CAPITAN SPLATTER

Serie: Semplicemente Paladino


I Mercanti del Crepuscolo si arrabbiarono per la distruzione del razzo Darganiano. Avevano chiesto l’eliminazione dell’equipaggio, non l’eliminazione del mezzo. Adesso il relitto era ancora più relitto. Era rimasto sul Pianeta Morto, squarciato, incendiato, ricoperto di cadaveri. Inservibile.

Paladino ebbe timore che i Mercanti lo volessero cacciare, che non lo volessero più portare sulla Terra. Invece subì solo un pistolotto e nient’altro. Non erano vendicativi.

Molte rotazioni di pianeta dopo, quando ancora la navetta commerciale stava viaggiando, il sensore di ricerca relitti captò un segnale su un pianeta sconosciuto, al quale i Mercanti non sapevano dare un nome.

«Come: “Non sapete che nome ha”?» esplose Paladino.

Il Mercante con la coroncina parve fare spallucce – non che il gesto fosse noto pure fra le popolazioni extraterrestri – e disse: «L’universo è vastissimo. Non conosciamo tutti i pianeti».

«Se non lo conoscete, forse è meglio che ci andrò con una bombola d’ossigeno» disse Paladino, dopo un attimo di riflessione.

«No. C’è vegetazione simile a quella terrestre. Quindi c’è ossigeno» disse il Mercante.

Bene. Poco dopo Paladino stava andando sul pianeta, in cui notò molto verde e una grande superficie d’acqua. Poteva essere la Terra. Solo che le terre emerse avevano una diversa conformazione.

Con il robot Paladino raggiunse la superficie del pianeta e trovò una giungla impenetrabile, le fronde degli alberi che impedivano al robot di penetrare nel sottobosco e recuperare il relitto. Paladino vide in cielo dei rettili volanti, simili a dinosauri. Anzi, sembravano proprio dinosauri.

Comunque Paladino smise di distrarsi e creò una sfera d’energia, con cui aprì un varco nel fogliame.

Il robot scese nel sottobosco, e Paladino, diligente, lo seguì.

Paladino vide allora un relitto a forma di sfera blu elettrico, mezza immersa nella terra ricoperta a sua volta di felci e acquitrini. Con sommo stupore, Paladino vide un rettile bipede che gli sarebbe potuto arrivare fino alla coscia.

Si trattava di un compsognato, un dinosauro ormai estinto!

Mentre il robot volante stava procedendo con i rilevamenti preliminari, Paladino si guardò intorno: quella natura, quella flora, quella fauna… E poi il compsognato che si cibava di scarafaggi e libellule… Era come la Terra di milioni d’anni prima!

Paladino diede un nome a quel pianeta: Paleo Pianeta.

«Non ci credo! Un terrestre!» sentì allora una voce.

Paladino credette di avere allucinazioni uditive: com’era possibile che aveva sentito una voce parlare in italiano? Da un albero spuntò uno strano figuro, lo stereotipo del supereroe della Marvel: alto due metri e muscoloso, aveva alti stivali neri, pantaloni e maglia rosse attillati per esibire meglio la massa muscolare. Indossava dei lunghi guanti color del carbone che terminavano all’altezza del gomito, e in più un lungo mantello color petrolio legato con un nodo al collo. La testa di questi era sormontata da una calotta in ferro, solcata da una striscia verticale che partiva dalla nuca e raggiungeva la fronte, costituita da cinque strisce di due colori, ai lati e il centro rosse, e fra le dette strisce blu. Il viso era tutto viola, con al posto degli occhi dei grandi buchi neri e bui come tunnel vuoti, con sopra un triangolo nero per occhio: le sopracciglia. Per bocca aveva, sotto altri due triangoli neri che facevano da narici, una sorta di ghigno con gli angoli che si prolungavano fin quasi agli occhi.

«Chi sei?» domandò Paladino nervoso. Che fosse uno scherzo dei Darganiani?

«Parli pure italiano. Fantastico!».

«Già. Io sono italiano. E tu come fai a saperla, questa lingua?».

«Perché anch’io sono italiano!» espose entusiasta quello. «Ma… sei fascista?».

Che strana domanda, fatta su un pianeta sconosciuto. Va bene che il fascismo è un’idea politica conservatrice. Ma una domanda simile fatta su un pianeta popolato da dinosauri appariva bizzarra. «No. Non lo sono» ammise Paladino. Era di centrodestra, ma il fascismo non gli piaceva ugualmente».

«Sei un sostenitore del generale Arrigo De Caroli?» domandò ancora.

«Chi? No».

«Ah».

«Chi è?».

«Il generale golpista. Quello del colpo di stato del 5 novembre 2008» replicò lo strano figuro, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

«Non c’è stato nessun colpo di stato in Italia nel 2008» disse secco Paladino. Intanto il robot stava iniziando con il prelevamento della sfera.

«Chi c’era al governo, nel 2008?».

«Berlusconi».

«Capisco…». Diventò pensieroso.

«Capisci cosa?».

«Vieni da una dimensione parallela alla mia. Nella mia, in quell’infausta data, ci fu un golpe fascista, che poi combattei. Nella tua non è avvenuto nulla».

Dimensioni parallele? Be’, Einstein aveva dimostrato matematicamente l’esistenza di dimensioni parallele, anche se nessuno le aveva mai visitate. E poi, ora, Paladino era su un pianeta lontano da casa… quindi era una cosa possibile. Paladino gli chiese: «Chi sei?».

«Capitan Splatter, nemico del fascismo».

«E io sono Paladino, nemico dei Darganiani, che sono i fascisti dello spazio. O anche i nazisti… Non so la loro ideologia, ma hanno la fissa di conquistare pianeti o distruggerli».

«Come i fascisti, sì…». Diventò ancora più pensieroso.

«Capitan Splatter… Che nome strano» disse Paladino.

«Non capisci perché mi chiamo così?».

«No. In effetti no». Intanto il compsognato si cibava ancora, disinteressato della presenza di Paladino e Capitan Splatter.

«Ora capirai» sorrise il figuro. Puntò lo sguardo sul compsognato e questi fece un singulto. Poi scoppiò, dilaniato come se avesse avuto dentro di sé una bomba.

«Ma… che fai?». Paladino si spaventò.

«Una dimostrazione dei miei poteri. Io sono una persona speciale: volo, faccio scoppiare gli animali e gli oggetti, li tagliuzzo… con la forza del pensiero». Ghignò malvagio. «Sono un ESP, uno scanner. Combatto il fascismo assassino con ogni mezzo. Sono spietato».

Paladino si tolse il sangue del dinosauro di dosso. Con orrore vide sullo skateboard una delle zampe anteriori del dinosauro. «Va bene, va bene. Anch’io faccio cose del genere. Ma uso armi aliene. Piuttosto, che ci fai qui?».

«Non so con esattezza come sono arrivato in questo pianeta popolato da dinosauri. Stavo combattendo i militari golpisti in Emilia Romagna, quando poi, per caso, sono tornato nel luogo dove ero diventato tale. Lì c’era il Rubino Nero, il quale, forse per un sovraccarico di energia, ha creato un vortice che ha trascinato via me e molte altre persone. Ora, credo da mesi, vivo in quest’epoca e combatto i militari che si sono stabiliti qui» raccontò.

«Epoca? Questo è un pianeta. Non è il pianeta Terra!» corresse Paladino.

«Ah no? Vabbe’. E tu che ci fai qui?».

Paladino gli raccontò tutta la sua storia, fino all’incontro con i Mercanti del Crepuscolo. Poi gli chiese: «Vuoi venire con me sulla Terra? I Mercanti del Crepuscolo mi vogliono accompagnare fin là. Io devo soltanto aiutarli nel raccogliere i relitti, che poi non è un gran lavoro. Che ne dici?».

«Sono tentato. Ma devo combattere il fascismo!». Strano, ma aveva una luce strana in quegli occhi bui. Una luce violenta. «Oppure…».

«Oppure?» lo interrogò Paladino.

«Aiutami a estirpare da… questo pianeta, il fascismo. Poi tornerò sulla Terra!».

«Mah, non so» affermò un Paladino pensieroso. L’operazione di rimozione era nella sua fase conclusiva: la sfera era ricoperta da raggi che l’avrebbero fatta lievitare in aria, fino all’arrivo della navetta dei Mercanti del Crepuscolo.

«Dai. Mi potresti essere d’aiuto. Per una volta avrei un alleato!» lo pregò ancora.

Paladino chiese ai Mercanti del Crepuscolo un permesso.

Quelli risposero che tanto sarebbero rimasti nell’orbita del Paleo Pianeta per un po’ di tempo. Il tempo che Paladino aiutasse Capitan Splatter.

Ora Paladino avrebbe collaborato con quel figuro.

Serie: Semplicemente Paladino


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