe spiegata dopo. «Conosci Ceran?».
«Chi è Ceran?» chiese Supereva. Sua cugina l’aveva affrontato, lei no.
«Sì. Lo conosco. È stato lui a chiedere a noi scienziati guerrieri di allearci con voi terrestri» spiegò lo scienziato guerriero. «È stato lui a dare a tutti noi nomi del vostro antico passato. Io, per esempio, sono Caligola».
«Voglio parlare con lui!» ordinò Paladino. Non voleva fosse un ordine, ma la voce gli uscì con quel tono.
«Non è qui presente! Posso farlo venire!». Caligola fu brusco nel parlare.
«Va bene» disse allora Paladino.
«Intanto venite qui! Vi possiamo accogliere!» invitò dunque lo scienziato guerriero.
Paladino fu irremovibile. «Meglio di no». Non comprese se Caligola si offese perché capire i sentimenti di quelle creature gli era impossibile. Comunque lasciò perdere e si fece attento, la paura che li potessero attaccare.
«Ma chi è Ceran?» chiese ancora Supereva.
Paladino raccontò ai suoi tre alleati chi era costui. Di tutto quel che gli aveva fatto.
«Com’è possibile che sia arrivato fin qui nello spazio?» domandò alla fine Capitan Splatter. Una domanda intelligente, secondo il parere di Paladino.
«Ah, non lo so».
«Quindi da quel che dici non è un amico» scandì concentrata Supereva.
«Da quel che ti ho detto cosa ne deduci?» ribatté acido Paladino.
«Sì, ma prima dicevi che quei due Gioviali non ci avrebbero fatto nulla. Ora ci dici che questo Ceran è un nemico» osservò lei.
Paladino avrebbe voluto rispondere e imporle di stare zitta. Aprì bocca ma non seppe che dire. «Ecco… be’…».
«Non so voi, ma mi consegno!» disse Supereva.
«Supereva, no!» esclamò Paladino. Ma la supereroina era già in volo verso i boomerang degli scienziati guerrieri. Paladino imprecò contro di lei. Poi guardò i due alleati rimastigli e disse: «Voi non mi deluderete».
Silenzio per tutta risposta.
«Vero?». Paladino lo disse con una punta di disperazione.
Ancora silenzio. I due stavano osservando l’accoglienza degli scienziati guerrieri nei confronti di Supereva. Buona, a quanto sembrava. Dopo un momento Capitan Splatter e Antiprincipe si guardarono e poi scoccarono un’occhiata a Paladino. «Ehm…» iniziò questi, cercando di ideare qualche modo per persuaderli. Ma prima che potesse dire qualcosa, i due volarono via.
«Ehi!» li richiamò Paladino. Ma quelli erano già arrivati presso gli schieramenti degli scienziati guerrieri. Paladino si vergognò, e vergognandosi ancora di più li raggiunse a piedi.
«Benvenuto!» gli augurò Supereva, ironica.
Paladino stava per risponderle male, ma Caligola ripeté: «Benvenuto!». Sembrava sincero.
«Ehm… grazie» disse Paladino. Non gli sembrava corretto rispondere male a quel… mostro. Alieno no, era un insulto agli alieni. Era un mostro, viste le sue fattezze grottesche. Ma sapeva usare la parola, quindi usava l’intelletto. Che strana cosa.
«In attesa di Ceran vi farò vedere le nostre navette» disse il mostro, intendendo i boomerang. Il giro turistico iniziò, ma allora arrivò un altro boomerang, solo molto più grosso degli altri. «Oh, ecco Ceran!».
Ecco, ora l’avrebbero visto. Che sarebbe successo?
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