Capirsi

Serie: Attese


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Finalmente Anna ritrova sè stessa

Quel giorno lavorare al Feel Good era stato molto più estenuante del solito: Marta era rimasta a casa con l’influenza e Anna aveva dovuto occuparsi di tutti i tavoli, con l’aggiunta di un uomo viscido che continuava a farle battute oscene ogni volta che gli passava vicino. Dopo il lavoro avrebbe dovuto incontrare Simon e già pregustava la notte di passione che l’aspettava.

Stava portando in cucina gli ultimi piatti sporchi, quando si rese conto che il ragazzo seduto al tavolo vicino alla finestra era ancora lì: sembrava perso nei suoi pensieri, dimentico del fatto che il locale stava per chiudere.

Con molta cautela Anna gli si avvicinò: «Mi scusi. Stiamo per chiudere.»

Come risvegliato da un sonno profondo, il ragazzo la guardò e le sorrise. Aveva gli occhi nocciola, ma erano così profondi e intensi che Anna pensò che quelli fossero gli occhi più belli che aveva mai visto.

«Mi scusi, non mi ero accorto dell’orario. Libero subito il tavolo, così anche lei potrà tornare a casa.»

Anna stava per allontanarsi, quando qualcosa la fermò- Nel guardare quegli occhi aveva provato una strana sensazione e tutto ciò che fece dopo fu una conseguenza di ciò.

«Mi scusi, posso farle una domanda?»

«Certo.»

«Ormai sono mesi che lei è nostro cliente. Viene tutte le sere qui, richiede sempre lo stesso tavolo… ma è sempre da solo.»

«E lei vorrebbe sapere perché, giusto?»

Anna abbassò gli occhi, imbarazzata. Ma come le era saltato in mente di chiedergli una cosa del genere?

«Non si preoccupi. So che il mio è un comportamento bizzarro. Se ha tempo, le racconto tutta la storia.»

Anna annuì, spostò la sedia e si sedette di fronte al ragazzo.

«Sei anni fa conobbi una ragazza, per caso. Sin da subito tra noi si instaurò un bellissimo legame di amicizia. In realtà lei a me piaceva, e molto, ma avevo paura di rovinare tutto. Così me ne restai nell’ombra senza mai esprimerle i miei sentimenti. Un anno dopo lei si trasferì in un’altra città, ma continuammo a sentirci. Nonostante la distanza i miei sentimenti per lei non erano affatto cambiati, anzi, crescevano ogni giorno di più. Così, quando l’anno dopo tornò in città, le chiesi di vederci e le dissi tutto ciò che avevo provato per lei in quegli anni. Con mia sorpresa, scoprii che anche lei provava le stesse cose. Ci mettemmo insieme e vivemmo una bellissima storia d’amore. Sa, la prima volta che la vidi, io ero già follemente innamorato di lei: era la donna della mia vita e lo sarebbe stata per sempre.»

A quelle parole Anna sorrise. Rivedeva sé stessa quando aveva incontrato Marco.

«Qualche mese ho vissuto uno dei periodi più bui della mia vita. Aveva appena finito l’università e non riuscivo a trovare lavoro, passavo le giornate a casa, incapace di trovare uno scopo: tutta la grinta e la sicurezza erano sparite dalla mia vita. Ero arrabbiato con il mondo intero, con me stesso. Non mi sentivo abbastanza. Iniziai a chiudermi sempre di più in me stesso, e anziché parlarne con lei, mi allontanavo. Un giorno, lei mi lasciò. Mi disse che mi amava, ma che non riusciva più a sopportare quella distanza, quell’abisso che io avevo creato. E aveva ragione: per quanto io l’amassi, non riuscivo più a farle arrivare io mio amore. E questo la distruggeva. Distruggeva entrambi.»

Fece una pausa. Raccontare ciò gli stava togliendo tutte le forze.

«Lei come si chiama?»

«Questo non ha importanza. Le ho raccontato tutto questo per rispondere alla sua domanda: perché vengo qui tutte le sere. Questo era il suo ristorante preferito. Venivamo qui a mangiare ogni volta che le nostre tasche potevano permetterselo. Questo posto è l’unico legame che ho ancora con lei. Tutte le sere vengo qui, mi siedo al nostro tavolo, e aspetto che lei entri da quella porta.»

«Ma… non pensa che magari lei si sia rifatta una vita? Che sia in un’altra città?»

«Certo, sono tutte opzioni che ho messo in conto. Ma lei è la donna della mia vita, e io sono pronto ad aspettarla a questo tavolo anche per l’eternità.»

«E cosa farebbe se lei tornasse davvero qui?»

«Non lo so. Ci penso ogni sera, mentre guardo la porta aprirsi e chiudersi. L’idea di rivederla mi spaventa.»

«Quindi lei ha intenzione di venire qui tutte le sere, fin quando quella ragazza non tornerà?»

«Esatto.»

«E se non dovesse tornare?»

«Continuerò ad aspettare.»

Quella sera Anna tornò più stanca del solito. Andò in cucina, preparò una camomilla e si sedette al tavolo. Restò a fissare il vuoto per qualche minuto, poi mandò un messaggio a Simon e spense il cellulare. Lavò la tazza e si diresse in camera da letto: Marco era lì, che dormiva disteso su un lato. Lei gli si sdraiò di fianco, gli occhi pieni di lacrime e lo abbracciò. Sentì la mano di lui stringere la sua, e allora capì: per tutte quelle notti lui non aveva dormito, era rimasto fermo in quel letto ad aspettare che lei tornasse.

Serie: Attese


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Molto bella e toccante, nonché romantica, la storia dell’uomo.
    E, al tempo stesso, molto bella la reazione avuta da Anna, che, nonostante le difficoltà, ha finalmente compreso ciò che la lega davvero a suo marito.
    Una serie da cui trarre diversi insegnamenti.

  2. C’è un legame molto profondo tra il titolo di questo episodio e il titolo della Serie. Un legame circolare incentrato sul capire l’attesa, capire il senso dell’attesa. Anna lo ha capito e questo apre una finestra nel rapporto tra lei e Marco.

  3. Questo episodio ci racconta molto dei fatti che hanno colpito il ragazzo portandolo a compiere quel gesto così meccanico e, in un certo senso, disperato. Mi viene però un consiglio da darti, naturalmente poi tu sei libera di accettarlo o meno. Credo che dovresti spezzare il narrato che rischia di trasformarsi in lunghi monologhi. Intendo dire che mentre il protagonista racconta la sua storia, potrebbe compiere qualche semplice gesto che poi finirebbe per diventare una sua peculiarità caratterizzante. Potrebbe passarsi le mani fra i capelli, o forse picchiettare le dita sul tavolo, o volgere lo sguardo attorno. A volte questo piccolo stratagemma rende più fruibile la lettura ☺️

    1. Grazie mille Cristiana! 🙂 In realtà il monologo era voluto, ma se rende la lettura un po’ troppo “pesante” per i prossimi racconti seguirò il tuo consiglio, grazie mille!!